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La Corea del Nord minaccia di rafforzare la propria capacità militare, e nucleare, in risposta alla risoluzione di condanna per il lancio di un razzo a lungo raggio lo scorso dicembre

Andrea Pira

Mercoledi' 23 Gennaio 2013

La sequenza degli eventi nella penisola coreana sembra ripetersi. All’inizio c’è un test missilistico di Pyongyang, la comunità internazionale reagisce con una risoluzione di condanna e sanzioni, i nordcoreani replicano con un test nucleare. Si seguì questo schema nel 2006 e nel 2009. In questi giorni la situazione è ferma al secondo passaggio, ma la reazione del governo nordcoreano alla risoluzione con cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha allungato l’elenco di persone e istituzioni colpite da sanzioni, tra queste l’agenzia spaziale nordcoreana, non permette di escludere l’ipotesi di un terzo test nucleare.

La nota del ministero degli Esteri nordcoreano, ripresa dall’agenzia ufficiale Knca, di fatto definisce la risoluzione voluta dagli Stati Uniti, un gesto ostile di chi non accetta i progressi scientifici e tecnologici della Corea del Nord. Il regime respinge l’esortazione a porre fine ai test, pone una pietra sopra le trattative sulla denuclearizzazione della penisola e minaccia di rafforzare la propria capacità militare, inclusa la deterrenza nucleare.

Il documento approvato ieri è la risposta al riuscito lancio di un razzo a lungo raggio lo scorso 12 dicembre con cui Pyongyang ha messo in orbita un satellite, ritenuto una violazione delle risoluzioni che vietano al regime test missilistici.

La risoluzione che parla di “azioni significative” in caso di nuovi lanci, è il risultato di un mese di mediazione tra gli Stati Uniti e la Cina, quest’ultima contraria a imporre nuove sanzioni. Pechino è il principale partner commerciale dei nordcoreani e anche il principale alleato, sebbene all’interno della dirigenza cinese ci siano diverse correnti di pensiero sull’atteggiamento da tenere.

Il segretario del Partito comunista e prossimo presidente cinese, Xi Jinping, ha oggi esortato tutte le parti coinvolte a evitare tensioni cercando di analizzare sia i sintomi sia le cause dei problemi nella penisola coreana. Parole pronunciate a colloquio con l’inviato speciale della presidentessa eletta sudcoreana, Park Geun-hye, che si insedierà ufficialmente alla Casa Blu a febbraio. Già Li Baodong, rappresentante cinese all’Onu, aveva sottolineato come sanzioni e risoluzioni debbano essere completate con sforzi diplomatici. Tuttavia i colloqui a sei sono ormai in stallo da anni e l’accordo raggiunto ad aprile tra nordcoreani e Stati Uniti per cibo in cambio di una moratoria nucleare e missilistica è franato dopo poche settimane assieme al fallito lancio di un missile a lungo raggio. Esortazioni a non superare i limiti imposti dall’Onu ai programmi nucleare e missilistico sono arrivate anche dalla Russia.

Secondo quanto riferito dall’agenzia sudcoreana Yonhap, i governi di Washington e Seul non escludono invece di imporre proprie sanzioni contro Pyongyang. L’argomento sarà nell’agenda dell’incontro di domani tra l’inviato statunitense Glyn Davies e la controparte sudcoreana, Lim Sung-nam. Tra le misure prese in considerazione maggiori controlli sulle navi nordcoreane che viaggiano nelle acque attorno alla penisola e controlli sulle imbarcazioni sospettate di trasportare armi. Intanto la diplomazia sudcoreana fa sapere di essere intenta a monitorare la situazione nell’eventualità del terzo test nucleare, al momento considerato non imminente sebbene a livello tecnico alcuni analisti dicono che Pyongyang sia quasi pronta.



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