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Quaranta miliardi di euro, con  un incremento superiore al 6% rispetto al 2011. L'Italia è al quarto posto. L'Arabia saudita è invece il primo tra gli acquirenti dei sistemi d'arma europei

Luciano Bertozzi

Domenica 2 Febbraio 2014

I Paesi dell’Unione Europea (UE) nel 2012 hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un ammontare di quasi 40 miliardi di euro, con  un incremento superiore al 6% rispetto al 2011.
Nei giorni scorsi è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il documento ufficiale la “Relazione annuale sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari”. In base ai dati del Documento i maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (13,8 miliardi di euro), la Spagna (7,7 miliardi), la Germania (4,7 miliardi), l’Italia (4,2 miliardi) e il Regno Unito (2,7 miliardi). Nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dell’UE.

La lettura dei dati evidenzia il notevole volume delle esportazioni ai Paesi del Medio Oriente, una delle regioni del mondo “più calde”, con la cifra record di 9,7 miliardi di euro (+22% rispetto al 2011). I principali clienti dell’industria bellica europea sono stati, in particolare: l’Arabia Saudita con 3,5 miliardi di euro, l’Oman con 2,2 miliardi e gli Emirati Arabi Uniti con1,5 miliardi . La Francia è stata il maggiore fornitore della monarchia saudita con autorizzazioni per circa 1,6 miliardi di euro. Un altro cliente importante è Israele, cui sono state autorizzate esportazioni per un valore di poco superiore a 600 milioni (rispetto a 157 milioni dell’anno precedente), nel 2012 a Gerusalemme sono state autorizzate vendite per un importo triplo rispetto al 2011, nono stante il Paese sia da sempre nella lista nera delle organizzazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani. Tale aumento è dovuto in gran parte all’autorizzazione rilasciata dall’Italia per la fornitura a Israele di 30 velivoli da addestramento M-346 prodotti dall’Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica) per un valore di oltre 472 milioni di euro: in cambio l’Italia ha concordato di acquistare equipaggiamenti militari da Israele per un simile importo. “Un contratto scellerato  - afferma Elio Pagani del Comitato ‘NO M346 a Israele’ - sul quale si è direttamente impegnato l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e che avrebbe dovuto almeno essere discusso in Parlamento per le rilevanti implicazioni sulla politica estera del nostro paese”.

Con importi minori sono da evidenziare l’Egitto con 363 milioni, con un aumento del 20%, a grande distanza segue la Libia, con un ammontare di 22,5 milioni di cui 20 relativi ad armi “made in Italy”. Non tutte le richieste di autorizzazioni all’esportazione sono state concesse: ai Paesi del Medio Oriente sono state rilasciate 4.705 licenze di esportazione mentre quelle respinte sono state solo 100, di cui 27 relative al Bahrein e 24 nei relative all’Egitto.

La Relazione evidenzia che anche nel 2012 sono state rilasciate autorizzazioni per esportazioni di armi a diversi paesi sottoposti a misure di embargo di armi da parte dell’UE: si tratta in particolare per il Medio Oriente di Iraq, Libano, Libia e Siria. Una nota della Relazione UE segnala che “le esportazioni verso le destinazioni soggette a embargo sulle armi dell'UE rispettano i termini, le condizioni e le possibili eccezioni previste nelle decisioni che impongono questi embarghi” Con riferimento alla Siria, un altro Paese sconvolto dalla guerra, la relazione evidenzia che i 7 milioni di euro di autorizzazioni rilasciate dalla Germania riguardano “veicoli terresti” per missioni o uffici delle Nazioni Unite e per le delegazioni dell’UE.

La Relazione, anche se introduce alcuni elementi di trasparenza su un settore particolarmente delicato, è ancora assai carente: infatti (l'“export”) di armamenti dei seguenti paesi dell’UE: Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Irlanda, Polonia e Regno Unito evidenzia come non abbiano fornito dati sulle effettive consegne, mentre Francia e Italia hanno fornito i valori delle consegne senza però specificare la tipologia delle armi esportate.

Rete Italiana Disarmo, cartello composto da decine di Ong e associazioni impegnate sul tema, chiede al Governo Letta ed in particolare al Ministero degli Esteri, di riaprire subito il confronto sul tema dell’esportazione di armamenti anche in vista della prossima Relazione governativa al parlamento sulle esportazioni italiane.
“La Primavera araba – commenta Andrew Smith della “Campaign Against Arms Trade” (CAAT) del Regno Unito – poteva rappresentare un’occasione per i paesi dell’Unione europea per rivedere questo tipo di affari con il Medio Oriente: invece, purtroppo, il rapporto mostra che le vendite di armamenti ai regimi autoritari e oppressivi della regione sono notevolmente aumentate” . E’ evidente che un tema così importante deve essere ai primi posti nell’agenda politica europea.“Quest’anno si terranno le elezioni del Parlamento europeo e – afferma Wendela de Vries della “Campagne tegen Wapenhandel” (Campagna contro il commercio di armi) - chiediamo a tutti i parlamentari a mostrare il loro impegno per la pace, la sicurezza e i diritti umani facendo in modo che questa Relazione venga discussa nel Parlamento europeo. Non si possono lasciar passare inosservate le crescenti esportazioni di armi verso il Medio Oriente”.

Non può sfuggire un evidente dato politico: per l’Unione europea l’industria delle armi è un settore economico come gli altri e quindi,soprattutto oggi, con la disoccupazione a livelli record non è il caso di ostacolarla. E’ necessario, invece, rilanciare l’idea della riconversione dell’industria militare al settore civile per migliorare la qualità della vita e non per distruggerla. In Italia avviene proprio il contrario, Finmeccanica dismette le componenti civili ed il Governo aumenta le spese militari, pensando così di rilanciare l’occupazione!




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