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PROCESSO MONTECRISTO: LA SENTENZA 28/11/12 (IN INGLESE)

MONTECRISTO HIJACK TRIAL. NEW HEARING IN ROME 26/10/12

CASO MONTECRISTO: LA TERZA UDIENZA CONTRO I PRESUNTI PIRATI SOMALI A ROMA 27/06/12

CASO MONTECRISTO: SECONDA UDIENZA A ROMA 15/05/12

A ROMA IL PRIMO PROCESSO CONTRO PRESUNTI PIRATI SOMALI 23/3/12

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI DEI RISCATTI PAGATI AI PIRATI SOMALI? LA RISPOSTA, PARZIALE, DI CHATHAM HOUSE

PIRATERIA SOMALA: L'UE PENSA A INTERVENTI ARMATI ANCHE A TERRA 11/01/11

LIBERATA LA PETROLIERA SAVINA CAYLYN. DA FEBBRAIO ERA NELLE MANI DEI PIRATI SOMALI 21/12/2011

TRIBUNALE ITALIANO PER I PIRATI DEL CORNO D'AFRICA 24/10/11

I PIRATI DELLA MONTECRISTO IN ARRIVO IN ITALIA 17/10/11

CRESCE IL BUSINESS DEI CONTRACTORS ANTI-PIRATI 12/10/11

LA CARESTIA IN SOMALIA SI AGGRAVA 05/09/2011

IL ROMPICAPO DELLA LOTTA ALLA PIRATERIA 21 APRILE 2011

BUCCANEER LIBERO, MA LA PIRATERIA RIMANE 11/08/09

SUORE RAPITE, NESSUNA NUOVA 12/11/08

CASO MONTECRISTO: SECONDA UDIENZA A ROMA 15/05/12

Riprende nell'aula bunker di Rebibbia il processo ai presunti pirati accusati del tentato sequestro della Montecristo.

