Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


UNA TRAPPOLA DI NOME KALASHNIKOV

F-35. GIA' SPESI 3,4 MILIARDI

RECORD UE: MOLTE ARMI MOLTO ONORE 2/2/14

LETTERA A NAPOLTIANO: FERMI IL TOUR DELLA CAVOUR 20/11/13

QUOTA 90, L'ITALIA TIENE GLI F-35 17/7/13

F-35, OGGI SI VOTA, PD SPACCATO 16/7/13

SENATO A MAGGIORANZA VOTA SI AGLI F-35 16/7/13

ARMI E SOLDATI: QUANTO SPENDE L'ITALIA 10/7/13

COME REGOLAMENTARE IL MERCATO DELLE ARMI 18/4/13

RISCHIO CORRUZIONE NEL SETTORE DIFESA 30/1/13

LAVORO, NON BOMBE 1/6/12

TUTTE LE ARMI DEL (EX) PREMIER 14/5/12

IL PARLAMENTO DICE NO AGLI F-35 28/3/12

NUOVE ARMI: "AGENTI SEGRETI" INVISIBILI 12/5/10

IL GUINNESS DELLE ARMI 4/5/10

COME REGOLAMENTARE IL MERCATO DELLE ARMI 18/4/13

La luce verdse al primo trattato sul commercio internazionale delle armi, un mercato globale che movimenta un giro d’affari di molte decine di miliardi di dollari l’ annno. I nodi che restano

Luciano Bertozzi

Giovedi' 18 Aprile 2013

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a larghissima maggioranza con 154 voti a favore, tre contrari (Siria, Corea del Nord e Iran) e 23 astenuti (fra cui Russia , Cina, Cuba, Bolivia e Venezuela) il primo trattato sul commercio internazionale delle armi, un mercato globale che movimenta un giro d’affari di molte decine di miliardi di dollari l’ anno. Tale risultato è stato raggiunto, superando numerose resistenze, in virtù del ruolo svolto dal Presidente statunitense Obama e da Francia e Regno Unito, peraltro da sempre fra i principali esportatori mondiali di armamenti Il Trattato dovrà essere firmato a partire dal mese di giugno ed entrerà in vigore dopo che 50 stati lo avranno ratificato, si spera che diventi operativo entro due anni A dimostrazione delle difficoltà incontrate, nei giorni scorsi Siria, Corea del Nord, Iran avevano fatto naufragare le trattative e ne avevano bloccato l’adozione per consenso.

Il Documento che definisce per la prima volta i criteri internazionali per il commercio di questi articoli così sensibili, legandoli al rispetto dei diritti umani, chiede agli Stati di darsi leggi nazionali sul trasferimento delle armi convenzionali, tra cui carri armati, aerei e navi da guerra, veicoli da combattimento, artiglieria, elicotteri, missili, razzi a lunga gittata, ma anche fucili, pistole e munizioni. Permane una serie di limitate forme di controllo sulle munizioni e sulle componenti di armi, mentre restano fuori dal perimetro del Trattato le armi da fuoco che non hanno un esclusivo uso militare e tutte le armi elettroniche, radar, satelliti ecc., i trasferimenti di armi all'interno di accordi governativi e programmi di assistenza e cooperazione militare.

Agli Stati che ratificheranno il Ttrattato, è vietato di trasferire armi in caso di violazione di un embargo, atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Per autorizzare le vendite, il Trattato dispone che ogni Paese dovrà valutare se le armi possano essere usate per violare i diritti umani o utilizzate da terroristi o dalla criminalità organizzata. Inoltre il provvedimento prevede che siano messe in campo anche delle misure per contrastare il mercato illegale di armi. . 
L’Italia ha votato a favore dell’Accordo, definito da una nota della Farnesina «forte, equilibrato e realistico. Anche la Rete Italiana per il Disarmo un cartello che unisce decine di associazioni operanti nel settore lo ha definito “un passo sicuramente importante per tutte quelle associazioni a livello internazionale, tra cui la Rete Italiana per il Disarmo, che da dieci anni si battono per regolamentare i trasferimenti di armamenti”. Il provvedimento non copre tutte le problematiche esistenti , continua la Rete “ma già il fatto di aver previsto delle regole mondiali comuni in un commercio che oggi è regolamentato meno di quello delle banane è importante”. A questo punto è particolarmente importante che il nostro Pese sia in prima fila nella ratifica in tempi brevi, valorizzando la nostra legislazione che già prevede precisi vincoli e norme di trasparenza.
Naturalmente esiste anche un fronte contrario al Trattato: la National Rifle Association (Nra), potentissima lobby statunitense, che lo ha definito un attentato al diritto sancito nel Secondo Emendamento della Costituzione Usa, quello che garantisce a tutti il possesso di pistole e fucili per la legittima difesa. «La voce della ragione ha trionfato sugli scettici, e ora chiediamo al presidente Obama di essere il primo a firmare il documento, il prossimo 3 giugno»,ha affermato, invece, Amnesty International. Ad ogni modo è difficile capire che impatto avrà il trattato sul commercio globale delle armi, soprattutto nel breve periodo. In conflitti come quella attualmente in corso in Siria, ad esempio, è improbabile che il testo avrà effetto sulla fornitura di armi al governo di Damasco, proveniente in gran parte dall’ Iran, che si è opposto al documento, e dalla Russia, che si è astenuta. 
La società civile a cui si deve il raggiungimento di un Accordo internazionale sul commerci delle armi deve vigilare, ovviamente affinché esso sia ratificato in tempi brevi e soprattutto che sia attuato. L’Accordo deve costituire ‘occasione affinché le esportazioni di armi in ogni Paese siano sottoposte all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, affinché cessino le vendite di morte e si riconverta la produzione, dal settore bellica a quello civile
Luciano Bertozzi


