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Scenari: cosa cambia dopo la morte di Kim Jong-il
A sinistra, la biografia del caro leader uscita nel 2006 per ObarraO

Rosella Ideo

Martedi' 20 Novembre 2012

Il leader Kim Jong-il, che ha retto le sorti della RPDC (repubblica democratica di Corea) nel periodo più buio e drammatico della sua storia, è morto sabato all’età di 69 anni. La notizia è stata data alla TV di stato da un’annunciatrice in lacrime e gramaglie. Che cosa succederà in Corea del nord? L’erede designato, Jong-un, riuscirà a tenere unito un paese che non si è più ripreso dalla carestia del 1995? Un terzo della popolazione vive al di sotto la soglia di povertà e la denutrizione ha segnato intere generazioni.
Quando muore Kim Il-sung , fondatore dell’unica dinastia socialista del pianeta nel 1994, Kim Jong-il ha alle spalle una lunga esperienza di governo a fianco del padre. Il giovane Jong-eun non ha né la sua maturità né la sua quindicinale preparazione.

Della sua biografia si sa molto poco. Ha 27 o 28 anni, ha studiato in Svizzera, ha prestato servizio nell’armata popolare nordcoreana culminata con la nomina a generale a quattro stelle e il suo ingresso nella Commissione di difesa nazionale, vero centro di potere dell’establishment, di cui Kim Jong-il ha lungamente tenuto la presidenza. In questa preparazione accelerata per la sua successione, il leader Kim ha creato un primo anello di sicurezza intorno a suo figlio composto da sorella e cognato, Jang Song-taek, il più potente fra i 4 vicepresidenti della Commissione di difesa, presieduta dallo stesso leader Kim. I vecchi generali delle forze armate, che controllano ogni regione del paese, sono la seconda garanzia di stabilità politica.

In questo contesto la personalità di Jong- un è meno importante dell’accordo di massima fra le varie componenti militari e civili dell’establishment: stringersi intorno all’erede, anche nel caso sia solo una figura di comodo, per mantenere l’unità e portare avanti i compromessi necessari nel segno della continuità. E’ probabile che l’anno prossimo, alle celebrazioni per il centenario della nascita del fondatore della dinastia, il presidente eterno della Repubblica democratica di Corea,Kim Il-sung, l’élite si presenterà unita e compatta. Il periodo di lutto per la morte di Kim Jong-il, lungo tre anni come tradizione vuole, dovrebbe concedere il tempo necessario per mettere a punto gli equilibri interni e dare più spessore all’evanescente figura del giovane Kim.
Se fosse questo lo scenario, è probabile che l’erede e i suoi consiglieri rafforzeranno i legami con la Cina, unica fonte di aiuti alimentari ed energetici anche nei momenti di massimo isolamento del paese, ancora sotto sanzioni internazionali dopo il primo test nucleare del 2006, e proseguano le trattative in corso per riprendere i colloqui a sei (le due Coree, Cina Stati, Uniti, Russia e Giappone) sull’eventuale denuclearizzazione della RPDC. Trattative interrotte nel dicembre 2008.

Non si possono escludere, data l’estrema opacità del regime, altri scenari più drammatici. Una lotta di potere al vertice o una divisione fra gli stati maggiori e i comandi militari provinciali, come suggeriscono alcuni analisti. Ma la sopravvivenza della RPDC dopo la dissoluzione dell’URSS e la fine della maggior parte dei paesi comunisti impone, a vent’anni di distanza, cautela nel prevedere l’implosione dello stato nordcoreano.
Non si può escludere, però, una lotta di potere al vertice.



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