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CLOONEY E I TWEEPS SUDANESI: CRONACA DI UNA GIORNATA PARTICOLARE 17/3/12

Ieri l'arresto dell'attore premio Oscar a Washington, durante una manifestazione davanti all'ambasciata sudanese. Le reazioni dei blogger e dei tweeps sudanesi, tra rabbia, insofferenza e idee brillanti. Per cercare di superare il muro di disattenzione e far filtrare notizie più complete sul loro paese

Irene Panozzo

Sabato 17 Marzo 2012

Una giornata intensa tra i tweeps sudanesi, quella di ieri. Iniziata come sempre, con notizie e commenti che riguardano il paese, man mano che le ore passavano ha preso una piega diversa. Mentre da Khartoum la giornalista e blogger Maha el-Sanosi, alias @MimzicalMimz, raccontava della sua visita al marito di un'insegnante e attivista nuba, Jalila Khamis Koko, prelevata dai servizi segreti nella notte di quattro giorni fa e da allora sparita, Moez Ali, alias @his_moezness, già iniziava a fare dell'amara ironia su George Clooney, il suo incontro con Barak Obama e il suo attivismo pro-Sudan. All'hashtag #FreeJalila, si alternava quindi lo #SlapGeorgeClooney (date uno schiaffo a George Clooney). Perché "la politica non è un posto per la filantropia o l'altruismo" e perché "sì, il Sudan ha bisogno dell'attenzione dei media. Ma non del tipo che Clooney cerca".

A una certa ora del pomeriggio, però, i toni si sono fatti più accesi. La notizia dell'arresto di Clooney di fronte all'ambasciata sudanese di Washington, DC, fa rapidamente il giro del mondo, ribattuta dai siti di giornali e riviste e riproposta nelle edizioni delle news di network televisivi e radiofonici di tutto il mondo. Anche su Twitter, #Clooney e #Sudan diventano molto velocemente virali. E' a questo punto che i tweeps sudanesi si arrabbiano. Molto. Alle voci di Mimz e Moez si uniscono quelle di @Masrudanya e di @elzubeir, sempre molto attivi. E la linea è sempre la stessa: "vorrei che ci fossero news e hashtag virali di questa portata quando ogni giorno gli attivisti in Sudan vengono arrestati per le loro proteste contro Bashir", dice verso metà pomeriggio @Masrudanya. Che continua: "Clooney? Chi se ne frega. La lotta dei sudanesi contro il regime in Sudan è costata a molti la loro vita, salute mentale e fisica, sia in carcere che fuori".

L'insofferenza e la delusione per una disattenzione costante ai reali problemi del paese, che diventa ancora più evidente in giornate come quella di ieri, durante le quali apparentemente tutti parlano di Sudan ma nessuno va a chiedere ai sudanesi cosa pensano e per cosa lottano, trova la chiave di volta in un'idea brillante di @elzubeir: usare l'hashtag #FreeClooney, già diventato virale e ribattuto da fan in tutto il mondo "che probabilmente si stanno dannando per cercare il Sudan sul mappamondo", per trasmettere informazioni più corrette e complete sulla complessa situazione del paese, sfruttando la cassa di risonanza dell'arresto del bel George per farle arrivare al maggior numero di persone. E via allora con precisazioni sulla guerra in Darfur, su quella in Kordofan meridionale e in Nilo Azzurro, sui prigionieri politici in carcere da mesi, sulla censura che colpisce i giornalisti, sugli attivisti spariti e su quelli uccisi, indipendentemente dalla loro origine etnica. A dimostrazione che sì, sui Monti Nuba ci sono interi villaggi che vivono nelle grotte, in povertà estrema e sotto la costante minaccia delle bombe sganciate dagli Antonov, come si vede nell'ultimo video messo in rete dallo stesso Clooney prima della sua due-giorni di Washington, ma che in Sudan c'è anche una società civile viva e combattiva, giovani brillanti che usano indifferentemente arabo e inglese nei loro scritti e nelle loro azioni e che rischiano, molto, quotidianamente.

Il bilancio della giornata e dell'intera vicenda arriva oggi, in un nuovo post di Moez Ali sul suo blog, che mette in luce quelle che, a suo parere, sono le gravi mancanze dell'azione di Clooney e di molto attivismo occidentale: non ci sono dubbi sulla reale preoccupazione di attivisti e funzionari per la sorte della gente del Kordofan meridionale, ma "a meno che non capiscano le cause del conflitto e le conseguenze della loro pubblicità, non aiuteranno nessuno. Queste notizie danno solo a Mr Bashir e al suo governo ulteriori ragioni per continuare la loro guerra in Kordofan".

Forse, invece di continuare a parlare del breve e indolore arresto di Clooney con l'illusione di star parlando di Sudan, sarebbe il caso di raccontare cosa sta davvero succedendo in un paese grande, complesso, ricco di fragilità e di sfide, il cui futuro ora come ora non sembra certo roseo. E, per farlo, sarebbe il caso di stare a sentire cos'hanno da dire i sudanesi stessi. Basta qualche click.



Leggi l'articolo, arricchito da altri aggiornamenti, su BorderLand, il blog di I. Panozzo



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