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MSF: LE CRISI UMANITARIE DIMENTICATE DAI MEDIA 15/05/12

Presentato a Roma l'ottavo rapporto sulle crisi dimenticate. Dai TG spariscono la malnutrizione in Somalia, l'HIV/AIDS e le malattie tropicali. In compenso l'Afghanistan ha avuto la stessa attenzione dedicata al royal wedding britannico

Andrea Pira

Martedi' 15 Maggio 2012

Medici Senza Frontiere ha voluto ancora una volta ribadire la sua richiesta di ricevere l'autorizzazione a lavorare in Siria. L'organizzazione umanitaria ha ammesso di avere una visione parziale della situazione medica in cui versa il Paese ormai teatro di una guerra civile. “Fino a oggi nessuno sforzo compiuto da MFS nei confronti della autorità siriane, o tramite diversi intermediari, ha avuto esito positivo”, spiega il comunicato i cui contenuti hanno aperto la conferenza stampa di presentazione del ottavo rapporto sulle crisi dimenticate.

La Siria oggi,come già le rivolte della primavera araba, su tutte quella libica, ha raccolto, seppur con momenti di minore o maggiore risalto, l'attenzione della stampa e delle televisioni italiane.

Così non è stato per altre crisi umanitarie, sanitarie e alimentari,emerge dal rapporto realizzato in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia che ha analizzato lo spazio dedicato dalle edizioni serali dei telegiornali Rai, Mediaset e La7 a quelle che ha tutti gli effetti possono essere considerate “crisi dimenticate”.

Dai dati emergono carenze sia nella quantità sia nella qualità. Restando alle cifre basti pensare che il numero di notizie dedicate all'Afghanistan e al matrimonio dei reali britannici si equivale: 413 a testa. O che carestia e siccità nel Corno d'Africa e le violenze in Costa d'Avorio dopo il braccio di ferro politico tra il presidente eletto Alassane Outtarà e il suo predecessore Laurent Gbagbo (in tutto 52 notizie) hanno avuto assieme meno spazio delle nozze di Alberto di Monaco. Certo rispetto al 6 per cento dei servizi dedicati dai telegiornali ai contesti di crisi, ai conflitti e alle emergenze sanitarie nel 2009, l'anno scorso il totale è salito al 10 per cento.

Un dato dentro cui rientrano tuttavia anche la triplice catastrofe nipponica -terremoto, tsunami, nucleare- e le proteste nel mondo arabo e islamico. Anche in questo caso alcuni Paesi, come il Bahrein sono rimasti praticamente invisibili.

In 18 dei 24 servizi in cui si è parlato del sultanato lo si è fatto contestualmente a quanto avveniva negli altri teatri di rivolta. E spesso a fare più notizia non erano tanto le cause della protesta, quanto le conseguenze dell'instabilità considerare più vicine ai nostri interessi, come le ripercussioni sul Gran Premio di Formula 1.

Alcuni Paesi sono in realtà totalmente scomparsi. È il caso della Repubblica democratica del Congo cui sono stati dedicati soltanto 5 servizi, nessuno dei quali sulle violenze in corso o sull'Aids che flagella il Paese. La malattia non ha avuto l'onore delle cronache in prime time neanche nella Giornata mondiale contro l'Aids, il 1 dicembre. Così come nessuno spazio è stato concesso alla crisi finanziaria in cui versa il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la Tubercolosi e la Malaria. Mentre al contrario ampia copertura è stata riservata alla nostrana influenza stagionale.

Per la prima volta MSF ha inoltre deciso di analizzare come e quanto la stampa ha raccontato l'arrivo dei migranti in fuga dalla Libia, dalla Tunisia e dall'Egitto. Non è un crisi dimenticata: le sono stati dedicati 1.391 servizi. Ma nel farlo si è scelto di calcare la mano sul sensazionalismo. Cosicché ogni situazione diventa “emergenza” e abbondano “l'allerta massima”, la “tensione altissima”, e il “caos. E nel linguaggio, “per accrescere il pathos narrativo”, si è fatto largo uso di un lessico bellico: Lampedusa invasa o occupata, gli sbarchi che danno o non danno tregua, i riferimenti alle polveriere, alle micce e alle situazioni esplosive.

Il dato più sconcertante è che nei servizi è praticamente assente la voce dei migranti, ha spiegato MSF. Alle loro testimonianze è concesso soltanto il 14 per cento del tempo contro il 65 per cento di cui hanno goduto politici, esponenti del governo e amministratori locali.
“Si continua a ragionare secondo l'ottica miope che questi temi non interessino agli spettatori perché lontani”, ha detto Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia, “Ma prendiamo il caso dell'Aids. Se non paghiamo adesso pagheremo per sempre, ha spiegato l'Onu. E a pagare saranno i Paesi più industrializzati. O ancora i contribuenti avrebbero avuto il diritto di sapere come sono spesi i loro soldi nei centri libici in cui sono rinchiusi i migranti. Servono informazioni attendili, senza generare allarmismi, ma basandosi sui fatti”.



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