Certamente il Trattato approvato non copre tutte le problematiche che esistono nel commercio di armi,. La Rete Italiana per il Disarmo plaude quindi al coraggio e dalla determinazione di molti Stati che, nonostante il blocco dell'approvazione per consenso della scorsa settimana effettuato da Iran, Corea del Nord e Siria, hanno chiesto ottenuto che il Trattato e il suo testo venissero subito approvati a maggioranza dall'assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Sicuramente non ci Non a caso lo stesso Segretario ONU Ban Ki-moon, nel commentare il voto all’Assemblea Generale, ha affermato ”Mi congratulo con i membri della società civile per il ruolo fondamentale che hanno giocato dalla nascita di questo processo, attraverso i loro contributi di esperti e il loro sostegno entusiasta”. La soddisfazione è dunque condivisa anche a livello internazionale: gli attivisti della campagna Control Arms hanno definito l’approvazione “l'alba di una nuova era, perché questo voto invia un segnale chiaro ai trafficanti di armi e a chi viola i diritti umani: il loro tempo è scaduto”. E ancora "Se si pensa al grande interesse economico e il potere politico in gioco per i grandi produttori ed esportatori di armi, si coglie come questo Trattato sia un omaggio per la società civile che da tempo sostiene l'idea che con meno armi si possano salvare vite umane e ridurne le sofferenze” ha affermato Widney Brown, Senior Director per  Amnesty International.
Il Trattato sancisce nel nuovo diritto internazionale un insieme di regole chiare per tutti i trasferimenti globali di armi e munizioni anche se mantiene sicuramente dei lati problematici, se si entra nel merito delle decisioni prese “Come avevamo già messo in evidenza, il Trattato rappresenta un compromesso al ribasso voluto da diversi paesi (tra cui Stati Uniti, Russia, India e Cina) – sottolinea Maurizio Simoncelli vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disamo – e sono molte ancora le lacune che la bozza di Trattato non è riuscita a colmare, malgrado il testo presentato l’ultimo giorno di lavori abbia fatto dei passi in avanti. Le superpotenze mondiali hanno mostrato l’incapacità di fare passi in avanti decisi. L’adozione non sarà sufficiente a creare un regime di controlli effettivi e stringenti su tutte le armi”.

Infatti il Trattato riguarda solo i principali sistemi d’arma (carri armati, veicolo corazzati da combattimento, sistemi di artiglieria di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco, navi da guerra e sottomarini, missili e missili lanciatori) più le armi leggere e di piccolo calibro. Intanto comunque è positivo che si siano iniziate a prevedere regole internazionali condivise: “Con l'approvazione di questo Trattato viene chiaramente sconfitto chi per interessi politici o economici è sempre stato contrario ad una regolamentazione del commercio delle armi. – sottolinea Giorgio Beretta ricercatore di Rete Disarmo - Tra gli oppositori al Trattato oltre a diversi governi autoritari e dittatoriali figurano infatti anche diverse lobbies tra cui soprattutto la National Rifle Association degli Stati Uniti di cui uno dei maggiori sponsor è la ditta Beretta USA. A questi signori oggi il mondo ha detto che le armi non sono né un "diritto costitituzionale" né un "simbolo della democrazia": sono invece una merce che per troppo tempo è stata venduta e trafficata con la complicità degli stessi produttori".

Il lavoro dunque continua anche e soprattutto a livello italiano ed europeo, e la Rete Disarmo in questi giorni ha già richiesto al Governo che vengano diffusi i dati sull’export militare italiano (il termine di pubblicazione è già scaduto) e che si chiariscano le differenze con i dati trasmessi in sede europea come sottolineato nelle scorse settimane dalla nostra Rete.
“La trasparenza è un elemento fondamentale in questo ambito, forse ancora più delle stesse regole. Il nostro auspicio è quindi che si costruisca un serio e preciso meccanismo di rendicontazione da parte di tutti gli stati, sotto l’egida di questo Trattato” conclude Francesco Vignarca.



Powered by Amisnet.org