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Negli ultimi dieci anni l’accaparramento di terra comprata, affittata o concessa in uso è pari a 227 milioni di ettari. Una ricerca di Oxfam denuncia lo strapotere dei Paesi ricchi. (foto di Simon Rawles)

Massimo Recchia

Giovedi' 22 Settembre 2011
Una superficie grande come l’Europa nord-occidentale comprata, ceduta in affitto o concessa in uso. Tanta è la terra che governi, multinazionali e altri investitori hanno acquisito negli ultimi dieci anni, per un totale di 227 milioni di ettari. La stima è dell’Ong internazionale Oxfam, che al fenomeno dell’accaparramento delle terre nel Sud del mondo, più noto come land grabbing, ha dedicato il rapporto “La nuova corsa all’oro”. La tendenza è nota: Paesi ricchi, aziende internazionali e banche comprano grandi fette di terra a buon mercato nei Paesi poveri. Spesso senza consultare le popolazioni che su quelle terre abitano e costringendole a trasferirsi con le buone o con le cattive. Intere comunità si ritrovano così senza casa né mezzi di sostentamento. È proprio la procedura illegittima, l’uso della forza e l’ingiusto trattamento delle popolazioni locali che distinguono il land grabbing dai normali accordi sulla terra.

C’è da dire che non tutti i 227 milioni di ettari registrati da Oxfam rappresentano casi di land grabbing, ma spesso sotto la facciata di contratti formalmente ineccepibili, si cela proprio questa pratica. I protagonisti della corsa all’acquisto suscitano a ragione l’allarme di economisti e osservatori, in un pianeta che si avvia a raggiungere i 7 miliardi di abitanti, dove la finanza traballa e la terra è sempre più scarsa e ambita. Se l’investimento di per sé potrebbe essere un bene, la realtà è ben diversa: tanti investimenti infatti non sono serviti a combattere la fame nel mondo. Anzi. La terribile carestia che strangola il Corno d’Africa, con oltre 13 milioni di persone a rischio, è solo l’ultimo esempio di un sistema che non riesce a mettere sulla tavola abbastanza cibo. Sono ancora 925 milioni le persone che soffrono di fame cronica secondo la Fao.

Segno che qualcosa non funziona, come spiega Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia: «Il numero senza precedenti delle compravendite e la crescente competizione per la terra avvengono sulla pelle dei più poveri del mondo. In questa nuova corsa all’oro, gli investitori ignorano i diritti delle comunità locali le cui economie si fondano sulla terra». Secondo Oxfam, questa tendenza si intensificherà nel futuro a causa della crescente domanda di cibo, dei cambiamenti climatici, della scarsità d’acqua e dell’incremento della produzione di biocarburanti, che sottraggono migliaia di ettari alla produzione di cibo. La pressione sulla terra e sulle risorse naturali è destinata ad aumentare anche con il crescere dell’economia globale, che dovrebbe triplicarsi entro il 2050. Risorse essenziali stanno diventando sempre più scarse: quasi tre miliardi di persone vivono già in zone dove la domanda d’acqua supera l’offerta.

L’olio di palma, il più consumato, raddoppierà la produzione entro il 2050. Ci sarà quindi bisogno di 24 milioni di ettari in più, sei volte l’Olanda. Facile immaginare che questi fattori aumenteranno la fame di terra, come la stessa Banca Mondiale ha riconosciuto in un rapporto: nel solo 2009 ci sono state acquisizioni di terra per ben 45 milioni di ettari e molte di queste hanno ignorato i diritti delle comunità locali. Com’è avvenuto per esempio in Uganda, dove 22.500 persone – denuncia Oxfam - hanno perso casa e terra in seguito all’espropriazione subita per mano della New Forest Company (Nfc), azienda britannica del legname.

Le testimonianze delle vittime parlano di persone picchiate e allontanate con la forza, ordinanze di tribunale ignorate dalla Nfc che avrebbe mandato i suoi stessi dipendenti a fare il lavoro sporco. Una storia che purtroppo non è un caso isolato, ma solo un esempio di quanto avviene lontano dai riflettori nel Sud del mondo. Per contrastare il land grabbing, le organizzazioni riunite nella Land Matrix Partnership - coalizione di soggetti non governativi - chiedono un legge per un equo trattamento delle comunità locali e la loro consultazione nel rispetto delle norme internazionali. Se non basterà a fermare la corsa all’oro, almeno ne limiterà i danni.

Pubblicato anche su TerraNews.it



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