Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

IN FUGA DAL FASCISMO: EBREI ITALIANI NEGLI USA 26/5/13

L'introduzione al libro di Gianna Pontecorboli "America. Nuova Terra promessa. Storie di ebrei italiani in fuga dal fascismo", in libreria in questi giorni (Brioschi editore, prefazione di Furio Colombo).
Il libro è un omaggio alla storia dei circa duemila ebrei italiani che varcarono l’oceano per sfuggire alle leggi razziali del regime.
Viene presentato in questi giorni in Italia: a Milano il 28 maggio da Brioschi Editore, via Santa Valeria 3 alle 18,00 e a Roma il 30 maggio alla libreria Kiryat Sefer, via del Tempio 3 alle 17,30



Gianna Pontecorboli

Domenica 26 Maggio 2013

Tra i ricordi più vivi della mia infanzia, ancora oggi, c’è l’arrivo degli “zii d’America”, lo zio Nino e la Zia Lea. In casa, se ne parlava  anticipandolo per giorni. La nonna  perdeva la sua aria triste, le brillavano gli occhi  guardando  la cucina Gasfire e il gigantesco  frigorifero che suo figlio le aveva appena fatto avere da New York e che sarebbero durati, in casa nostra, per più di trent’anni.
Quando gli zii suonavano alla porta, compariva per prima  la “Cocca”, come la chiamava con sorridente ironia lo zio, circondata di enormi valigie, seguita a pochi passi da suo marito. Dalle valigie  della “Cocca” uscivano asciugamani di una qualità sconosciuta in Italia, dai racconti e dalle battute del fratello di mia mamma delle visioni di un mondo ricco e diverso, i grattacieli di Manhattan, le spiagge dorate della Florida, le immense possibilità per chi volesse impegnarsi in un qualsiasi campo. Per me, che ero nata ben dopo la loro partenza, erano racconti da favola,  che ascoltavo a bocca aperta, incapace di capire quel fondo di apprensione che comunque percepivo nelle domande dei miei genitori e nelle risposte degli zii.
La realtà mi è saltata agli occhi più tardi, quando già abitavo negli Stati Uniti da alcuni anni. Insieme ai miei figli, avevamo invitato a pranzo  la cugina di mia mamma, Nelly, per festeggiare il suo ottantesimo compleanno. Durante il pranzo, a un certo punto, gli occhi di Nelly si sono velati. ‘’Beati voi’’, ci ha detto, “siete arrivati come immigranti di lusso, con una bella casa, un lavoro sicuro. Per noi era stato ben diverso’’.

Questo libro vuole essere un modesto omaggio alla storia dei circa duemila ebrei italiani che varcarono l’oceano per sfuggire alle inique leggi razziali del regime fascista e capirono in anticipo a quale tragedia avrebbero portato non molti anni dopo. La loro è una storia che non è mai stata raccontata nel suo complesso, anche se molti hanno scritto libri e memorie personali. 
La storia collettiva di quel piccolo gruppo di persone è certamente prima di tutto la storia di un consistente e straordinario successo, Nel nuovo paese che li ha accolti, gli ebrei italiani hanno lasciato un segno profondo in mille settori diversi, hanno regalato al mondo accademico i  premi Nobel di Salvador Luria e di Franco Modigliani, all’architettura i progetti di Giorgio Cavaglieri, all’arte moderna  la percezione acuta di Leo Castelli, alla musica  le melodie di Mario Castelnuovo Tedesco. Se non ci fosse stato Giorgio Padovani non ci sarebbe forse stata Rai Usa,  se non ci fossero stati Giorgino Funaro e Enrico Pavia , la Pirelli e la Fiat non avrebbero trovato chi potesse aiutarli a penetrare nel mercato americano del dopoguerra. Quella che ho voluto raccontare, tuttavia, non è soltanto la storia dei ‘’grandi’’ che hanno lasciato il segno. E’anche quella di chi si è trovato a doversi accontentare di un lavoro di cucitrice nel ‘’garment district’’,  di  venditore di pentole a domicilio o di apprendista di bottega di un’azienda di trasporti.

