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Enzo Mangini

Lunedi' 17 Ottobre 2011
Sono già in viaggio verso Gibuti gli undici presunti pirati somali arrestati l’11 ottobre a bordo della nave Montecristo e tenuti in stato di fermo sul cacciatorpediniere Andrea Doria, al largo della Somalia.
Dovrebbero arrivare in Italia stanotte, per le udienze di convalida degli arresti e per gli altri adempimenti dell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Francesco Scavo, della procura di Roma. Il gruppo, peraltro, si è infoltito. Agli undici pirati fermati a bordo della Montecristo dal blitz delle forze speciali britanniche una settimana fa, infatti, si sono unite altre quattro persone, due somali e due pakistani, che la Royal Navy ha bloccato a bordo di una nave iraniana, fermata per un controllo. La nave iraniana aveva destato i sospetti del personale britannico ed è stata abbordata dopo che aveva evitato di fermarsi all’alt, intimato anche con un colpo di cannone in acqua. A bordo, i Royal Marines hanno scoperto che la nave era stata sequestrata dai pirati, probabilmente lo stesso gruppo che poi aveva abbordato la Montecristo. I due somali sono stati quindi portati a bordo dell’Andrea Doria, assieme ai due pakistani, che però sembrano essere vittime del sequestro, perché erano - sembra - parte dell’equipaggio della nave iraniana.
Anche loro, comunque, saranno portati in Italia per chiarire davanti ai magistrati la loro posizione. L’udienza di convalida dovrebbe essere fissata attorno a giovedì di questa settimana.
A bordo della nave iraniana sono state trovati sia armi che equipaggiamento. Tra le altre cose, dei giubbotti di salvataggio provenienti dalla dotazione della Asphalt Venture, una nave battente bandiera panamense, sequestrata a settembre del 2010 e poi rilasciata dopo un riscatto di 3 milioni di dollari. La presenza dei giubbotti della Asphalt Venture potrebbe indicare, secondo le autorità italiane, che la banda che ha sequestrato la Montecristo è in attività da almeno un anno.

Il gruppo probabilmente proveniva da una terza nave, usata come “nave madre”, un’imbarcazione adibita a piattaforma di lancio per i motoscafi veloci con cui i pirati abbordano le loro prede. La nave madre potrebbe essere il peschereccio pakistano che domenica le forze della Combined Maritime Force (Cmf) hanno intercettato e liberato. A bordo del peschereccio, c’erano altri marittimi pakistani tenuti in ostaggio dai pirati.

Al momento, secondo i dati della rivista specializzata Maritime Security Review, ci sono 17 vascelli nelle mani dei pirati e gli ostaggi sono 319. Tra loro anche gli equipaggi di due navi italiane, la Savina Caylin, sequestrata l’8 febbraio scorso (22 uomini di equipaggio, di cui 5 italiani) e la Rosalia D’Amato, bloccata in Somalia dal 21 aprile (21 uomini, 6 italiani). Per la prima nave, le trattative tra gli armatori, i fratelli D’Amato, e i sequestratori si sono interrotte qualche settimana fa, di fronte alla richiesta di un riscatto di 14 milioni di dollari.

Dalle indagini per il sequestro della Montecristo si spera possa arrivare qualche elemento utile anche per risolvere la altre due vicende. Per saperlo, però, bisognerà aspettare l’interrogatorio dei somali, in gran parte giovani tra i 20 e i 25 anni, scorati a Giubuti da una pattuglia di carabinieri che li avranno in custodia fino all’arrivo in Italia.



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