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Song Binbin, figlia di uno degli Otto immortali della Repubblica popolare, si è scusata per non aver impedito l'omicidio della vicepreside della scuola femminile in cui studiava nel 1966, durante la Rivoluzione culturale

Venerdi' 17 Gennaio 2014
Il 5 agosto 1966 la morte di Bian Zhongyu, vicepreside di una scuola femminile all'interno dell'università Normale a Pechino, fu una dei primi omicidi di insegnati compiuti nei dieci anni della Rivoluzione culturale.

Il 12 gennaio un gruppo di studentesse ha reso omaggio alla statua della professoressa. Tra loro, scrive XinJing Bao, Song Binbin, oggi di 64 anni, figlia di Song Renqiong, uno degli “otto immortali”, padri fondatori della Cina comunista. Song ha detto di sentire rimorso per non aver impedito il pestaggio della professoressa. Song era una delle figure di spicco della Guardie Rosse, che due settimane dopo sarebbe stata fotografata accanto a Mao Zedong, durante un adunata in piazza Tiananmen.

L'anno scorso fu, Chen Xiaoliu, anche lui figlio di uno dei fondatori del Partito a scusarsi pubblicamente per quanto fatto da Guardia Rossa. A marzo del 2012, l'allora premier Wen Jiabao, paventò il rischio che la Cina conoscesse di nuovo la tragedia della Rivoluzione culturale.

Il riferimento era rivolto a Bo Xilai, all'epoca esponente di spicco del Pcc, poi condannato all'ergastolo per corruzione e abuso di potere, che strizzava l'occhio un periodo di cui ancora si parla con ritrosia.



Scritto per Internazionale



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