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La fonte delle inchieste che hanno svelato i programmmi di sorveglianza statunitensi era data Mosca, in attesa di capire dove e se riceverà asilo. Gli arrivi domenica all'aeroporto Sheremetyevo, terminal F, di Mosca. Copyright: Lucia Sgueglia.

Lucia Sgueglia

Martedi' 25 Giugno 2013

MOSCA – Difficile che abbia dormito sonni tranquilli, il 30enne Edward Snowden, nella stanzetta asettica dell’Hotel Capsule all’aeroporto internazionale Sheremetevo di Mosca, dove è atterrato alle cinque del pomeriggio locali. Nella Russia che gli ha permesso così di sfuggire agli Usa che lo braccano - senza tuttavia permettergli di posare piede sul proprio territorio. La “talpa” del Datagate arriva nel paese di Putin senza visto russo, e senza visto russo – per evitare un inutile scandalo diplomatico - ne uscirà probabilmente oggi per raggiungere Quito in Ecuador, via Cuba con un volo che parte alle 14. Nell’hotel l’ambasciatore ecuadoregno a Mosca, Patricio Alberto Chavez Zavala, lo ha incontrato, e qui Snowden gli inoltrato richiesta di asilo. Da Quito, via Twitter, il ministero degli esteri conferma: richiesta accettata. Ma alla reception del Capsule ancora a tarda sera, indicano un unico cliente registrato, “un russo”. Quasi 24 ore per Snowden in quel “non luogo” che è la zona di transito dello scalo, sottratto a qualsiasi legge e giurisdizione se non quella russa. Intrappolato come Tom Hanks nel film Terminal, con uno sfondo da Intrigo Internazionale.

Fuori lo attende invano per ore una folla di reporter, accorsi agli Arrivi appena diffusa la notizia che l’ex consulente informatico della CIA ha lasciato Hong Kong con destinazione Russia. Il Cremlino all’inizio dice di non sapere, poi il ministero degli esteri russo conferma, è su un Airbus Aeroflot, la compagnia di bandiera russa. Washington era stata avvertita: «informata dalle autorità di Hong Kong della partenza di Snowden verso un paese terzo», afferma una portavoce del Dipartimento di Giustizia Usa. Gli Stati Uniti continuano a volere l'estradizione della 'talpa' del Datagate: ''non dovrebbe essere autorizzato'' a continuare a viaggiare. E hanno revocato il passaporto di Snowden. Vladimir Putin, secondo il senatore americano Charles Schumer, probabilmente sapeva e ha approvato il volo del fuggitivo: questo avrà “un impatto sulle relazioni fra Russia e Stati Uniti”. Mike Rogers, presidente della commissione di intelligence della Camera americana, ribadisce: gli Stati Uniti devono usare tutte le opzioni legali disponibili per prendere Snowden.

L’uomo oggi più ricercato del mondo resta invisibile, anche per quei giornalisti che pur di scovarlo hanno acquistato un biglietto per Cuba. Tutto il pomeriggio si rincorrono notizie, smentite, depistaggi, dubbi. Poi i primi passeggeri del volo da Hong Kong escono dalla dogana, e vengono assaliti dai flash. La maggioranza non sa nulla di Snowden. Ma una ragazza lo avrebbe riconosciuto in una foto, era seduto proprio accanto a lei, in classe economica. Altri hanno visto le auto: una macchina nera, Ford Mondeo, e una rossa privata, avvicinatesi al velivolo appena atterrato sulla pista. Hanno caricato tre grossi trolley, forse anche una persona, e poi sono andate subito via. Dove? Verso un “paese democratico”, scortato da diplomatici di quel paese e da alcuni legali di Wikileaks che lo hanno aiutato a fuggire, fa sapere via Twitter Julian Assange, beffando tutti.

Forse un auto dell’ambasciata venezuelana, si sparge la voce – “democratico”, il paese di Chavez? Poi nel parcheggio accanto alla sala Vip per le delegazioni ufficiali, di memoria sovietica, vengono avvistate due Bmw nere con targa ecuadoregna. Una ha la bandierina dell’ambasciata. Un uomo di aspetto sudamericano ne esce e viene inseguito dai reporter per tutto lo scalo. Muto, ma gli scappano dei sorrisi, a un certo punto fa persino finta di correre, coi reporter alle calcagna. “Quito? È una bellissima città, sì” ci dice evasivo in spagnolo.

Intanto Washington si rode il fegato. Cerca di convincere i paesi papabili per la fuga a rifiutargli l’ingresso, e Mosca a non farlo partire. Mosca che da Snowden non ha ricevuto nessuna richiesta di asilo, ma che si è detta di recente “non contraria in principio” ad accoglierlo, dopo che proprio Julien Assange aveva suggerito al giovane americano Russia, Ecuador o Islanda come possibili vie di fuga. Lui, il fondatore di Wikileaks a cui la Russia ha offerto la “platea” di un talk show su Russia Today, la tv russa in lingua inglese megafono del Cremlino. Trasmesso in diretta dal rifugio di Assange nell’ambasciata ecuadoregna a Londra. Mosca che è stata vittima in prima persona del Datagate (le spiate agli ospiti del G8 di Londra nel 2009 avrebbero riguardato acnhe l’allora presidente russo Dmitri Medvedev), e gongola ora che ha l’opportunità di rinfacciare a Obama le stesse accuse sulle violazioni dei diritti umani che spesso le vengono rivolte.

Oksana e Dmitri si fanno largo a spintoni tra i flash per abbracciare il figlio Igor di ritorno dalle vacanze a Hong Kong sul volo di Snowden. Hanno saputo alla radio. Che ne pensano? “In fondo quel tizio non è sulla lista dell’Interpol, quindi la Russia perché dovrebbe arrestarlo? Non credo abbia interesse a uno scandalo”. E poi, dice Dmitri evocando nientemente l’assalto all’ambasciata americana a Teheran, Snowden non ha scoperto nulla di nuovo: “Solo chi non ragiona, può credere che le nostre informazioni su Internet siano personali. È ovvio che controllano tutto”. Ma, nota, diversamente dagli americani, “noi russi non possiamo controllare direttamente Google e Facebook, ad esempio”.

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