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"MA CHE CI STA SUCCEDENDO?". ISRAELE VISTA DAGLI ISRAELIANI 17/1/11

Da giorni e settimane gli intellettuali israeliani si interrogano sul come e perché la loro società sia cambiata così profondamente, tra razzismo e i tappi saltati dell'autocensura. La foto è di Yossi Gurvitz, da Flickr (Creative Commons)

Paola Caridi

Lunedi' 17 Gennaio 2011


Nelle pieghe della cronaca della regione, tutta giustamente concentrata sulla sorprendente rivoluzione tunisina, sulla mia scrivania gerosolimitana impilo articoli, saggi, riflessioni, parole di intellettuali israeliani che per un attimo si sono fermati, si sono guardati attorno, e hanno scritto di Israele. E’ come se vi fosse stata una chiamata alle armi dell’intelligenza, e in molti, nel giro di pochi giorni, poche settimane, hanno deciso che bisognava capire cosa sta succedendo, nel profondo, alla società israeliana. Soprattutto dopo la lettera dei rabbini che chiedevano di non affittare case ai non ebrei, e la decisione della Knesset di istituire una commissione parlamentare per indagare sulle ong israeliane che si occupano di diritti umani e civili.

Amon Dankner è un caso esemplare. Direttore di Maariv, quotidiano di larga diffusione in Israele, Dankner rappresenta il mainstream nazionale. Ebbene, le sue parole sono oggi pesanti come pietre: Dankner crede che, di questo passo, le persone moderate, di buon senso, democratiche non abiteranno più in Israele. Se ne andranno. E parla esplicitamente di un’autocensura che non c’è più, di razzismo imperante contro gli arabi, di doppio standard, di cose che nei giornali italiani hanno poco spazio. Una lettura – che consiglio caldamente – che spesso fa a botte con la descrizione che di Israele c’è in alcuni giornali italiani. Eppure anche questa è Israele, l’Israele reale descritta dagli israeliani in carne e ossa.

"It seems that things that were repressed within the Israeli soul and well-hidden through shame are suddenly bursting forth with a sense of liberation, dancing obscenely in the public square. It’s now acceptable to be overtly racist and to be proud of it. It’s acceptable to disparage democracy and be proud of that. Acceptable to steal and rob and trample on rights when it concerns Arabs. And acceptable to be proud of this. There are Knesset members for whom this is one of their specialties and they do it with smiles they don’t even bother to conceal. There are entire parties whose tenor and tone arouse feelings of horror and terrifying memories.

How is it possible for example that there are people who sat and calculated the needs for feeding children and removed these necessities from the list of products permitted to enter Gaza? They sat and counted sweets and halva and toys and who the hell knows what else and crossed them out with an “x” and explained to us that this was a critical part of toppling Hamas’ rule. And we took these wicked fools seriously and put our faith in them. After what happened with the Marmara we lifted the sweets siege and even permitted the import of coriander into Gaza. No disaster happened besides that we remained in this great exposed space loitering in front of the gates of Gaza though our own naked, wicked stupidity."

Non so se Dankner ha letto la notizia di un opuscolo che chiede esplicitamente per i palestinesi i campi di concentramento. L’ho trovata sulla webzine israeliana più interessante di questi ultimi mesi, 972mag. Spero veramente che non sia vero, che nessuno legga queste pagine, che si siano sbagliati.

Aeyal Gross vede questa parte della storia dal suo punto di vista, di docente che insegna diritto internazionale e costituzionale all’università di Tel Aviv. Cosa è cambiato, si chiede. Perché qualcosa è cambiato, da prima.

"What, then, has changed? ....."

Per continuare a leggere l'articolo di Paola Caridi, collegati al suo blog, invisiblearabs



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