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Nella foto, le prime immagini della manifestazione del 14 gennaio nel centro di Tunisi, nel cuore del potere di Ben Ali. ZABA, per i manifestanti che ne chiedono le dimissioni, nonostante il discorso pacificatore pronunciato ieri sera dal presidente tunisino alla tv. Le foto, ovviamente, sono sui social network. Su Twitter

Paola Caridi

Venerdi' 14 Gennaio 2011


Come in un flipper globale, Twitter rilancia da un posto all’altro ciò che sta succedendo a Tunisi. Basta mettere le parole chiave: Tunisie, sidibouzid, jasminerevolt.E così si scopre che il 14 gennaio potrebbe essere il giorno clou della Rivoluzione del Gelsomino. Così, almeno, la considerano i ragazzi della Rete. “des 10aines de milliers sur l’avenue habib bourguiba.. les larmes aux yeux! #tunisie #manif tunis”, rimbalza twitter. Decine di migliaia sull’Avenue Habib Bourguiba, il viale più importante di Tunisi, con le lacrime agli occhi. Nessuno lo avrei mai creduto, solamente alcune settimane fa, in un paese che, come spesso succede nei paesi arabi, specialmente in quelli nostri buoni alleati, non permetteva manifestazioni di protesta.

L’aria che emana dal web, dove YouTube, Facebook, Twitter danno il meglio di sé come rappresentazione dei social network, è quella della rivoluzione. Non c’è dubbio. L’aria di una diga che si è rotta. Simbolicamente impersonificata da quel soldato che si mette sull’attenti e saluta il passaggio di una persona uccisa nelle manifestazioni degli scorsi giorni, uccisa dalla polizia. La vittima si chiamava Iskandar, manifestava a Biserta, ed è stato ucciso dai cecchini della polizia. Il suo funerale è una dimostrazione di quello che sta succedendo: una folla di ragazzi, e anche di ragazze, per le strade.

Un soldato che saluta un manifestante ucciso significa che qualcosa si è rotto, nello splendido castello di carte che è stato costruito in Tunisia e mostrato a un’Europa ancora una volta miope e vigliacca.

Non è finita, certo. E per la Tunisia si prevedono giorni duri, e sanguinosi. La blogosfera tunisina ieri faceva anche il paragone con la caduta di Ceausescu, da cui – però – diceva lo stesso blogger, ci dividono venti anni. Venti anni di Storia, che non sono pochi. Ma l’impressione è quella che un giorno, non molto lontano, saremo costretti a interpretare e analizzare la Rivoluzione del Gelsomino come la prima rivolta/rivoluzione nata, cresciuta, annaffiata sul e con il web. All’ombra del web.
Il mondo è cambiato.

Puoi seguire gli aggiornamenti sulla Tunisia sul blog di Paola Caridi, invisiblearabs.



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