Sicuramente, a trovare il coraggio di fare il “grande passo” sono stati soprattutto i più ricchi e i più colti,  quelli che avevano  le risorse e i contatti  necessari per sperare di poter sopravvivere a un terrorizzante salto nel buio. Dalle sacche nascoste della povertà ebraica negli anni trenta, dal ghetto di Roma o dall’angiporto di Livorno, ben pochi avrebbero potuto affrontare una partenza affrettata. Nel gruppo, però, non mancavano i piccoli commercianti, i ragazzi di vent’anni partiti da soli senza un soldo in tasca e senza una garanzia di trovare all’arrivo più che l’appoggio di un lontano conoscente di famiglia.   Alcuni erano stati fascisti e avevano avuto, dagli amici vicini ai vertici del regime, un suggerimento prezioso. Altri avevano già pagato per anni il prezzo della loro avversione al fascismo. Solo una minoranza era ormai legata alle pratiche religiose e all’ortodossia ebraica, frequentava regolarmente una sinagoga o si era impegnata nel movimento sionistico italiano. In questo insieme eterogeneo, la storia ha un filo comune, che si dipana chiarissimo nelle interviste che ho fatto ai sopravvissuti, nelle memorie, nei ricordi dei figli. Il successo, è chiaro, c’è stato, se non per tutti, certo per molti. Ma è costato anche un prezzo altissimo in coraggio, determinazione, rinunce e sacrifici.

Per prepararsi al viaggio, c’è stato chi ha scalato le montagne per trasferire  i soldi  illegalmente, chi  ha traversato più volte l’Italia in treno per ottenere una firma sotto il visto, chi, in un momento di paura, ha buttato nel gabinetto della nave 5.000 dollari non dichiarati, un vero tesoro a quell’epoca. All’arrivo, per i figli viziati della buona borghesia italiana c’è stato un brusco risveglio. Dimenticata la villa sul lago, ci si è dovuti accontentare di un appartamentino buio nel West Side di New York e qualche volta di una camera in affitto nella casa di una zia  generosa ma esigente. Le sposine fresche fresche  hanno scoperto in fretta che il corredo di seta e cachemire portato da Milano o da Firenze  non era adatto per fare i lavori di casa. Qualcuno, ma non tutti, è rimasto subito affascinato dall’energia e dal senso di libertà del nuovo mondo.  Per tutti, però, è rimasta una lunga scia di nostalgia per la famiglia ormai lontana, la vita più facile lasciata alle spalle,  per un paese adorato anche se in quel momento traditore.
E solo col tempo, le amicizie cementate dall’esperienza comune sono riuscite a creare un nuovo mondo di affetti. Con gli anni, com’era naturale, qualcuno si è integrato, qualcuno è tornato in Italia. Spesso, sono tanti piccoli segnali quasi impercettibili a far capire che la lontana esperienza dello sradicamento e dell’adattamento è ancora sotto la pelle, nei racconti, nei rapporti ancora tanto stretti tra i genitori e i figli cresciuti in America, nella puntigliosità nel conservare i ricordi, nel mostrare la propria gratitudine al paese che li ha accolti con generosità. Zia Lea ha passato i suoi ultimi anni a Roma  scrivendo poesie  in inglese. All’ombra dell’Hotel Hilton, per sentire “aria di casa”. 

Questo libro è basato sui ricordi personali di tanti sopravvissuti, sulle memorie già scritte da altri che non ci sono più,  sulle storie familiari  tramandate ai figli e ai nipoti. Salvo alcune eccezioni, le interviste sono state realizzate tra la fine del 2007 e il 2009 e molti dei protagonisti che hanno accettato di rispondere con generosita’ alle mie domande sono nel frattempo scomparsi, anche se la loro voce e’ ancora viva sul mio registratore. Come  tutte le memorie personali, anche quelle che ho raccolto contengono sicuramente lacune, errori e imprecisioni storiche involontarie. Spesso, due fratelli mi hanno raccontato versioni diverse dello stesso episodio.  Per scrupolo, ho rispettato al massimo i loro ricordi, anche se ho cercato, nei limiti del possibile, di essere puntigliosamente accurata nella descrizione dello sfondo.     
 
 



Powered by Amisnet.org