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Tra tre giorni una relazione sull'accaduto del capo della Polizia. Astana fa sapere che la donna espulsa ma che ora potrebbe tornare in Italia non è in arresto. Sel e 5stelle contro Alfano. Il mistero dei fax di Farnesina e Viminale

Emanuele Giordana

Domenica 14 Luglio 2013

Dopo oltre un mese e mezzo l'affaire italo kazako continua a bruciare e l'incendio non si spegne. “Ho paura. Uno Stato la cui polizia agisce all'insaputa del governo...mette i brividi”. Il post anonimo è uno dei tanti apparsi ieri sul web. Nella sua stringata lucidità riassume il senso di tutta la vicenda che negli ultimi due giorni sta affondando il governo in una palude di larghe intese da cui escono senza macchia i ministri ma ancora non si sa di chi siano le responsabilità: quelle dell'arresto ed espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia di sei anni Alua, consegnate in tutta fretta alle autorità di una delle dittature più retrive dell'Asia centrale. Espulsione poi pasticciatamente revocata.

Mentre all'opposizione Sel e M5S affilano le armi e chiederanno le dimissioni di Angelino Alfano e mentre il capo della Polizia Alessandro Pansa si prepara entro tre giorni a fare una relazione sull'accaduto, gli occhi restano puntati, oltreché sulla questura di Roma, su Farnesina e Viminale. I due ministri non sapevano nulla, come ha spiegato giovedi Letta dopo un vertice di 5 ore a Palazzo Chigi e come ribadito dal dicastero diretto da Emma Bonino, ma dopo che il Corriere ha pubblicato la notizia di un fax tra gli Interni e il cerimoniale degli Esteri (una scelta tra l'altro quantomeno bizzarra), la Farnesina ha dovuto spiegare e allargarsi nei distinguo. Si, il fax ci fu ma per sapere se se Alma godesse o meno di immunità diplomatica. La Farnesina si sarebbe limitata a rispondere che non le risultava. Non è l'unico fax dei misteri.

Ce n'è infatti un altro, divenuto ormai una sorta di oggetto del desiderio. A quanto risulta a ilmanifesto, arrivò al Viminale per chiedere l'arresto del dissidente indicando la sede di Casal Palocco come luogo di residenza di Mukhtar Ablyazov. La nota, inviata via Interpol, menzionava anche due residenze a Parigi e a Londra (che però ha concesso ad Ablyazov asilo). Alfano in compenso – sostiene il governo che fa quadrato attorno ai ministri - - non sapeva, anche se al Fatto quotidiano risultano telefonate tra il titolare degli Interni e diplomatici kazachi prima della vicenda. Vero, non vero? Quanto a Letta e Cancellieri, questi non sapevano davvero nulla e questa è forse la parte più credibile della vicenda. Anche Bonino è logico non fosse stata informata di una semplice richiesta di polizia, pur se i canali della diplomazia avrebbero dovuto quantomeno cercare di saperne di più visto che si parlava di immunità diplomatica. Quel che risulta più difficile credere è che, in assenza del nuovo capo della Polizia, i livelli più alti del Viminale, se non il ministro stesso, non fossero stati preavvertiti di un'operazione in grande stile quale è stato il raid con una cinquantina di uomini armati che di fatto sequestrarono moglie e figlia del ricercato che non c'era.

In attesa che venga prodotto il capro espiatorio che possa così togliere definitamente d'imbarazzo il governo e mentre al momento la ricostruzione di una sequenza che risale ormai a oltre sei settimane fa viene messa assieme dai giornali, la Farnesina fa sapere di aver inoltrato al governo di Astana il provvedimento di revoca dell’espulsione di Alma, che annulla solo formalmente il rimpatrio coatto con la figlia Aula. Pensare che possano tornare in Italia è però difficile se non impossibile: è pur vero per altro che solo il loro ritorno chiuderebbe la partita e quindi non va escluso. Se le pressioni diplomatiche (e non solo visto che nel Paese abbiamo forti appetiti economici) fossero abbastanza forti, Nazarbayev potrebbe anche fare il bel gesto. Avrebbe solo da guadagnarci e otterrebbe un credito da spendere altrimenti con Roma.

Intanto il ricercatissimo Ablyazov ha diffuso un ringraziamento a Enrico Letta ricordando però che “...purtroppo, mia moglie Alma e mia figlia Alua sono ancora in grave pericolo...il piano del regime di Nazarbayev è di mandare mia moglie in prigione e mia figlia in un orfanotrofio”. Astana invece sostiene che la donna sta bene e che non è agli arresti domiciliari ma ha solo obbligo di residenza ad Almaty. Misura democraticamente cautelativa.


Questo articolo è uscito oggi su il manifesto. Commentalo su Great Game il blog di Emanuele Giordana









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