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LA SHARIA IN AGENDA: NUOVI OSTACOLI SUL DIALOGO COL TTP 5/3/14

Secondo i negoziatori che parlano a nome del Tehreek-e-Taleban Pakistan ci sono due punti non discutibili: la sharia come legge nazionale e l'uscita di scena dei militari stranieri dall'Afghanistan

Em. Gio.

Mercoledi' 5 Febbraio 2014

Sembrano andare di male in peggio i negoziati tra il governo pachistano e gli emissari del Ttp (personaggi non direttamente legati alla guerriglia talebana ma simpatizzanti di una riforma islamista del Paese) che ancora non sono iniziati e che, per ora, sono soltanto in agenda. Per domani o venerdi, dopo che il primo incontro, fissato per ieri, è saltato.

Secondo i negoziatori che parlano a nome del Tehreek-e-Taleban Pakistan – riferisce il Dawn - ci sono due punti non discutibili: la sharia come legge nazionale e l'uscita di scena dei militari stranieri dall'Afghanistan. Maulana Sami ul-Haq, il capo negoziatore e noto col nomignolo di “Padre dei talebani” - considerato l'ispiratore del movimento in Pakistan e un ammiratore di quello diretto da mullah Omar in Afghanistan - ha detto che non ci può essere pace nella regione con gli americano oltre confine, mentre il Maulana Abdul Aziz, a capo della gestione della Lal Masjid di Islamabad, ha detto che è fuori discussione l'imposizione della sharia nel Paese.

I due team, che si servono di due facilitatori, o meglio due “liason officer” (Maulana Mohammad Yousuf Shah per il Ttp e nientemeno che il ministro dell'Interno, Chaudhry Nisar Ali Khan, vecchio parlamentare in quota al partito di Nawaz Sharif Pml (N), per il governo), rischiano così di trovarsi in un impasse prima di iniziare. E se il riferimento alla sharia potrebbe forse essere aggirato (esiste comunque in Pakistan una Federal Shariat Court of Pakistan), il problema dell'Afghanistan inserisce una spina internazionalista complicata da gestire. E' anzi una dichiarazione strana che, pur avendo una sua logica, scegliendo di mettere assieme Afghanistan con Pakistan, rischia di far franare la casa prima ancora che sia costruita.
In realtà il Ttp teme che il dialogo di pace stia in realtà preparando una larga offensiva militare nel Waziristan già ordita da Nawaz. Cosa sarebbe meglio del fallimento del negoziato per passare alle maniere forti dopo aver tentato ogni altra possibilità, avallata tra l'altro dagli americani che hanno accettato di non compiere raid durante i colloqui di pace?

Questo articolo è uscito oggi su il manifesto. Commentalo su Great Game il blog di Emanuele Giordana



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