Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


VENT'ANNI FA AD ASSISI, UNA LETTERA SULLA MARCIA DELLA PACE 29/7/14

BANGLADESH, UNA LETTERA DI PIAZZA PULITA 16/9/13

PRECISAZIONE DI ENI 16/7/13

INTERVENTI: I NON VIOLENTI E LA LEGGE DI PAOLA 13/12/12

VITTORIO, UN UOMO ANCORA CAPACE DI SOGNARE 20/4/11

LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI? UNA LETTERA 19/5/10

GAZA BRUCIA, LE RAGIONI DELLA PACE SI DIVIDONO 15/1/09

ROM / LETTERE A LETTERA22 20/5/08

ZINGARI. UNA PRECISAZIONE: ERA NIEMOELLER 24/5/08

BRECHT, DAGLI ZINGARI FINO A NOI 22/5/08

SE QUESTO E' UN ROM...UNA LETTERA DEL ROMENISTA LORENZO RIENZI 19/5/08

"ZINGARI" DI A. SCARPELLINI, LA RISPOSTA DI UN LETTORE 16/05/08

PROCESSO A CHARLES TAYLOR 29/4/08

MORTI BIANCHE E LAVORO NERO 24/01/08

PERCHE' BOICOTTO I PRODOTTI BIRMANI 27/9/07

VITTORIO, UN UOMO ANCORA CAPACE DI SOGNARE 20/4/11

Un ricordo di Vittorio Arrigoni che volentieri pubblichiamo

L'immagine è tratta dal sito Padovadonne

Rosanna Picoco

Mercoledi' 20 Aprile 2011

La morte di Vittorio Arrigoni ha scosso l'opinione pubblica, divisa tra chi lo considera un eroe, un pacifista e chi lo accusa di essere un guerrafondaio.
Nel silenzio più assoluto però resta la situazione dei palestinesi della Striscia di Gaza. Domenica mattina tra carri armati sono entrati nel Nord della Striscia, a Beit Hanoun, mettendo in fuga i contadini che lavoravano nei propri campi. Mentre i pescatori sono dovuti rientrare in anticipo al porto a causa dei proiettili che hanno colpito le loro imbarcazioni. Una giornata “normale” per Gaza, anzi quasi fortunata: nessun ferito.
Vittorio ne parlava tutti i giorni dalle pagine del suo blog e dalla sua pagina Facebook, una finestra sulla più grande prigione a cielo aperto del mondo: Gaza. Ma Vittorio non si fermava a raccontare solamente quello che accadeva nella Striscia, lo viveva quotidianamente.
Tutti i giorni accompagnava i contadini palestinesi a raccogliere i frutti del proprio lavoro nella buffer zone, al confine con lo Stato Israeliano. E lo faceva armato soltanto di un giubbotto anti-proiettili e un megafono.
Altre mattine, invece, si alzava all'alba per attraversare la strada e raggiungere al porto i pescatori e accompagnarli in mare. Un mare pericoloso, perché ai pescatori è impedito allontanarsi per più di tre miglia per non incorrere nelle motovedette della marina israeliana. Nonostante la Convenzione di Oslo stabilisca il limite delle acque territoriali a venti miglia dalla costa. Il rischio minore a cui quotidianamente vanno incontro i pescatori è il sequestro dell'imbarcazione e l'arresto. Il rischio maggiore che corrono tutti i giorni e rientrare con le reti vuote.
Numerosi sono i video che Vittorio costantemente inseriva su Youtube, per testimoniare la lotta alla sopravvivenza di un popolo prigioniero nella propria terra.

Ai diversi commentatori che in questi giorni lo accusano di non essere mai stato un pacifista, basterebbe guardare solo alcuni di questi video per rendersi conto che l'unica battaglia che portava avanti insieme ai volontari dell'ISM, era una battaglia non-violenta.
A questi commentatori, suggerirei anche di rileggere alcune pagine di “Teoria e tecniche della non-violenza” del Mahatma Gandhi. La lotta non – violenta non significa mera rassegnazione, non concepisce la non-azione. Ma presuppone l'agire, anzi il reagire alle ingiustizie senza causare offesa all'altro.
E Vik lo faceva esponendosi ai proiettili costantemente, proiettili che in più di un'occasione lo avevano sfiorato. Aveva conosciuto le carceri israeliana, e i suoi polsi mostravano ancora i segni delle manette.
A chi lo accusa di essere stato strapagato, voglio solo ricordare che dall'ONG per cui lavorava, l'Internationa Solidarity Movement, non percepiva nessuno stipendio. Vittorio era un volontario, non un cooperante.
Come non era un giornalista, nessuno degli articoli pubblicati gli veniva retribuito.
E anche i proventi delle vendite del suo libro “Restiamo Umani”, erano interamente devoluti al Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution, per progetti in favore dei bambini traumatizzati dalla guerra. La guerra raccontata nelle pagine del suo libro, quando si trovò a essere l'unico italiano nella Striscia di Gaza durante l'operazione Piombo Fuso, iniziata il 27 dicembre 2008 e conclusasi il 18 gennaio 2009 e con oltre 1400 vittime.
Durante quei giorni, Vik non aveva impugnato le armi. Ma offriva il suo aiuto sulle ambulanze che incessantemente correvano per le strade di Gaza, bersaglio esse stesse dell'esercito israeliano. Teneva aggiornato il mondo su ciò che stava avvenendo, mentre ai giornalisti veniva impedito di fare il proprio mestiere e di entrare nella Striscia.
Ogni volta che raccontava l'inferno di quei giorni, il suo volto diventava serio e i suoi occhi si perdevano nel vuoto. Ma dava una boccata alla sua pipa e ritornava a parlare dell'importanza che aveva lottare per i diritti dei palestinesi. Perché la Palestina, diceva sempre, rappresenta l'ingiustizia nel mondo, una spirale che può essere spezzata per salvare l'umanità da se stessa e dalla voragine in cui sta cadendo.
Non è il pacifista, l'attivista, il giornalista, il portavoce della causa palestinese che voglio ricordare. Ma l'uomo. L'uomo dai grandi sogni che era e che in pochi hanno saputo raccontare.
Vittorio aveva sposato la causa palestinese, si poteva essere d'accordo con le sue idee oppure no. Poteva piacere, ma anche no. Era una persona testarda e passionaria, la forza delle sue convinzioni poteva anche infastidire. Ma era pronto a morire per quello in cui credeva. Incapace di accettare compromessi. Capace di mettersi nei guai per amore della verità. Aveva deciso di stare dalla parte dei più deboli, di chi non aveva voce per farsi ascoltare, di chi non aveva parole per raccontare la propria tragedia. Il suo entusiasmo era contagioso, nonostante i suoi occhi avessero visto la barbarie, con forza continuava ad affermare l'importanza di restare umani. Un uomo da ammirare e rispettare per la dedizione ai propri ideali, qualità ormai rara. In silenzio, dovremmo solo imparare ad ascoltarlo e capire da lui come una vita può diventare ricca quando si decide di impegnarsi per una causa in favore di chi è oppresso.
Un uomo ancora capace di giocare, un uomo ancora capace di sognare.



Powered by Amisnet.org