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“PECCATO MORTALE SFRUTTARE CHI LAVORA”

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La guerra di Mario

La lunga scia di droni e ostaggi

Dalle trincee della Grande Guerra un appello per il diritto alla pace

ERAVAMO IN CENTOMILA, GRANDI NUMERI ALLA PERUGIA ASSISI

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PERCHE' DICO NO ALLA GUERRA IN MALI 17/1/13

Flavio Lotti, storico pacifista italiano, già coordinatore della Tavola della pace e ora candidato al Parlamento, interviene sul dibattito aperto sul conflitto nel deserto africano

Flavio Lotti

Giovedi' 17 Gennaio 2013

Sulla vicenda del conflitto in Mali, vorrei subito chiarire due punti: no alla politica delle bombe e No all’intervento militare dell’Italia in Mali. L’unica soluzione è e resta quella politica. Per questo l’Italia deve unirsi a tutti coloro che stanno cercando una via politica per fermare i combattimenti. Penso infatti che il ministro Giulio Terzi sia un irresponsabile, perché solo un irresponsabile può decidere di trascinare in questo momento l’Italia in una nuova guerra senza fine. E se fermare la guerra in Mali è un dovere della comunità internazionale, appoggiare militarmente l’intervento unilaterale dei francesi è semplicemente da irresponsabili. Così invece non si ferma la guerra. La si alimenta creando un nuovo disastro come la Somalia, l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia. A nulla poi vale rifarsi alla risoluzione 2085 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Perché quella risoluzione prevede ben altri interventi.

Infine, credo, più che la lotta al terrorismo, c’entra l’oro, il petrolio e soprattutto l’uranio. L’obiettivo non è solo il Mali ma anche il Niger. Le ragioni non sono umanitarie e in gioco c’è l’approvvigionamento energetico della Francia e il controllo delle risorse naturali di quella regione. Invece di mettere l’elmetto, l’Italia deve agire per la pace nell’interesse primario della salvaguardia delle vite umane, nel solco della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani. Dovrebbe innanzitutto organizzare l’immediato invio di aiuti umanitari alle centinaia di migliaia di profughi e rifugiati travolti dalla follia della guerra e dai grandi predoni internazionali.

Ma voglio aggiungere un altro elemento. È vergognoso che la nostra televisione pubblica non abbia dedicato un solo momento di approfondimento a questa ennesima guerra e che ad oggi non sia stato ancora inviato un giornalista della Rai in Mali. Che cosa deve accadere ancora perché il nostro servizio pubblico apra finalmente gli occhi sul mondo?

*candidato di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche 2013

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