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DIFESA / COSA DICE IL DDL DI PAOLA 6/12/12

Martedì 11 dicembre 2012 i deputati voteranno la legge che delega al Governo la riforma delle Forze Armate. Il Parlamento vota una legge delega che taglia il personale militare solo per comperare più armi (tra cui i cacciabombardieri F35), aumentando così la spesa militare e la spesa pubblica. Una manifestazione di protesta, cui Lettera22 aderisce, è stata convocata per quello stesso giorno alle 11 del mattino. La protesta è promossa da Tavola della pace, Rete italiana per il disarmo, Sbilanciamoci!

Ecco una breve sintesi dei contenuti in discussione

Giovedi' 6 Dicembre 2012

Di cosa di è discusso in Parlamento? Cosa dice il ddl Di Paola? Perché gran parte della società civile italiana è contraria? Questa breve sintesi, preparata da Flavio Lotti (Tavola della pace) spiega in modo chiaro i suoi contenuti e il perché di una protesta. A pochi giorni dal voto a Montecitorio


Di cosa si tratta?

Il Parlamento affida al governo il compito di riorganizzare le Forze Armate che nel corso degli anni sono cresciute a dismisura sino a diventare uno strumento ipertrofico con un’operatività compromessa e un costo insostenibile.

Il disegno di legge è stato scritto dal Ministero della Difesa e, stranamente, porta solo la firma del Ministro-Ammiraglio Giampaolo Di Paola.

Cosa prevede la legge?

La legge autorizza le gerarchie militari a riorganizzare in proprio le Forze Armate nell’arco dei prossimi 12 anni senza indicare veri e propri criteri. Di fatto si tratta di una delega talmente ampia da poter essere considerata come una delega in bianco.

Secondo quanto previsto si procederà a:

ristrutturare il bilancio della Difesa riducendo le spese per il personale e aumentando quelle per l’acquisto di armi e per il funzionamento delle FFAA;
ridurre il personale militare e civile di circa 43.000 unità (oggi i militari sono 183.000 ai quali si aggiungono circa 30.000 civili);
rivedere il modello organizzativo delle FFAA, le infrastrutture e la loro dislocazione sul territorio con una riduzione complessiva del 30%;
richiedere il pagamento di tutti i servizi resi dalle FFAA per attività di protezione civile in caso di calamità naturali.


La legge introduce inoltre due principi:

il principio dell’invarianza della spesa: in base al quale tutti i soldi risparmiati con il processo di riforma (riduzione del personale, riduzione delle strutture, servizi a pagamento) resteranno nelle casse del Ministero della Difesa;
il principio della flessibilità gestionale di bilancio: in base al quale i generali potranno spendere i soldi come vorranno, principio che non è concesso a nessuna altra amministrazione dello Stato.

La legge impegna in 12 anni una somma enorme stimata in circa 230 miliardi di euro.

Quali sono gli effetti della delega?


In base a questa legge, la riorganizzazione delle FFAA:

non porterà alcuna riduzione del bilancio della Difesa ma un aumento delle spese per gli armamenti;
comporterà un aumento della spesa pubblica provocato dalle misure che verranno assunte per accompagnare la riduzione del personale militare e civile (prepensionamenti, trasferimenti ad altre amministrazioni pubbliche,…;
determinerà una trasformazione del nostro strumento militare secondo il modello definito dalle attuali gerarchie militari senza alcun indirizzo parlamentare. Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola descrive apertamente uno strumento sempre meno legato alla funzione costituzionale di difesa della patria e sempre più aggressivo, capace di intervenire anche a decine di migliaia di chilometri di distanza dai nostri confini, dotato di bombardieri come gli F35, droni e portaerei, pronto a partecipare alle prossime guerre ad alta intensità.

Cosa ha fatto il Parlamento?

Il Senato è intervenuto sul disegno di legge presentato dal ministro Di Paola il 23 aprile scorso dopo un oscuro braccio di ferro nel consiglio dei ministri, introducendo alcune modifiche. In particolare la Commissione Difesa ha cancellato la norma che avrebbe permesso ai generali di trasformarsi in mercanti d’armi e ha aumentato gli strumenti di controllo parlamentare sui programmi di acquisto delle armi.

La Commissione Difesa della Camera ha invece rinunciato a tutte le sue prerogative, ha omesso di analizzare, discutere e migliorare il testo del provvedimento giunto alla Camera l’8 novembre. Giovedì 29 novembre, in soli 75 minuti ha bocciato senza discussione tutte le proposte di emendamento.

Il provvedimento giunge in aula a Montecitorio dopo solo 6 sedute, in totale 8 ore e 40 minuti, poco più di un giorno di lavoro di un metalmeccanico.


Cosa doveva fare il Parlamento?

Una situazione così difficile e una riforma così delicata e complessa richiede un ben altro approccio. Cosa doveva fare (e non ha fatto) il Parlamento?

Primo. Sottoporre il bilancio della Difesa a un’attenta revisione con particolare attenzione agli sprechi, ai 71 programmi di acquisto di armi in corso e a tutte quelle misure che possono portare ad un’immediata riduzione della spesa.

Secondo. Fare un’analisi aggiornata dei problemi di sicurezza dell’Italia (con particolare attenzione al Mediterraneo e all’Europa) e indicare gli strumenti più appropriati per affrontarli (politica estera, politica europea, politica di sviluppo, politica di cooperazione, politica di sicurezza, politica militare).

Terzo. Ridefinire coerentemente gli obiettivi dello strumento militare e incaricare i tecnici di proporre una sua riorganizzazione anche alla luce delle necessità di contenimento della spesa pubblica.



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