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Terzo test nucleare per la Corea del Nord, il primo sotto la leadership di Kim Jong-un (nella foto il padre Kim Jong-il). E la Cina non gradisce

Andrea Pira

Mercoledi' 13 Febbraio 2013

La terra nel nordest della Corea del Nord ha tremato quando mancavano pochi minuti a mezzogiorno ora locale. Alle 11:57, circa le quattro del mattino in Italia, il regime nordcoreano ha condotto il suo terzo test nucleare dopo quelli del 2006 e del 2009. Il primo dalla salita al potere del giovane leader Kim Jong-un.

La deflagrazione ha prodotto un sisma di magnitudo 5.1, secondo le rilevazioni dello Us Geological Survey. Tre ore dopo un comunicato dell'agenzia ufficiale Knca annunciava la riuscita dell'esperimento: “Il test è stato condotto ad alto livello in modo perfetto e sicuro . È stato usato un ordigno più piccolo e leggero di quelli usati nei precedenti test, anche se con un grande potere detonante. Non ci sono stati effetti nocivi sull'ambiente”.

Conferme sul potenziale sono arrivate dall'Agenzia internazionale che monitora i test nucleari. Si parla di un ordigno due o tre volte più potente di quello da circa 4 chilotoni usato quattro anni fa. Per aver dati più precisi bisognerà tuttavia attendere ancora qualche giorno. Si è per lontani dal potenziale delle bombe sganciate sul Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. Le informazioni sull'ordigno miniaturizzato fanno invece temere progressi, almeno in teoria, nella capacità nordcoreana montare testa nucleari su missili a lunga gittata come quello provato lo scorso dicembre.

Stando alle prime reazioni la prova di forza ha ulteriormente isolato il regime che per settimane ha risposto con toni bellicosi all'approvazione a fine gennaio di una risoluzione Onu di condanna dell'ultimo test balistico. Per i nordcoreani si è trattato di difendere la propria sicurezza contro “il comportamento aggressivo degli Stati Uniti” cui Pyongyang si riserva di rispondere con ulteriori azioni. Per il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stata invece una minaccia alla sicurezza internazionale e alla pace. Se Barack Obama ha parlato di provocazione, una condanna è arrivata anche da Pechino. Il ministero degli Esteri cinese ha rimarcato la propria “netta opposizione” al test. Già nelle scorse settimane i cinesi avevano fatto pressioni sulla Corea del Nord affinché desistesse.

La dirigenza di Pechino non è un monolite sull'atteggiamento da tenere con il riottoso vicino. Ancora oggi l'agenzia ufficiale Xinhua provava a giustificare la Corea del Nord e il forte senso di insicurezza, dopo anni di confronto con Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. Di contro,nelle scorse settimane un quotidiano filogovernativo come il Global Times non ha escluso che Pechino potesse tagliare gli aiuti ai nordcoreani nel caso fossero andati avanti con il test perché la storica alleanza non poteva mettere a rischio gli interessi cinesi in un momento di forte tensione nella regione per le dispute territoriali con il Giappone e con le Filippine. Sulla posizione cinese pesa inoltre la transizione al vertice non ancora pienamente compiuta con Xi Jinping che assumerà la presidenza dalla Repubblica e dalla Commissione militare centrale soltanto a marzo. Ed è tra i militari che si trovano i principali sostenitori di Pyongyang.



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