Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

DUE MARO' SOTTO L'ALBERO DI NATALE 21/12/12

Roma la spunta e i due marinai accusati della morte di due pescatori tornano a casa con un permesso speciale sino al 10 gennaio. Ma i nodi restano tutti in una vicenda pasticciata dove la legge non è uguale per tutti

Venerdi' 21 Dicembre 2012

Nonostante l'ira delle associazioni di pescatori del Kerala, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre torneranno in Italia. La giustizia del Kerala ha accolto la richiesta di Roma sui due marò, trattenuti in India col sospetto di aver ucciso due pescatori, perché possano tornare per due settimane durante le feste natalizie. Un permesso speciale dell'Alta Corte che ha deciso sui due militari italiani che dovranno però ripresentarsi una volta scaduta la “licenza” il cui costo è una garanzia di 60 milioni di rupie (circa 800mila euro) e un impegno formale del ministero degli Esteri. I marò, accusati di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati somali il 15 febbraio, da fine maggio abitano in un hotel di Fort Kochi con l'obbligo di firma e il divieto di lasciare la città. Dall'Italia dovranno rientrare entro il 10 gennaio 2013 e comunque fornire alle autorità indiane gli indirizzi delle abitazioni italiane, numeri di cellulare e dettagli dei movimenti che prevedono nel Belpaese.

L'Italia ha lavorato alla spinosa questione insistendo sulla giurisdizione (si trovavano in acque territoriali sostiene Roma) su cui deve ancora pronunciarsi la Corte Suprema indiana. La gatta da pelare è stata affidata al sottosegretario Staffan De Mistura, cui si deve la momentanea liberazione ma anche la capacità di non far esplodere le relazioni tra noi e uno dei colossi emergenti dell'Asia, la cui presenza in Italia è, da qualche anno, fortissima (l'India ha comprato moltissime aziende nostrane e il suo nome è stato fatto sia per l'Ilva sia per la Ferriera di Servola a Trieste).Il governo porta a casa un risultato, l'unico forse della politica estera gestita dal ministro ambasciatore Giulio Terzi, che non ha proprio brillato (si veda la recente vicenda della Palestina all'Onu) durante i mesi del governo tecnico ai cui inizi esplose la vicenda marò, pesante eredità del governo precedente.

Fu infatti del brillante ministro Ignazio La Russa l'idea di mettere sulle navi mercantili fucilieri in divisa, eccezione tutta italiana Nell'ottobre del 2011 – alla vigilia della caduta del governo Berlusconi - il capo della Marina militare Bruno Branciforte e il presidente di Confitarma Cesare D`Amico firmarono la convenzione che regolava l'imbarco sui cargo italiani di personale militare con licenza di fuoco. Un'iniziativa controversa e pasticciata che mostrerà la corda coi marò. A chi compete dare loro ordini? Chi deve decidere il comportamento con le autorità straniere? I due sbarcarono in India e furono arrestati.

Inutile dire che non ci si può che felicitare quando qualcuno esce di galera. Colpevole o innocente che sia, la galera (foss'anche un albergo) non è certo luogo per trattenere innocenti o redimere colpevoli. Ma la questione lascia intatti molti nodi. Ogni Paese tende a tutelare i suoi soldati. Gli americani e i britannici sono maestri in questo genere di cose: basta pensare al negoziato furibondo tra Washington e Kabul sull'impunità che i soldati stellestrisce vogliono mantenere in terra afgana. O ancora, l'opposizione americana al Tpi, proprio per evitare che un soldato che uccide sia giudicato da un tribunale straniero. Lo stesso vale per l'Italia (si veda il caso della piccola afgana uccisa dai soldati italiani su il manifesto del 23 ottobre). In tutto questo c'è una logica, che resta una logica perversa come noi italiani sappiamo bene ricordando la vicenda del Cermis o quella che coinvolse Giuliana Sgrena e in cui fu ucciso Nicola Calipari. In termini generali, è fuor di dubbio che gli indiani abbiano fatto nulla più del loro dovere nell'arrestare i marò, rendendo giustizia alle famiglie dei pescatori.

Ora l'Italia ha davanti due soluzioni: rispedire i marò in India, sperando che il gesto attenui le ire della giustizia indiana. O arrestare i marò e giudicarli in patria, rischiando l'incidente diplomatico ma salvando la faccia davanti alle folle che sventolano il tricolore. Il pallino sta alla giustizia militare, la matassa da sbrogliare al prossimo governo. Ma il 10 gennaio le elezioni saranno ancora da fare. E, tanto per cominciare, Girone e Latorre finiranno nel tritacarne pre-elettorale. Gli unici di cui tutti si sono già dimenticati sono i pescatori: Valentine Jelestine e Ajeesh Pink, per la cronaca.

Anche su il manifesto



Powered by Amisnet.org