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In un incontro a Kabul con De Mistura gli afgani discutono di Tokio e di quel che si aspettano dal nostro Paese

Comunicato di "Afgana"

Giovedi' 14 Giugno 2012

L'Italia deve continuare a sostenere la società civile afgana e il progetto della costruzione di una Casa della società civile in Afghanistan che aiuti il processo di aggregazione di tutte le forze che vogliono evitare che il Paese precipiti nel caos e perda le sue conquiste. E' il messaggio che i responsabili di diversi reti della società civile afgana hanno consegnato oggi in forma scritta a Kabul al sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, a margine del vertice ‘Heart of Asia Ministerial Conference in Kabul’ aperto oggi nella capitale afgana.

Durante l'incontro, ospitato nel pomeriggio nella sede della sede diplomatica italiana e organizzato dall’ambasciatore Luciano Pezzotti. i delegati della società civile hanno anche reso noto al sottosegretario il sostegno della società civile afgana all'“Iniziativa 30%” promossa in Italia da “Afgana”, la rete di associazioni, Ong, sindacati, accademici e cittadini nata nel 2007 a Roma. L'iniziativa, lanciata nei mesi scorsi da “Afgana”, Tavola della pace e Rete Disarmo, mira a far si che per ogni euro risparmiato col ritiro delle truppe (al momento circa 4200 soldati che dovrebbero rientrare entro il 2014) 30 centesimi siano reinvestiti in Afghanistan. Proprio parte di questi fondi andrebbero a finanziare la “Casa della società” civile, una struttura di servizio per l'associazionismo afgano ma anche il simbolo di quanto importante si ritiene un ruolo attivo della cittadinanza. I delegati hanno discusso con De Mistura anche dei contenuti del prossimo vertice che si terrà a Tokyo in luglio manifestandogli la preoccupazione che il ritiro delle truppe equivalga a un abbandono del Paese..

Tra gli invitati all'incontro col sottosegretario, i due delegati della società civile che parleranno al vertice di Tokio – Samira Hamidi e Hayatullah Hayat - la giornalista Najiba Ayubi, l’ex parlamentare Ahmad Joyenda ora vicedirtettore del centro di ricerca Areu e Ahmad Seyar Lalee della rete per la difesa dei diritti umani.

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