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FRATELLI MUSULMANI, E GIOVANE IKHWAN 9/2/11

Qualche indicazione per andare oltre la vulgata superficiale. La Fratellanza egiziana è monolitica? Tutt'altro (Nella foto dall’album di monasosh su Flickr, un medico cura un ferito in una delle battaglie di Tahrir. L’ordine dei medici, così come molti degli ordini professionali in Egitto, è considerata una roccaforte dei Fratelli Musulmani).

Paola Caridi

Mercoledi' 9 Febbraio 2011
Allora, parliamo di Fratelli Musulmani. Ho evitato di scriverne sinora, perché volevo parlare dei ‘ragazzi di Tahrir’, quelli che stanno ancora facendo la rivoluzione – checché ne dica il nostro cinismo politico – e che ieri hanno nominato un autoproclamato antieroe come loro portavoce, Wael Ghonim. Ho scoperto, però, che anche se non scrivo di Fratelli Musulmani c’è qualcuno che passa il proprio tempo a insultarmi via web, invece di seguire il flusso della Storia e tentare di capirci qualcosa. Qual è il problema? Che non mi sono mai adeguata allo stereotipo corrente, quello della caccia alle streghe contro l’Ikhwan egiziana: preferisco tentare di capirci qualcosa, e dare una lettura un po’ più complessa. Insomma, mi tocca.

E allora comincio con uno dei cablogrammi resi pubblici da Wikileaks. Arriva proprio dall’ambasciata del Cairo, anno 2006. A redigerlo, l’allora ambasciatore Francis Ricciardone. Un cablogramma molto interessante, perché finalmente si vedono diplomatici che leggono la realtà. Magari da un punto di vista che non mi piace, quello dell’Amministrazione Bush. Ricciardone parla delle elezioni dell’autunno 2005, in tre turni, che videro 88 deputati legati ai Fratelli Musulmani entrare nell’Assemblea del Popolo, nonostante i brogli a opera del regime. Eppure, l’Ikhwan aveva deciso una strategia morbida per non spaventare l’Occidente, e aveva presentato un numero di candidati che, se anche avessero tutti vinto, non avrebbe coperto se non un terzo del parlamento. Nessuno, allora, si stracciò tanto le vesti, ma dietro le quinte l’amministrazione americana sapeva benissimo cosa stesse succedendo. Il governo egiziano – dice il cablo – ha una lunga storia di far aleggiare davanti a noi la minaccia dell’uomo nero-Fratellanza Musulmana.

The November-December parliamentary elections resulted in a five-fold increase in the number of seats held by independent candidates representing the outlawed but tolerated Muslim Brotherhood. The GOE has a long history of threatening us with the MB bogeyman. Your counterparts may try to suggest that the President,s insistence on greater democracy in Egypt is somehow responsible for the MB,s electoral success,and may even try to draw a cautionary example out of Hamas’ January 25 election victory. (The GOE sees Hamas, with fair reason, as spawned by the MB.) We do not accept the proposition that Egypt’s only choices are a slow-to-reform authoritarian regime or an Islamist extremist one; nor do we see greater democracy in Egypt as leading necessarily to a government under the MB. The images of intimidation and fraud that have emerged from the recent elections favor the Islamist extremists whom we both oppose. The best way to counter narrow-minded Islamist politics is to open the system. If the Egyptians are willing, the FBI could serve as a resource and partner, among other U.S. agencies and programs, in professionalizing the Egyptian security services and modernizing their investigative techniques. This would enhance the credibility of the security apparatus and remove an arrow from the Islamists, quiver.

Dunque, non è la prima volta che il regime di Mubarak usa lo spauracchio dei Fratelli Musulmani verso l’Occidente tutto. O me o un regime islamista, magari simile all’Iran khomeinista. O me oppure il caos. O gli affari con me, oppure scordatevi l’Egitto. Le ragioni sono talmente evidenti, che lo stesso Ricciardone le indica con puntualità.

Ma allora, i Fratelli Musulmani fanno così paura? L’interpretazione mainstream (raffinata) varia dal “sono terroristi, sono Al Qaeda, sostengono Ayman Al Zawahri” al “fanno il doppio gioco, non usano la violenza ma la userebbero, e se anche non la usassero, farebbero un califfato, uno stato islamico”. E giù la storia di Hassan al Banna, come se si parlasse di Gianfranco Fini parlandone solo e unicamente come l’erede di Benito Mussolini. Un po’ semplificato, per dir così.

Hassan al Banna, fondatore dell’Ikhwan, è certo ancora molto importante per i membri della Fratellanza Musulmana. Più importante di Sayyed al Qutb, anche se la sua ombra aleggia sinora, tanto da essere stata richiamato quando è stato eletta l’ultima guida suprema, Mohammed el Badie, accusato di spostare l’asse della Fratellanza – appunto – da Banna a Qutb. Troppo conservatore, Badie, troppo di destra. A dirlo, non sono stati gli avversari dell’Ikhwan, ma molte voci dentro i giovani fratelli musulmani, che l’attacco l’hanno portato in pubblico. Come Abdul Rahman Ayyash, uno dei blogger islamisti, tanto duro da rifiutare l’elezione di Badie, e da tracciare con nettezza quello che è successo, molto recentemente, dentro la leadership dell’Ikhwan. La spaccatura tra l’ala riformatrice e l’ala conservatrice.

I –as a Muslim Brotherhood Member- am refusing the elections, I’m refusing the way of holding the elections, the results of the elections and the new executive office members! [...]
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