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UN RE AFGANO A ROMA 4/1/13

Luciano Monzali

Un re afgano in esilio a Roma

Le Lettere 2012

pp. 108

euro 16,00

Emanuele Giordana

Venerdi' 4 Gennaio 2013

Il 29 maggio del 1929 il governo italiano diede il proprio nulla osta all’arrivo in italia dell’ormai ex sovrano Amanullah Khan d’Afghanistan. Il monarca riformista, qualità che tutti gli hanno in seguito riconosciuto, era in India in attesa che le autorità italiane gli consentissero l’esilio in un Paese dove gli stessi Savoia si erano spesi perché il re, spodestato da una coalizione di mullah e potentati conservatori tra cui membri della sua stessa famiglia, potesse venir accolto nel Belpaese. Del resto Amanullah era uno dei più feroci reggenti asiatici anti britannici. Una cosa che non poteva certo dispiacere a Mussolini anche se in quel frangente, la politica dell'Italia fascista non voleva ancora compromettere i suoi rapporti con Londra.

La casa editrice Le Lettere ha appena mandato alle stampe la bella ricerca di Luciano Monzali sul monarca afgano. Davvero mancava nel Paese che, oltre a dare ospitalità all’ultimo re (Zaher Shah), la offrì anche a un uomo di statura assai superiore al monarca che viveva all’Olgiata e che tornò in Afghanistan dopo la caduta dei talebani. La ricerca di Monzali fornisce un documentato e interessante spaccato di quel che faceva l’Italia fascista, della sua politica verso l’Asia e dei rapporti con gli altri Paesi europei: la potentissima e perfida Albione,che restava saldamente posizionata, e la rampante politica del III Reich che non mancava di reclutare seguaci appoggiando il nazionalismo locale (gli indiani però preferirono al Fuhrer la Regina) anche se poi, dicono le carte, fu proprio Hitler a mettere il veto su un ritorno in Afghanistan di Amanullah che, sul finire del Ventennio, Roma avrebbe forse anche potuto e voluto sostenere rimpiazzando Zaher, troppo filo britannico.

In realtà, la presenza di Amanaullah a Roma (viveva a Prati con la famiglia allargata, la servitù, i figli e i nipoti) si rivelò spesso imbarazzante: metteva in difficoltà l'Italia sia con londra, sia con Kabul per via delle trame ordite dal vecchio monarca prima verso Nader, che gli aveva occupato il trono alla sua dipartita, sia verso Zaher, il figlio di Nader salito allo scranno più alto dopo l'uccisione del padre. Ma tutto sommato a Roma non dispiaceva coccolare Amanullah e persino finanziarlo purché la cosa non fosse ufficiale (sembrasse solo una donazione del re d'Italia). Roma non sapeva bene che farsene del re in esilio e dell'Afghanistan almeno sino alla metà degli anni trenta quando, ringalluzziti dalle vittorie in Africa, gli italiani cominciarono - spiega il saggio - a guardare a Kabul con altri occhi. A capirne il possibile ruolo in Asia, con o senza l'ingombrante monarca di Via Orazio, dove la sua famiglia abitava in quella che è adesso l'ambasciata della Nigeria.

Spicca nel libro la figura di un diplomatico italiano: Pietro Quaroni (l’appendice fotografica allegata proviene dall’album di famiglia dell’ambasciatore), di cui in questo blog abbiamo già ampiamente dato conto (accanto al bel libro di Caspani e Cagnacci che copre anche quel periodo).

Questa recensione appare anche sul numero di dicembre del mensile Terra

Altri libri sull'Afghanistan nella Biblioteca di Amanullah su Great Game




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