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Ieri è ufficialmente nato il 54° stato dell'Africa, il 193° del mondo. Una giornata di allegria e di festa, vissuta con grande intensità da tutta la popolazione di Juba, la nuova capitale

(foto di I. Panozzo)

Irene Panozzo

Domenica 10 Luglio 2011

Juba – Un nuovo paese ieri è nato: alla mezzanotte per la popolazione in festa per le strade di Juba e nelle altre città del paese, al termine di un'intensa e calda mattinata per gli annali ufficiali, il Sud Sudan – 54° stato dell'Africa, 193° del mondo – ha formalmente proclamato la sua indipendenza da Khartoum. Dopo due guerre civili, sei anni di pace e un referendum per l'autodeterminazione svoltosi lo scorso gennaio, la regione meridionale di quello che fino a ieri sera era lo stato più grande dell'Africa è diventata la Repubblica del Sud Sudan.
Le celebrazioni ufficiali si sono svolte davanti presso il mausoleo di John Garang, leader storico del movimento ribelle sudsudanese durante la seconda guerra civile contro il Nord, durata dal 1983 al 2005. Decine di delegazioni da tutto il mondo – “dall'Africa, dall'Oceania, dal Medio Oriente, dalle Americhe, dall'Asia e dall'Europa”, come ha più volte ripetuto il cerimoniere Pagan Amun, ministero per la pace a Juba e segretario generale del Movimento per la liberazione popolare del Sudan (Splm), gli ex ribelli ora al governo nel Sud – sono arrivate nella nuova capitale per essere testimoni di questa giornata storica. Presieduta dal presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, e da Omar Hassan al-Bashir, il presidente del Sudan. Una presenza non solo simbolica: a inizio celebrazioni, Bashir era ancora formalmente presidente dell'intero Sudan e Salva Kiir il suo primo vicepresidente. Ma al di là del ruolo e dei doveri istituzionali, la presenza di Bashir è stata un segnale anche politico: non a caso Khartoum già venerdì aveva annunciato il riconoscimento immediato della nuova repubblica. Anche se molte questioni tra i due nuovi paesi rimangono aperte, con non poche tensioni su nodi spinosi come quello dell'area di Abyei, del confine e del petrolio.
Anche altri paesi si sono subito mossi per riconoscere il nuovo stato: dagli ex “co-domini” coloniali, Gran Bretagna ed Egitto, agli Stati Uniti e a diversi stati africani. In settimana ci sarà l'ammissione alle Nazioni Unite, mentre venerdì il Consiglio di Sicurezza ha già approvato una nuova missione di peacekeeping, che andrà a sostituire Unmis, la missione dell'Onu per il Sudan varata dopo il trattato di pace del 2005.
Tutti i leader politici e gli ospiti, stipati fino all'inverosimile sugli spalti costruiti attorno al palco ufficiale, sono stati accolti con calore dalla popolazione presente, che ha vissuto con particolare intensità i momenti più importanti della cerimonia. Per la gente comune, in realtà, i festeggiamenti erano iniziati già venerdì pomeriggio. Quando migliaia di persone su macchine, sui minibus scassati o a piedi hanno invaso le strade della capitale con caroselli, suoni, canti e bandiere. In attesa della mezzanotte, ma continuando a festeggiare fino alle prime ore dalla mattina.
Da oggi il nuovo Sud Sudan si troverà ad affrontare una nutrita serie di ostacoli e di prove. È uno degli stati più poveri al mondo, i negoziati con il Nord vanno continuati e non si sa se e quando daranno risultati e ci sono diverse ribellioni attive sul suo territorio. Ma tutto questo ieri quasi non ha contato, se non nelle parole di Salva Kiir, che ha promesso un'amnistia per i ribelli e ricordato le diverse zone di crisi che rimangono nel Nord. Per il resto è stata solo gioia.


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