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Nella serata di ieri confusione su numero dei morti. L'Onu, cita fonti de governo, è scrive di 4,460 morti. Il doppio di quanto ammesso da Manila. Intanto cinquemila soldati statunitensi assisteranno il governo filippino nelle operazioni di soccorso. Anche Giappone e Gran Bretagna mandano militari.

Andrea Pira

Venerdi' 15 Novembre 2013
La portaerei statunitense George Washington è arrivata ieri nel golfo di Leyte per prestare aiuto alle vittime del super-tifone Haiyan, che una settimana fa si è abbattuto sulle Filippine. I 5.000 marinai a bordo dovranno sostenere il governo filippino nel fornire cibo e acqua nelle zone più colpite dal disastro naturale e nelle operazioni di soccorso che, sembra ormai opinione comune, stanno andando a rilento. Il livello dell'impegno statunitense, ha spiegato il generale di brigata Paul Kennedy alla Bbc Radio 5, è tale da non avere forse precedenti nell'affrontare una crisi umanitaria.

Dichiarazioni che in riprendono quelle del governo di Manila che nei giorni scorsi diceva di trovarsi davanti alla più imponente operazione di logistica della storia dell'arcipelago. Riavvolgendo di quasi settant'anni il nastro della storia siamo non lontano da dove le truppe del generale Douglas MacArthur sbarcarono nell'ottobre del 1944 nell'invasione del'isola di Leyte durante la Seconda Guerra Mondiale. La George Washington è stata accompagnata da altri due incrociatori e altre navi sono attese in settimana. Secondo quanto riporta Barbara Starr, nel blog sulla sicurezza nazionale della Cnn, l'operazione Damayan, com'è chiamata la missione nell'arcipelago, potrebbe inoltre impiegare fino a un totale di 14 convertiplano MV-22, il numero più alto mai usato se si escludono l'Iraq e l'Afghanistan.
“Ora saremo in grado di portare aiuto ad alcuni dei villaggi costieri distrutti”, ha spiegato un funzionario statunitense citato dall'American Forces Press Service, agenzia della Difesa Usa.

I primi aiuti sono già partiti a Tacloban, città costiera di 220mila abitanti tra le più colpite da Yolanda, come il tifone è chiamato nelle Filippine, e a Guiuan, in cui la situazione è descritta da Medici senza frontiere come “sconfortante”. Con il governo di Manila che deve respingere le critiche, aiuti e divise viaggiano spesso assieme, in una tendenza a militarizzare le operazioni umanitarie che si era già vista ad esempio ad Haiti. La Gran Bretagna sta inviando la portaerei HMS Illustrious assieme a 32 milioni di dollari, un team di medici e aerei da trasporto della RAF. Tokyo, ha annunciato il ministro della Difesa, Itsunori Onodera, invierà nell'arcipelago mille uomini delle Forze di autodifesa, ossia i militari giapponesi. Dalla Thailandia, il capo di Stato maggiore, generale Prayuth Chan-Ocha, ha offerto aiuto finanziario per 1 milione di baht (circa 24mila euro). Fondi donati direttamente all'attaché militare filippino a Bangkok assieme all'impegno a fornire medicine e rifornimenti con i C130.

Intanto Valerie Amos, numero uno dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento umanitario (Ocha), ha visitato Tacloban. “Cibo, acqua pulita, servizi di base non sono ancora disponibili a tutti quanti” ha spiegato. Le stime che arrivano dal governo e dalle organizzazioni umanitarie parlano di oltre mezzo milione di sfollati, ma i filippini colpiti dal disastro naturale sono11,5 milioni. L'Onu, citando fonti ufficiali, alza il bilancio dei morti a 4,460. Quando il giornale è andato in stampa il sito del governo filippino riferiva di un totale di 2.357 morti ufficiali.

Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla lentezza della risposta governativa al disastro, il presidente Benigno Aquino ha fatto un nuovo appello per una “maggiore accuratezza” nel riportare quanto sta accadendo. Nei giorni scorsi il capo di Stato era dovuto intervenire chiedendo di non creare allarmismi quando fu detto che i morti avrebbero potuto essere oltre 10mila. Mentre resta alta l'allerta per il timore di saccheggi, in particolare di magazzini, cui si aggiunge la paura per la diffusione delle armi da fuoco nel Paese, dall'esercito arriva la smentita di una presunta imboscata della guerriglia comunista contro un convoglio nella provincia di Sorsogon. Si sarebbe invece trattato di uno scontro tra i soldati e alcuni membri del Nuovo esercito popolare, braccio militare del Partito comunista, nel quale sono morti due ribelli. Il caso aveva fatto gridare alla guerriglia, ormai in declino nella sua variante comunista, che cerca di razziare gli aiuti. E ha spinto anche agli appelli per un cessate-il-fuoco temporaneo a collaborazione per fornire gli aiuti.


Scritto per il manifesto



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