Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Libia, tutti i rischi della guerra

CAOS LIBICO 12/9/13

LIBIA: RENDITION E TORTURE CIA PER GLI OPPOSITORI DI GHEDDAFI 8/9/12

LIBIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: TORTURE E VIOLENZE DA MILIZIE FUORI CONTROLLO 16/02/12

TUTTI GLI INTERROGATIVI SUL FUTURO DELLA LIBIA 24/10/11

"GHEDDAFI? NON FU SOLO UN MOSTRO" 31/9/11

ELISABETTA E I RISCHI DI UN MESTIERE 25/8/11

LE ULTIME ORE DEL REGIME LIBICO 22/08/2011

LIBIA, GLI USA INCONTRANO RAPPRESENTANTI DI GHEDDAFI 19/07/11

L'ACCORDO TRA ROMA E BENGASI FOTOCOPIA DI QUELLO CON TRIPOLI 28/6/11

JABRIL: «RESISTEREMO PIù DI GHEDDAFI» 5 MAGGIO 2011

LIBIA, I FIGLI TENTANO IL NEGOZIATO 4/4/11

ITALIA E LIBIA, IL DISCORSO DI NAPOLITANO ALL'ONU 29/03/11

I DUBBI SULLA NFZ E IL BICCHIERE MEZZO PIENO 20/3/11

ONU IN ALLARME PER LE VIOLENZE SUI MIGRANTI IN LIBIA 09/03/2011

ITALIA E LIBIA, IL DISCORSO DI NAPOLITANO ALL'ONU 29/03/11

''Non nascondo la nostra preoccupazione rispetto a questa piega degli eventi - ha detto il presidente della Repubblica nel discorso di ieri all'Assemblea delle Nazioni Unite - Nessuno gradisce l'instabilità alla porta di casa. Noi stessi avremmo dovuto essere maggiormente consapevoli delle possibili conseguenze di forme autoritarie di governo e della corruzione diffusa nei circoli ristretti del potere''. Non solo, Napolitano, rispetto alle rivolte del mondo arabo ha aggiunto: ''La globalizzazione fa sentire ciascuno cittadino di un mondo piu' ampio. L'era dei regimi che nascondono la verità e' tramontata".

Gianna Pontecorboli

Martedi' 29 Marzo 2011

NEW-YORK La crisi libica, ma anche gli effetti piu' ampi della globalizzazione, la solidarieta' alle vittime dello tsunami, ma anche un puntiglioso accenno alla parte che l'Italia ha giocato negli ultimi anni per il mantenimento della pace.
Nel discorso che ha tenuto ieri mattina di fronte all'Assemblea Generale dell'ONU, Giorgio Napolitano ha fatto un ampio giro d'orizzonte non soltanto sulle cause immediate della crisi libica e sulle risposte che la comunita' internazionale ha dato fino ad ora, ma anche sulle ragioni di fondo, sociali e economiche, che hanno portato alla rivolta dei giovani nell'intero Medio Oriente.
Durante la sua visita a New York, che e' iniziata sabato e finira' mercoledi, il capo dello Stato ha affrontato una serie di temi diversi, ha rassicurato un gruppo di esponenti della comunita' italiana in America sulla capacita' del paese di superare le sue difficolta', ha ricordato Leo Castelli domenica sera durante un ricevimento per l'apertura della grande sala di esposizione dedicata all'arte italiana nel quartiere di Chelsea, parlera' della situazione internazionale durante una ''conversazione al caminetto'' insieme al preside della facolta' di legge della New York University. Solo ai giornalisti , forse per evitare di affrontare all'estero dei temi squisitamente italiani , Giorgio Napolitano ha riservato un'attenzione minore del consueto, non ha rilasciato conferenze stampa, ha evitato le occasioni di conversazione.
Quando, ieri mattina, e' stato presentato all'Assemblea Generale dal presidente, lo svizzero Joseph Deiss e dal Segretario Generale Ban-Ki-moon , tuttavia, Napolitano non ha lasciato dubbi sulla posizione dell'Italia nella crisi libica.
''Non nascondo la nostra preoccupazione rispetto a questa piega degli eventi'', ha detto Napolitano, che ha parlato in inglese e e' stato presentato da un segretario generale che non ha esitato a definirlo '' una figura storica nell'Italia del dopoguerra'',''Nessuno gradisce l'instabilita' alla porta di casa''. ''Noi stessi avremmo dovuto essere maggiormente consapevoli delle possibili conseguenze di forme autoritarie di governo e della corruzione diffusa nei circoli ristretti del potere'', ha poi aggiunto, forse con un sottile riferimento alle questioni di casa.
Di fronte a un governo libico che ha risposto al dissenso con la repressione e alla protesta civile con la forza militare, ha comunque affermato il presidente , '' il mondo non poteva assistere senza reagire... La responsabilita' di proteggere ricade sulle Nazioni Unite, e del resto il Capitolo VII della carta contempla specificamente l'uso della forza per mantenere la pace e la sicurezza internazionale''.
Ad ascoltare la decisa posizione del capo dello Stato, tra l'altro, c'era in prima fila, come ospite dell'ambasciata italiana, l'ex ambasciatore libico Mohamed Shalgam , uno dei primi a dissociarsi pubblicamente dalla brutalita' del rais e a sostenere pubblicamente al Palazzo di Vetro le ragioni dei giovani durante i primi giorni della rivolta. Dopo il discorso, parlando informalmente con un gruppo di giornalisti in una saletta vicina alla sala dellAssemblea Generale, Shalgam ha apertamente lodato le parole di Napolitano e previsto che Gheddafi dovra' rinunciare al potere in quindici giorni. ''Magari'', ha detto', ''fondera' con pochi accoliti la repubblica di Tripoli''.
La protezione dei diritti umani, ha anche affermato Napolitano nel suo discorso, e' al centro del sistema delle Nazioni Unite e le loro violazione massicce pongono un regime al di fuori della comunita' degli stati, anche se questo non significa ''esportare uno specifico modello di democrazia''.
Ai delegati di quasi 200 paesi, l'anziano uomo politico italiano ha poi cercato di offrire un panorama piu' allargato delle ragioni che hanno provocato la crisi. Mentre la cooperazione internazionale ha avuto dei successi nello sconfiggere la poverta' assoluta e la miseria, la crisi finanziaria iniziata nel 2008 ha portato a drammatici squilibri.
''Non si tratta di un fallimento della globalizzazione, ma piuttosto del governo internazionale dell'economia''.
In un'economia sempre piu' globalizzata, ha spiegato, migliorano le comunicazioni e le possibilita' di scambio. ''La globalizzazione fa sentire ciascuno cittadino di un mondo piu' ampio'', ha detto.''L'era dei regimi che nascondono la verita' e' tramontata''. Nessuno stato, pero', puo' risolvere i problemi da solo.



Oggi anche sul Secolo XIX



Powered by Amisnet.org