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Enzo Mangini

Mercoledi' 12 Gennaio 2011
Non basta la repressione durissima attuata dal regime di Ben Alì. La rabbia dei tunisini sembra incontenibile. E il pane, il rincaro dei generi alimentari, è stata la scintilla che l’ha fatta esplodere.
Ancora martedì sera le notizie che riescono a superare le maglie della censura anche telematica attuata dal regime, parlavano di duri scontri ormai alle porte di Tunisi, nel paese di Ettadamen, ad appena 15 chilometri dalla capitale. I cittadini hanno preso d’assalto una caserma della polizia e hanno saccheggiato negozi e uffici di Ettadamen, un sobborgo operaio di Tunisi. Secondo le notizie ufficiali, i morti sono almeno una ventina, più del doppio secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani che da molto tempo lanciano l’allarme sulla situazione nel paese maghrebino. Non si sa quanti siano con precisione i feriti, ma sicuramente decine. Alcuni testimoni, ripresi dalle agenzie internazionali e dall’emittente panaraba Al Jazeera hanno raccontato di cecchini appostati sui tetti che avrebbero aperto il fuoco sui manifestanti. Che non sono più «solo» giovani arrabbiati per le condizioni di vita e la mancanza di libertà, ma ormai interi villaggi, quartieri, fasce sociali.
Ci sono volute oltre due settimane di proteste prima che la Casa Bianca si decidesse ad emettere un blando comunicato di condanna per «l’eccesso» nell’uso della forza da parte del regime di Ben Alì. Come a dire: reprimete pure, ma non esagerate. Assordante, invece, il silenzio della Farnesina. Non c’è traccia di un comunicato del ministro Franco Frattini, anche se l’Italia è il secondo partner commerciale della Tunisia di Ben Alì, nonché uno dei suoi principali sponsor politici, fin da quando, con una congiura di palazzo, Ben Alì estromise dal potere il «padre» della Tunisia contemporanea, Habib Bourghiba. Era il 1987 e il servizi segreti italiani ebbero un ruolo di assoluto rilievo nella estromissione di Bourghiba dal potere. In Italia vive la seconda comunità tunisina della diaspora, oltre 150 mila persone e finalmente, come già sta avvenendo in Francia, Gran Bretagna, Germania, si muove la solidarietà dal basso. Il Forum antirazzista di Palermo ha convocato un presidio di protesta contro la repressione e per la solidarietà ai cittadini tunisini per sabato 15 gennaio, dalle ore 10, davanti la sede del consolato tunisino del capoluogo siciliano, in piazza Ignazio Florio.



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