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ANOMALIA STEINERIANA 2/4/04

Una scuola “d’elite” in un quartiere della periferia romana. Ospite di una media pubblica

Anna Lombardi

Venerdi' 2 Aprile 2004
E’ il profumo di candele che stupisce, entrando. Così come inaspettati sono i colori tenui delle aule, i giocattoli di stoffa o di legno, disseminati qua e là. Dall’esterno non sembra poi così accogliente. Siamo a Roma, alla Magliana, periferia sud, direzione aeroporto. Una scuola come tante, dall’aspetto severo, l’intonaco sbiadito, la bandiera italiana sulla facciata, la targa pesante sul cancello: media statale R. Quartararo. Un edificio di quattro piani, gli ultimi due dall’aria dimessa e abbandonata, di proprietà comunale. Al suo interno, insieme alle medie pubbliche, una scuola dalle caratteristiche completamente differenti: una materna ed elementare steineriana.
La Scuola Janua è una scuola a pagamento, va detto subito. Privata? “Preferiamo definirci non pubblica” dice Antonio, papà di tre bambini che la frequentano e socio dell’associazione che raccoglie sia i genitori che gli insegnanti della scuola. “Ci siamo raccolti in associazione, per permettere ai nostri figli di avere un’educazione particolare, seguire un metodo che la scuola pubblica non offre. Ma siamo completamente diversi dalla privata, che è a fini di lucro, offre lo stesso tipo di educazione della pubblica, ed è, in soldoni, parastatale”.
Tutelare e incentivare il talento, la libertà, l’unicità di ogni individuo è il nucleo portante del metodo ideato dall’antroposofo Rudolf Steiner (1861-1925). A lui si rifanno 800 scuole in tutto il mondo. E, in Italia, 50 asili, 22 elementare-medie (considerate un ciclo unico) e una superiore, a Milano.
“Io di cani né ho conosciuti tanti”, scrive nel suo tema Elena, alunna di quarta, una degli ottanta bambini che frequentano la Janua: “Arte e gioco sono canali prioritari di apprendimento: trattiamo le materie tradizionali come fiabe illustrate alla lavagna”, spiega Emanuela De Angelis, maestra e socia fondatrice, che si è licenziata dopo 25 anni di insegnamento alla scuola pubblica per lavorare qui. “Non abbiamo libri di testo. Ogni bambino ha un quaderno, bianco, che gestisce come vuole”. Alla fine dell’anno, il maestro esprime per immagini o in forma poetica, quel che pensa del bambino. Grande attenzione è data ai materiali, alla manualità, ai cibi: preparati a turno dai genitori stessi. Che sono ampiamente coinvolti. “La nostra - dice la maestra Emanuela - non è una scuola parcheggio”. Autogestita da Collegio insegnanti e Consiglio d’amministrazione, di cui fanno anche diverse mamme e papà, non è nemmeno parificata: il metodo non è riconosciuto dallo Stato, dunque alla fine del ciclo i bambini devono fare un esame da “privatisti”. Quel che la assimila alla privata agli occhi dei più, è la retta, effettivamente salata: dai 2.500 euro annui della materna ai 3.100 dell’elementare. Servono, spiegano, per l'autofinanziamento e per pagare i maestri: per statuto, la scuola non può ricevere contributi ma solo “donazioni”. “Le cifre sono indicative: non rifiutiamo nessuno” conclude la maestra, “ e i genitori che non possono permettersi di pagare l'intera quota, offrono in cambio il proprio impegno nella gestione. Altri fondi vengono reperiti facendo mercatini, feste, vendita di giocattoli".
La scuola esiste dal 1995 quando era nata in un appartamento privato messo a disposizione da un genitore. Arriva alla Quartararo nel 2001, su suggerimento di un papà, Emanuele, responsabile di un centro di riabilitazione per disabili mentali che gestisce alcuni centri-alloggio nel quartiere. Conosce bene il territorio e crede fortemente che costruire una rete di associazioni sia fondamentale per qualificare la periferia. La Magliana, pur segnata da vicende tristemente illustri (il Canaro, la Banda della Magliana), vive d’altronde un momento particolare di recupero: e fra le altre presto aprirà qui il Museo internazionale del Fumetto. “La scuola steineriana, erroneamente considerata d’elite, può invece servire a creare corto circuiti e a far cambiare il punto di vista sulla periferia, valorizzandone l’aspetto accogliente: nell’ottica di un privato sociale accessibile a tutti”, dice Emanuele.
Anche Nicoletta Clemente, preside della media pubblica Quartararo, crede che la scuola debba essere parte attiva nel territorio. Ha affittato alcuni locali della scuola, degradati, a diverse associazioni culturali: fra queste, la scuola Janua, che paga circa 6000 euro l’anno (completamente reinvestiti, ad esempio, comprando un proiettore) e si è impegnata a bonificare l’ambiente. I soci della Janua hanno lavorato sodo, gli allievi sono aumentati. Si vorrebbe rendere più solido il progetto, visti anche i fondi investiti. Ma l’ipotesi di convenzione (fra Janua, Quartararo e XV circoscrizione, proprietaria dell’edificio) stenta a decollare: il XV municipio, guidato da Giovanni Paris, DS, è particolarmente attivo nella lotta contro la riforma Moratti e partecipa al Coordinamento Romano in Difesa della Scuola Pubblica. La presenza della scuola steineriana (la stessa che hanno frequentato i figli di Berlusconi...), all’interno di uno spazio pubblico, dev’esser suonata come una beffa: a giugno dicono, la scuola dovrà sloggiare. La Janua ha proposto materna gratuita a 20 bambini del quartiere ogni anno, in cambio di 16 anni di contratto (due cicli educativi).
Pubblico, privato, non privato: la circoscrizione vive un problema interpretativo, se ha chiesto al Ministero dell’Istruzione e alla Federazione Scuole Steineriane un chiarimento in merito.

L'articolo è uscito oggi su il Diario della settimana di cui vedete la copertina a fianco del sommario



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