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La morte del leader nordcoreano e l amano passa al figlio Kim Jong-un (nella foto)

Sonny Evangelista

Martedi' 20 Dicembre 2011

Kim Jong-il, il feroce dittatore nordocoreano, non c'è più. Il 69enne “caro leader”, uno degli ultimi veri dittatori del mondo, un moderno Stalin capace di far vivere il suo popolo in un “regno del terrore”, è scomparso sabato scorso, per un infarto. Eppure, come nella migliore tradizione della propaganda di stato, ieri un'annunciatrice televisiva ha riferito del decesso vestita di nero e in lacrime. Scene di cittadini piangenti e disperati hanno caratterizzato tutta la giornata di ieri, in un nazione che ha proclamato 12 giorni di lutto, fino ai funerali che si terranno il 28 dicembre. Lo stato militarizzato della Corea del Nord, in cui uno degli eserciti più ampi del pianeta governo e controlla la vita dei cittadini, sopprimendo tutte le libertà fondamentali dell'uomo, non poteva che mostrare al mondo questa artificiale immagine di sè. E, naturalmente, proclamare con enfasi che Kim Jong-un, il più giovane dei figli del leader scomparso, era stato designato come “grande successore” alla guida del paese. Il trentenne, Kim Jong-un, secondo la Kcna, agenzia di stampa ufficiale del regime, “è il nuovo leader eccezionale del nostro partito, del nostro esercito e del nostro popolo”.
La morte di Kim, evento inaspettato per gli osservatori, ha generato non poche preoccupazioni sopratutto per la sicurezza nella penisola coreana anche perchè, in concomitanza con l'annuncio della morte, Pyongyang ha testato un missile a corto raggio: la Corea del Sud, ancora tecnicamente in guerra con il Nord, dopo l’armistizio del 1953 - a cui non è seguito un accordo di pace - ha messo i suoi militari in stato di allerta, ma ha reso noto di non ravvedere alcun movimento anomalo tra le truppe nordcoreane. Nella penisola la tensione è altissima, dopo che nel 2010 Pyongyang bombardò un'isola sudcoreana ed è accusata di aver affondato una nave da guerra sudcoreana.
Si chiude così in Corea l’era di Kim Jong-il. Figlio del “Presidente eterno” Kim Il-sung, che ha governato la Corea del Nord dal 1948 alla morte, nel 1994, Kim Jong-il passerà alla storia per il governo isolazionista, oppressore, brutale, capace di gestire lager dove vivono un milione di coreani, prigionieri per motivi politici, di coscienza e di religione. Ma anche per aver governato in modo contraddittorio, e non solo per colpa sua. Nella prima parte del suo regime, infatti, Pyongyang si era aperta a una politica di dialogo, la cosiddetta “sunshine policy”, caratterizzata dallo storico incontro (e dalla visita al Nord) del leader del Sud Kim Dae jung, dall’avvio di una tratta ferroviaria fra i due paesi, dalla possibilità di riunificazione delle famiglie divise dalla frontiera. Dal 2002, invece, quando l’amministrazione USA di Bush figlio e Condolezza Rice inserirono la Corea del Nord – dopo l’11 settembre – nella lista degli “stati canaglia”, Kim si è irrigidito: i rapporti con al Corea del Sud si sono rapidamente rovinati, l’isolamento internazionale è ripreso, è rimasto solo un canale di dialogo con il potente vicino cinese.
Ora, secondo gli osservatori, si apre una difficile fase di transizione. Sebbene la figura del nuovo leader Kim Jong-un sia già stata presentata ufficialmente, il giovane non sembra godere del pieno appoggio dell’esercito e di grande fiducia del popolo. Potrebbe avviarsi per il paese, una fase di instabilità interna o perfino di conflittualità sociale politica, prima di giungere a un assetto definitivo. Per molti, specialmente in Core del Sud, la morte di Kim Jong-il è una opportunità storica per riannodare i fili di un dialogo, verso un cammino di riunificazione, ma cero “questa dovrebbe essere una spinta che viene dall’interno del paese, non certo dall’estero, perchè sarebbe devastante”, notano le Cancellerie dei paesi occidentali.
I nuovo Kim è descritto dai rapporti di intelligence come un giovane determinato e poliglotta che si ritiene abbia studiato, sotto falso nome, in Svizzera, e sia tornato in Corea del Nord dopo il 2000. La sua scarsa esperienza politica, però, potrebbe rivelarsi una debolezza: per questo, secondo i coreanisti, potrebbe essere affiancato da una sorta di “reggenza” costituita dalla zia Kim Kyong Hui e dallo zio Jang Song Thaek, che dovrebbero tenerlo al riparo dalla rivalsa del fratello Kim Jong-nam, escluso dalla successione.
Il futuro, dunque, resta incerto, esposto ai pericoli di vendette e giochi di potere fra i membri della famiglia regnante e i leader militari. Quel che è certo è che Kim Jong-un eredita un paese in cui l’economia è al collasso e oltre due milioni di persone (su 20 milioni di abitanti) sono ridotti alla fame. Se pure la cerchia al potere avesse deciso di accompagnare il passaggio “dinastico”, allora, il governo del giovane Kim non sarà facile perché il paese è in ginocchio, esposto al collasso economico che potrebbe provocare una rivolta.



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