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Un quadro contorto di tangenti e interessi privati emerge dai file di Wikileaks usciti dall'ambasciata Usa di Astana

AdP

Sabato 13 Luglio 2013

Sulla sponda kazaka del Mar Caspio, le piattaforme off-shore spunteranno infatti come funghi, anche perché è stato trovato il maggiore giacimento di gas degli ultimi 40 anni, dal quale è prevista l'estrazione di 12mila tonnellate l'anno. Le compagnie occidentali, ovviamente, sono in prima linea per accaparrarsi i contratti.

In Kazakistan, spiegano i cable americani da Astana intercettati da Wikileaks, «tutte le strade portano a TK (Timur Kulibayev, il miliardario kazako genero del presidente Nursultan Nazarbayev ndr)». Il giovane magnate (45 anni) ha ricoperto numerosi incarichi nelle principali imprese statali che gestiscono le risorse naturali del Paese e tuttora ha un'enorme influenza nel settore petrolifero, essendo membro del consiglio di amministrazione del colosso russo Gazprom. In Svizzera la Procura federale lo ha accusato di riciclaggio. Kulibayev è infatti sotto inchiesta a Zurigo, dalla fine del 2010, per un bonifico di 600 milioni di dollari trasferiti da un conto acceso presso l'Ubs al Credit Suisse. Per gli inquirenti elvetici sono i proventi delle tangenti che avrebbe intascato dalle compagnie occidentali per i contratti petroliferi, quando era il numero uno della compagnia statale KazTransOil di cui è stato presidente dal 2000 al 2005. Secondo Houser i «collegamenti con Kulibayev» sono «gestiti dalla sede di Singapore», per non dare nell'occhio. Il cable lamenta inoltre l'esistenza di una vera e propria «cultura della corruzione» in Kazakistan. «Appena siamo arrivati nel Paese con la McDermott - denuncia ancora il vice presidente della compagnia, Houser - siamo stati immediatamente avvicinati da un broker che sosteneva di poter aiutare la nostra azienda nell'ottenere i contratti. Ma abbiamo declinato l'offerta».

Poco tempo dopo la Guardia di Finanza del Kazakistan «si presenta nella sede della società per un controllo e contesta alla McDermott l'uso di software senza licenza». Un modo per mettere sotto pressione l'azienda che «però risolve la questione, mostrando le licenze».



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