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Ancora violenza sulle elezioni che si tengono l'11 maggio. Omicidi mirati che aprono scenari diversi, occulti e pericolosi. Ucciso il magistrato titolare dell'inchiesta sull'uccisione dell'ex premier (nella foto Meshud, che all'inizio fu indicato come il mandante)


Theo Guzman

Sabato 4 Maggio 2013

A un pugno di giorni dalle elezioni parlamentari, il Pakistan continua a sommare omicidi mirati a un'ondata di violenza che, con l'avvicinarsi delle consultazioni generali, si fa sempre più feroce. Due assassini su commissione hanno segnato la giornata di ieri: nella capitale Islamabad, dove è stato freddato il procuratore Chaudry Zulfikar Ali, che si stava recando a un'udienza che riguardava il caso dell'omicidio dell'ex premier Benazir Bhutto nel 2007, e a Karachi, città portuale del Sud in cui è stato ammazzato Sadiq Zaman Khattak, candidato del partito laico pashtun Awami National Party (Anp).

A Khattak hanno sparato da una motocicletta uccidendo anche il figlioletto di tre anni. Si tratta della prima volta che un candidato viene ucciso durante una campagna elettorale che è già stata funestata dalle minacce e dagli attacchi dei talebani pachistani (Tehrek-e-Taleban Pakistan o Ttp) e che, dall'11 aprile, ha già un bilancio di oltre 60 morti e circa 350 feriti, molti dei quali innocenti passanti che si trovavano dove non dovevano essere (sedi di partito o manifestazioni pubbliche).

I talebani del Tpp (da non confondersi coi talebani dell'Afghanistan con cui hanno al più alleanze tattiche) hanno rivendicato l'uccisione di Khattak ma non quella di Chaudry Zulfikar Ali (cui era stata affidata anche l'inchiesta sulla strage di Mumbay del 2008), la cui morte apre nuovi oscuri scenari. L'uomo è stato ucciso nella sua Corolla bianca mentre si stava recando al tribunale di Rawalpindi. Era con la sua guardia del corpo, ferita nell'agguato, mentre una donna è stata uccisa dall'auto del magistrato quando questi ha perso il controllo del veicolo. L'assassino, che ha sparato ripetutamente, ha agito in pieno giorno in una zona trafficata della città: una sorta di biglietto da visita del regime di impunità di cui, in un certo senso, sentiva di godere. Nonostante le numerose minacce e le richieste di protezione infatti, il ministero degli Interni non aveva ritenuto necessario dare al giudice una scorta ulteriore.

Zulfikar non era un magistrato qualunque. A lui la procura generale aveva affidato come pubblico ministero il caso dell'omicidio di Benazir Bhutto, l'ex due volte premier cui un accordo con l'allora presidente Musharraf – oggi agli arresti domiciliari e a cui la giustizia pachistana ha vietato di presentarsi alle elezioni – aveva garantito la possibilità di far ritorno in Pakistan dopo un lungo esilio. Ma quando Benazir ritorna, ad aspettarla c'è un killer. E' il 27 dicembre del 2007 a Rawalpindi e il bagno di folla, uno dei tanti che la accompagnano al suo ritorno in Pakistan, si trasforma in un inferno. Il killer suicida ammazza oltre a Bhutto anche una ventina di persone. Immediatamente vengono accusati jihadisti e qaedisti che confermano la notizia, poi smentita da Beitullah Mehsud, capo indiscusso del Tpp in seguito ucciso da un “omicidio mirato” questa volta compiuto da droni americani nel 2009.

Sulla vicenda della morte della Bhutto comincia però a circolare un'altra versione, spinta dal presidente Zardari, marito dell'ex premier e attuale presidente. Zardari ipotizza responsabilità del governo Musharraf che non avrebbe garantito adeguata protezione all'ex consorte. Una sorta di omicidio indiretto su cui adesso indagava il procuratore ucciso ieri nella capitale. Con questo sfondo l'11 maggio i pachistani vanno a votare. Non potranno però farlo per Musharraf, raggiunto da ben tre ordini di custodia: uno di questi riguarda il reato di violazione della Costituzione quando aveva dichiarato le leggi di emergenza nel 2007 e un altro il suo ruolo nella vicenda dell'assassinio della Bhutto proprio in quel maledetto 2007.

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