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Dopo 12 anni di lavoro a Radio3mondo e a Rainews24 ariva il benservito dall'azienda di Stato. Riflessioni di un contrattista. Tanto flessibile che si può mandare a casa anche senza fare una piega (tratto dal blog Great Game)

Emanuele Giordana

Venerdi' 28 Giugno 2013

Devo ringraziare tutti gli ascoltatori che mi hanno scritto, individualmente ma soprattutto su facebook, quando hanno sentito martedi mattina alla radio che questa sarebbe stata la mia ultima settimana di conduzione della rassegna stampa di Radio3Mondo. Mi avevano già chiesto spiegazioni per le conduzioni più rarefatte degli ultimi mesi e avevo glissato. Ma adesso, che manca un giorno alla fine di un turno durato per me 12 anni per una settimana ogni mese (ero stato chiamato da Chiara Galli nel 2001), devo loro qualche spiegazione. Diversi mesi fa la direzione di Radio3 mi ha fatto sapere che il mio ciclo si era concluso. Che la radio deve avere ricambio e che – questo lo so anch'io – nulla è per sempre. Convinto di essere stato in questi anni una risorsa e di avere, per quanto piccola, una discreta fetta di ascoltatori che apprezzano il mio lavoro, ho fatto resistenza anche perché, di questi tempi, perdere un lavoro è un problema più che in altri. Uscivo tra l'altro dalla vicenda di Terra il cui editore mi ha licenziato “per giusta causa” (ossia per mio torto!!!) trovando così l'ennesima scusa per non pagarmi lo stipendio (soldi pubblici). Vicenda ora in mano al tribunale che in merito deciderà.




Ma posso sindacare le decisioni del vertice fino a un certo punto. E' legittimo infatti che la direzione decida come vada fatta la radio e da chi. Direzione che ha lasciato la pota aperta su altre collaborazioni ma per quella cui tengo di più, e che ha rappresentato almeno più di un terzo della mia vita professionale, ho dovuto prendere atto che la missione era compiuta. Domani (oggi per chi leggendr), ultimo giorno di conduzione, tenterò un bilancio di questi 12 anni e ringrazierò il mio pubblico che per tanto tempo mi ha seguito. Un addio con qualche amarezza e un po' di tristezza ma anche accompagnato dalla convinzione zen che quando un ciclo si chiude è perché se ne sta per aprire un altro. Inshallah.

Alla decisione di Radio3 se n'è aggiunta un'altra. Silente, per altro, e dunque maggiormente ostica. Esattamente 12 anni fa (avevo appena iniziato a Radio3) fui chiamato da Elisabetta Castellani a collaborare con la nascente RaiNews24 dell'indimenticato Roberto Morrione. Allora erano i tempi di Timor Est, un'area su cui avevo qualche competenza per via dei miei studi sull'Indonesia, Paese di cui conosco la lingua e dove avevo fatto la mia tesi di laurea. Era un collaborazione “a pezzo” ma ben retribuita. Col tempo i miei interessi si sono spostati molto sull'Asia meridionale e poi sull'Afghanistan, Paese da cui ho fatto corrispondenze per RaiNews e analisi da studio. Due anni fa, direttore Corradino Mineo, ricevetti una sorta di “premio di produzione”: i miei contratti divennero stabili e non più a pezzo ma a minimo garantito. Una cifra fissa (non elevatissima ma interessante) che era il riconoscimento professionale di tanti anni da portatore d'acqua. Per 24 mesi i contratti sono stati rinnovati d'ufficio e grazie ai buoni auspici della redazione esteri sino all'arrivo di Monica Maggioni sotto la cui direzione il mio contratto è scomparso. Nessun rinnovo. Né una telefonata, né una mail. Neppure un sms con scritto “Ciao e grazie”. Questione di stile.

Se una considerazione si può fare, con le opportune differenze, è che la vita di un conduttore o di un collaboratore a contratto non ha alcuna garanzia (per evitare cause la Rai ha sempre stipulato contratti periodici, anche uno al mese il che deve esser costato in carta, conto approssimativo, qualcosa come 100 chili ovvero un pioppo di circa sette anni di vita anche se ora l'azienda chiede di risparmiare sulle fotocopie). Non parliamo di garanzie sindacali, visto che l'argomento non è mai stato preso in considerazione né dall'Usigrai né dalla Fnsi. Ma non esiste nemmeno una seppur minima tutela economica visto che, quale che sia il numero di anni continuativamente lavorati, non avete diritto alla più piccola liquidazione. Si può dire ciao o non fare nemmeno quello e il gioco finisce lì... Eppure proprio la Rai ha nei conduttori la spina dorsale dei suoi programmi ma un tentativo di organizzarci sindacalmente e autonomamente alcuni anni fa fallì proprio per la natura stessa del rapporto: individuale. Ognuno per sé e Dio per tutti. Ecco perché se c'è una cosa che fa male – oltre alla fine del ciclo – è quel far finta di nulla di alcuni colleghi. Molti per la verità mi hanno chiamato, abbracciato, sorriso. Altri, forse semplicemente ignorando il mio destino, nemmeno quello.

Resta la soddisfazione degli ascolti e, come diceva mia madre, la coscienza di aver fatto bene il proprio lavoro. Nessun rimpianto e il bel ricordo di una battaglia proprio per Radio3 condotta con una raccolta di firme dalle colonne di Lettera22 (purtroppo quei post sono antichi e non più conservati in archivio), mettendoci la faccia quando avevo appena iniziato a collaborare. Con qualche colpo di tosse e pasticciando i fogli sul tavolo, il che mi valse il soprannome del...”miglior rumorista di Radio3”. Una mansione che, non a caso forse, non esiste più.



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