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EGITTO, DALLA STASI ALLO AMN EL DAWLA 7/3/11

Mentre la polizia è ancora fuori dalle strade, al Cairo si combatte un'altra battaglia. Quella contro la Sicurezza dello Stato, la centrale che spiava la vita di tutti. Come la Stasi nella DDR (nella foto, uno degli archivi, immortalato da Hossam el Amalawy nel suo album su Flickr)

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Un normale archivio di un normale ministero? No, è uno degli archivi della Sicurezza dello Stato in Egitto. Al Cairo, per la precisione. Uno degli archivi in cui i ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio sono entrati, perché i documenti dello Amn el Dawla non venissero bruciati, distrutti, e così distrutte le tracce di quello che, per decenni, è stato un vero e proprio stato di polizia. Nascosto sotto l’ombrello del moderatismo di Hosni Mubarak, così amato dall’Occidente.

Dentro quegli archivi invece – né più né meno che negli archivi della STASI nella ex Germania dell’Est – c’è la “vita degli altri”. La vita degli egiziani, e di quegli stranieri che in Egitto hanno vissuto. Chissà cosa si troverà nei faldoni, se i faldoni si salveranno dalla distruzione… Solo la “vita degli altri”, vizi e attivismo, difetti con i quali ricattare chi veniva seguito e controllato? Oppure anche la politica estera dello Amn el Dawla, che attraverso Omar Suleiman aveva in mano i dossier scottanti della regione, e soprattutto il dossier del conflitto israelo-palestinese?

I ragazzi di Tahrir si stanno dimostrando – come già pensavo – tutt’altro che naive, e tutt’altro che massa manovrata. Sono loro ad aver deciso, ancora una volta, la direzione che questa rivoluzione deve prendere. Dopo aver spinto per le dimissioni del premier Ahmed Shafiq (e averle ottenute), ora chiedono che la Sicurezza dello Stato venga riformata, e che quella mole di documenti non venga distrutta. Perché – mi sembra di capire da questi atti – la Seconda Repubblica egiziana deve essere fondata anche sulla giustizia: chi ha costruito quello stato di polizia deve pagare. Ce la faranno, i ragazzi di Tahrir? Questo dossier, molto più di altri, è quello veramente pericoloso.

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