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L'INTOLLERANZA QUOTIDIANA 21/03/2011

Human Rights Watch diffonde il rapporto sugli attacchi razzisti in Italia e lancia l'allarme: le autorità italiane sottovalutano sistematicamente un problema sempre più grave.

Enzo Mangini

Lunedi' 21 Marzo 2011
Chiara abita nel quartiere romano di Tor Bella Monaca. Ha chiesto ai ricercatori di Human Rights Watch di poter usare un nome di fantasia e ha raccontato di un suo amico, rumeno, che ha deciso di comprare una bicicletta per andare al lavoro. Non ce la faceva più, il suo amico, a sentire i discorsi razzisti sulla metro e sul tram. E’ una microstoria, un pezzetto dell’Italia di oggi, inquietante nella sua semplicità. Nelle circa 100 pagine del rapporto «L’Intolleranza quotidiana» dedicato alla violenza razzista in Italia, diffuso oggi da Human Rights Watch emerge chiarissima una preoccupazione: che l’Italia, il suo governo e la sua opinione pubblica, continuino a raccontarsi la favola di un paese che non può essere razzista.
La storia dell’amico di Chiara è emblematica. Come lo sono i casi, ben più gravi, documentati dal rapporto di atti di violenza con motivazioni razziste. Dagli attacchi ai braccianti africani a Rosarno, ai raid contro i campi rom a Roma, fino all’omicidio di Abba a Milano, leggendo il rapporto si scorre la cronaca degli ultimi quattro anni. Messi in ordine, uno dopo l’altro, gli «episodi» di violenza razzista diventano un insieme coerente, di cui i ricercatori di Hrw tracciano le linee di fondo. La più grave, probabilmente, è la sistematica sottovalutazione del problema da parte delle autorità italiane. « La reale portata della violenza razzista e xenofoba in Italia è sconosciuta. L'Italia ha solo di recente iniziato a raccogliere dati sui crimini dovuti all’odio discriminatorio di qualsiasi tipo, e i dati esistenti appaiono essere parziali - scrivono i ricercatori di Hrw - Un crimine è classificato nel database come aggravato dall’odio razziale solo se l'agente di polizia che ha ricevuto il reclamo lo ha classificato come tale, e a tutt’oggi, i dati del Ministero dell’Interno e quelli del Ministero della Giustizia non sono stati integrati affinché consentano il monitoraggio dell'esito delle denunce individuali».
Il lavoro di denuncia delle Ong e delle organizzazioni sociali italiane impegnate sul fronte antirazzismo non basta a colmare questa lacuna, ma segnala la dimensione del problema: nei primi nove mesi del 2009, per esempio, secondo i dati ufficiali gli «episodi» di violenza razzista sono stati 142. L’associazione Lunaria, invece, ne ha documentati 398, di cui 186 con aggressione fisica, che in 18 casi ha portato alla morte della persona aggredita.
«C'è una dissonanza evidente tra la percezione dei rappresentanti del governo della portata del razzismo e della violenza razzista in Italia, e quella dei membri di gruppi vulnerabili, delle organizzazioni non governative e degli osservatori internazionali - nota il rapporto - Le autorità pubbliche tendono a minimizzare la portata della violenza razzista, definendolo episodiche e rare. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha affermato nel 2008 che “l’Italia non è oggi un paese razzista ... alcuni episodi di violenza che si sono verificati negli ultimi tempi restano del tutto marginali e sono socialmente rifiutati”».

Il principale strumento legislativo disponibile in Italia per questo tipo di reati è la Legge Mancino che però, secondo Human Rights Watch, ha un aspetto restrittivo, perché al comma 3 stabilisce che la circostanza aggravante può essere invocata quando in un crimine è presente «la finalità di discriminazione o di odio fondato su appartenenza etnica, nazionalità, razza, o religione». Difficilmente, tuttavia, quando si tratta di razzismo o di discriminazione, le finalità e le motivazioni sono univoche. Spesso sono motivazioni miste, in cui il razzismo è un elemento distintivo e distinguibile, che dovrebbe essere preso in considerazione in modo sistematico. Così non avviene, secondo Hrw, perché sia la magistratura sia le forze di polizia italiane mancano di una formazione specifica in materia - a prescindere dai quei casi in cui sono proprio le forze dell’ordine a essere responsabili di abusi a sfondo razzista.


Tutte le istituzioni internazionali negli ultimi anni hanno lanciato o ripetuto l’allarme sullo slittamento dell’Italia verso una sorta di accettazione del razzismo, come parte del paesaggio culturale «normale». Da Doudou Diene, relatore speciale dell’Onu sul razzismo, a Navy Pillai, Alto commissario Onu per i diritti umani, negli ultimi quattro anni è stato un susseguirsi di avvisi, raccomandazioni, preoccupazioni, a cui il governo italiano ha risposto in modo molto approssimativo e superficiale.
Alcuni segnali positivi, per la verità, ci sono: il potenziamento dell’Unar, il «ramo» del Ministero delle parti opportunità che si occupa di contrastare il razzismo; il nuovo ufficio creato a settembre del 2010 dal capo della Polizia Antonio Manganelli con il compito di monitorare i crimini motivati da odio discriminatorio, compresi quelli a sfondo razzista. Sono miglioramenti del tutto insufficienti, secondo Hrw, a contrastare un’ondata di xenofobia e di razzismo che trova sostegno nella disinvoltura colpevole con cui dalle istituzioni e da partiti come la Lega Nord viene diffuso un atteggiamento apertamente razzista che si trasforma in provvedimenti politici. A farne le spese sono le categorie più vulnerabili, dai migranti irregolari - spesso troppo impauriti perfino per poter denunciare le violenze che subiscono - ai Rom: «Senza dubbio la minoranza più emarginata e vilipesa oggi in Italia». A loro è dedicato un capitolo specifico del rapporto, che serve per ancorare in modo più saldo una delle più delicate «raccomandazioni» di Hrw alle autorità italiane: «Creare un organismo indipendente che indaghi tutte le denunce di abusi dei diritti umani commessi dal personale delle forze dell'ordine, comprese quelle motivate dal razzismo e la discriminazione».
«Il governo dedica molta più energia a incolpare i migranti e i Rom dei problemi che attanagliano l’Italia di quanto non faccia per fermare gli attacchi violenti contro di loro», ha detto Judith Sunderland, ricercatrice senior per l’Europa occidentale di Human Rights Watch. «Le dichiarazioni allarmiste del governo su una invasione di 'proporzioni bibliche' dal Nord Africa è solo l'ultimo esempio di retorica irresponsabile».


Scarica il rapporto dal sito di Human Rights Watch

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