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AFGHANISTAN, UN MESSAGGIO A NAPOLITANO 25/5/11

La delegazione afgana della società civile è stata ricevuta ieri al Quirinale accompagnata dal direttore della Dgcs Elisabetta Belloni. Il messaggio rivolto da "Afgana" al capo dello Stato

Mercoledi' 25 Maggio 2011



A nome di Afgana, una rete della società civile italiana che dal 2007 lavora in Afghanistan, voglio ringraziarla, presidente, per questo invito alla delegazione della società civile afgana che rappresenta associazioni, sindacati, organizzazioni non governative, professioni e cittadini impegnati nella ricostruzione del paese.
Prima di tutto vorrei dirle che il suo invito in questo luogo non dimostra solo l'attenzione al tema dei diritti e della pace che lei ha personalmente testimoniato nella sua carriera politica ma la sensibilità della più alta istituzione italiana verso la voce e l'impegno della cittadinanza afgana. Una voce e un impegno che vengono dal basso e che noi riteniemo inascoltato e non sufficientemente considerato e sostenuto dalla comunità internazionale.
Per tre giorni queste persone sono nel nostro paese a spiegare i timori legati a un possibile disimpegno dall'Afghanistan che, seguendo il ritiro annunciato delle truppe straniere, possa significare un lento ma inesorabile abbandono di oltre trenta milioni di persone. La società civile afgana teme dunque che la ricostruzione civile e il processo di riconciliazione nazionale possano nuovamente tornare in balia di forze oscure e nemiche e precipitare il paese in un nuovo caos. Teme la perdita di diritti faticosamente acquisiti e un'oblio che, annullando queste conquiste, impedisca al paese un futuro di pace e di sviluppo.
Come società civile italiana, presidente, siamo qui a chiederle il suo impegno e la sua attenzione perché la parola transizione non significhi abbandono. Siamo qui a chiederle un occhio vigile che consideri i cittadini, le donne, i lavoratori nelle città e nelle campagne afgane. Un impegno che si traduca in un sostegno attivo e di lunga durata che accompagni un futuro ancora incerto e difficile testimoniato qui dalla delegazione che lei ha voluto ricevere.
Come società civile italiana non abbandoneremo i nostri amici afgani. Vorremmo che all'interno del proprio paese i rappresentanti della società civile avessero le garanzie di una partecipazione effettiva nel processo decisionale e che la parola democrazia acquisisse il senso reale di una condivisione di responsabilità nelle scelte future del paese. Come cittadini italiani ci impegneremo nella costruzione di una Casa della società civile che possa essere luogo fisico di aggregazione e difesa dei diritti e anche segno tangibile del nostro appoggio. Ma siamo qui a chiederle anche il suo.
Siamo qui a chiederle, presidente, che l'Italia faccia la sua parte e continui una tradizione che ci ha visto ospitare due re afgani in esilio. Un impegno che deve continuare più che mai sul piano civile della ricostruzione e del sostegno a coloro che oggi sono qui davanti a lei e che, nei fatti, ancora non sono sufficientemente considerati tra i protagonisti ineludibili del processo decisionale, di riconciliazione nazionale e dello sviluppo dell'Afghanistan. Grazie



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