Enzo Mangini

Martedi' 15 Maggio 2012
Mentre le agenzie di stampa internazionali rilanciavano le notizie sul blitz delle navi Ue contro le basi d’appoggio dei pirati somali nella zona di Haradhere, a Roma, la Corte d’assise faceva il suo ingresso nell’aula bunker di Rebibbia. Per una singolare coincidenza, le notizie sul blitz a migliaia di chilometri di distanza sembravano molto vicine: in aula, infatti, c’era la seconda udienza del processo a otto presunti pirati, arrestati assieme ad altri tre (minorenni, processati a parte dal tribunale dei minori) a bordo della motonave Montecristo, a ottobre del 2011.
La prima udienza, il 23 marzo scorso, era servita a delineare il quadro e le circostanze dei fatti. Oggi si è entrati nel vivo del processo con l’esame dei primi testimoni. Tra loro, il capitano Giorgio Colaci del Ros, ufficiale responsabile delle indagini, che ha ricostruito l’insieme del fenomeno pirateria e ha spiegato alcuni passaggi delle indagini sul caso della Montecristo; il comandante Domenico Guglielmi, che aveva il comando della Andrea Doria, la nave della Marina Militare impegnata nelle operazioni di pattugliamento davanti le coste somale nell’ambito della missione Nato Ocean Shield e il terzo ufficiale della Montecristo, Stefano Mariotti, che ha raccontato il momenti più drammatici dell’abbordaggio e del tentato sequestro: «Erano le 8 del mattino del 10 ottobre quando sono arrivato in plancia per iniziare il mio turno - ha raccontato Mariotti - E a poppavia già si vedeva il motoscafo dei pirati che ci stava inseguendo». Meno di un’ora dopo, i pirati sono riusciti a raggiungere la Montecristo e a salire a bordo, non prima di aver sparato contro la nave alcune raffiche di kalashnikov e un paio di razzi rpg: «Il primo razzo ha colpito il fumaiolo della nave - ha ricordato Mariotti - Quando abbiamo visto che ricaricavano l’Rpg ci siamo spostati tutti nella cittadella. Pochi secondi dopo abbiamo sentito l’esplosione del razzo che aveva colpito la plancia di comando». Da quel momento, per l’equipaggio della Montecristo è iniziata una lotta di nervi. Riparati nella cittadella, i marittimi sono riusciti a impedire che i pirati prendessero il controllo della nave. «Abbiamo manovrato con il timone di emergenza - ha raccontato Mariotti - e per due volte siamo riusciti ad accendere i motori che i pirati avevano spento per impedirci di fare rotta verso il quadrante dove sapevamo che c’erano i le navi militari». Dandosi il cambio di vedetta nel fumaiolo della nave, i marittimi sono riusciti ad appendere all’esterno dei cartelli per comunicare ad eventuali soccorritori che l’equipaggio era al sicuro nella cittadella blindata. Per più di 24 ore, chiusi nella cittadella vicina alla sala macchine, hanno sperato che arrivassero i soccorsi, apparsi prima con i colori di una nave da guerra statunitense e poi con quelli della HMS Fort Victoria, una nave britannica da cui, 30 ore dopo l’abbordaggio, sono partiti i Royal Marines che hanno fermato i pirati. Ancora un giorno in mare e i somali sono stati consegnati all’Andrea Doria, per essere poi trasferiti in Italia.
I testimoni hanno risposto alle domande del pubblico ministero Francesco Scavo, titolare dell’inchiesta, e degli avvocati difensori Douglas Duale e Massimo Mercurelli, per ricostruire gli eventi che hanno portato al primo processo per pirateria contemporanea in Italia. Nel dibattimento, la difesa si è concentrata su alcuni punti: i dubbi sull’identificazione certa degli imputati e, soprattutto, la difficoltà di provare l’aggravante di terrorismo che il pm ha proposto nell’ipotesi investigativa. Il comandante Guglielmi ha spiegato che «gli attracchi verso cui i pirati portano le navi, in particolare quello di Grisby dove riteniamo che, se il sequestro fosse riuscito, sarebbe stata portata la Montecristo, visto che era stato l’approdo di destinazione di altre navi italiane, secondo le valutazioni dell’intelligence sono in un’area controllata dagli al Shabab». Senza l’appoggio logistico della milizia islamista, secondo la valutazione del comandante dell’Andrea Doria, sarebbe molto difficile se non impossibile gestire la “macchina” della pirateria, che ormai ha assunto i contorni di una industria criminale, della quale, peraltro, è molto difficile rintracciare i flussi finanziari alimentati dai riscatti. L’ultimo in ordine di tempo, quello pagato per la petroliera italiana Enrico Ievoli, rilasciata il 23 aprile dopo quattro mesi di sequestro. Secondo Somalia report, il riscatto versato per la petroliera italiana sarebbe di 9 milioni di dollari, ma altre fonti aggiungono un milione, che sarebbe stato versato a terra, sulla costa, mentre gli altri sono stati paracadutati direttamente sulla nave e spartiti tra i pirati sotto gli occhi del comandante della nave.
Capitolo specifico nella vicenda della Montecristo, poi, è quello di quattro dei somali imputati che non sono stati fermati a bordo della nave italiana ma su un peschereccio pakistano, individuato come possibile nave madre da cui erano partiti i motoscafi che hanno condotto materialmente l’abbordaggio. Guglielmi ha spiegato che il peschereccio è stato individuato sulla base di una valutazione geografica, suffragata poi dal fatto che a bordo della Montecristo erano stati arrestati assieme ai somali due pakistani, poi rilasciati dopo l’incidente probatorio in Italia. Uno dei due era il figlio del comandante del peschereccio, l’Al Azhib, nelle cui stive sono state poi trovati Ak-47, Rpg, scale da abbordaggio e i giubbotti di salvataggio con il timbro della Asphalt Venture, una nave panamense sequestra nell’autunno del 2010 e rilasciata nella primavera del 2011.
Alcuni punti pochi chiari della dinamica dei fatti - soprattutto nelle prime ore del tentato sequestro e poi nella fase di inseguimento dell’Al Azhib - dovranno essere chiariti nella prossima udienza, attorno all’11 luglio prossimo, quando dovrebbero essere ascoltati in videoconferenza il comandante della nave militare statunitense che per prima era riuscita a intercettare la Montecristo e poi quella del comandante della HMS Fort Victoria, che assieme a un’altra nave britannica, l’HMS Somerset, è partito all’inseguimento dell’Al Azhib mentre l’Andrea Doria scortava verso gli Emirati Arabi Uniti la Montecristo restituita al pieno controllo del suo tenace equipaggio.

La foto, relativa alla prima udienza, è di Stefano Montesi.




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