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BOSTON, I DUE FRATELLI CECENI, SRADICATI FIGLI DELLA DIASPORA 19/4/2013

La nostra Lucia Sgueglia, di ritorno da un lungo soggiorno in Cecenia e frequentatrice assidua del Nord Caucaso russo, legge l'attentato di Boston da Mosca.

Lucia Sgueglia

Venerdi' 19 Aprile 2013
Negli Stati Uniti, trapiantati, hanno vissuto più che nella natia Cecenia. Anzi in Cecenia i due fratelli non ci avrebbero mai messo piede, stando a uno zio. Ma i due fratelli Tsarnaev, che dal lontano Caucaso russo hanno portato il terrore a Boston, sono figli tipici e “perfetti” della grande diaspora cecena nel mondo, ne hanno la storia nel Dna: nipoti di nonni deportati in Asia Centrale da Stalin nel ’44 (dal Kirghizistan si sono trasferiti in Daghestan), figli di genitori in fuga dalla guerra civile tra Grozny e Mosca negli anni Novanta. Emigrati in Occidente in cerca di miglior vita, ma senza mai adattarvisi né trovare amici, come ha dichiarato uno dei due. Il padre in Germania per curare un tumore, li ha persi di vista. Tanto rancore e alienazione accumulati per generazioni. Rapiti dall’ideologia islamista che viaggia su internet più veloce della luce, tantissimi i siti in cirillico che inneggiano alla jihad. Più un modo per riscattare l'alienazione in terra straniera e l'emarginazione sociale, forse, che un'ideologia consolidata.
In Russia, abituati a guardare con rassegnazione alle bombe in casa, è shock per la notizia, i media parlano di “pista cecena” o "pista russa", come negli anni 2000, quando, dopo la fine delle guerre a Grozny, Mosca fu colpita da ripetuti attentati attribuiti alla guerriglia islamista del caucaso del Nord – l’ultimo nel gennaio 2011 all’aeroporto di Domodedovo. "Kto a Boston" dicono usando la terminologia tipica delle operazioni militari speciali antiterrorismo in Kosovo. Solo che qui lo scenario sono gli Usa, e invece degli speznaz ci sono gli Swat. Se è tutto vero, sarebbe il primo attentato di ceceni in Occidente. La prima volta che non sono ceceni "puri" a fare attentati, ma naturalizzati stranieri.
Ma la Cecenia Tamerlan e Dzhokar, il più giovane ha lo stesso nome di Dzhokar Dudaev, il presidente secessionista ceceno della prima guerra contro Mosca dopo la fine dell'Urss, l’hanno appena sfiorata, come ha ricordato strumentalmente oggi il dittatore di Grozny, Ramzan Kadyrov, dando la colpa ai servizi segreti americani e alla loro educazione “yankee”, per lui i fratelli non sono ceceni. La loro educazione sentimentale è forse nel vicino Daghestan dove avevano studiato da piccoli, buco nero del Caucaso russo di cui nessuno parla, un posto oggi molto più pericoloso di Grozny, colpito da anni da attentati quasi quotidiani e scontri a fuoco tra ribelli e forze di sicurezza, corruzione da record mondiale, islam integralista in pieno boom, specie tra i giovani. Da qui erano emigrati, ottenendo asilo in terra americana, di cui ora parlavano perfettamente la lingua. Su internet le tracce di una cultura confusa: video estremisti ed islamisti ma anche dj techno made in Usa, il rap del russo Vasya Oblomov vicino all’opposizione contro Putin, e un idolo sopra tutti: Timur Mutsuraev, il bardo della jihad cecena negli anni Novanta, mitico cantautore che ha ispirato una generazioni di indipendentisti, lui stesso ex guerrigliero ribelle. Cultura prevalentemente "russa" mischiata ai valori yankee invece per Dzhokar, che ha un account su V Kontakte, il Facebook cirillico, amici ex sovietici, si definisce un "musulmano" che mira "soldi e carriera". "m Figli della Cecenia che non esiste, Dzhokar e Tamerlan, della diaspora che fuori dai confini sogna ancora, spesso, un’indipendenza ormai anacronistica - un modo per sentirsi a casa lontano da casa. In patria, a Grozny, ormai è una pax senza democrazia, sotto l'egida di Kadyrov e coi miliardi di Mosca. Intanto, in ritardo, arriva la condanna di Vladimir Putin, impegnato in giornata col presidente egiziano Morsi: un "crimine barbaro", dice, offrendo a Obama di collaborare nella lotta al terrorismo. Che "non ha nazionalità".

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