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Mentre il Sud Sudan continua a votare pacificamente e in un clima di festa per il referendum per l'autodeterminazione, ad Abyei, l'area contesa al confine tra Nord e Sud, sono in corso scontri

Irene Panozzo

Martedi' 11 Gennaio 2011
Juba - Purtroppo quello che tutti temevano sta succedendo. Mentre nel Sud Sudan i seggi hanno riaperto lunedì mattina in un clima molto disteso, che ha fatto seguito a quello entusiasta e festoso di domenica, primo giorno di voto, nella contesa area di Abyei sono stati i kalashnikov a far sentire la loro voce. Facendo, stando alle stime in continuo aggiornamento, più di trenta morti e decine di feriti.
Le prime ricostruzioni arrivano dalla leadership degli Ngok Dinka, la popolazione meridionale che abita la regione al confine tra Nord e Sud, dove sono presenti anche i Missiriyya, nomadi arabi. Sarebbero state proprio alcune milizie Missiriyya a iniziare gli scontri venerdì scorso. Una ricostruzione che Mokhtar Babo Nimr, uno dei leader della popolazione araba, smentisce, accusando invece i rivali Ngok Dinka di aver aperto il fuoco per primi.
È difficile, almeno per il momento, sapere dove stia esattamente la verità. Quello che sembra appurato è che venerdì gli scontri abbiano provocato una sola vittima, mentre sabato e domenica il bilancio è aumentato, da una parte e dall'altra.
Non è chiara neanche la ragione per cui gli scontri sono iniziati proprio in questi giorni. Secondo il portavoce dell'amministrazione della regione, Charles Abyei, i Missiriyya avrebbero attaccato perché convinti che gli Ngok Dinka fossero pronti a dichiarare unilateralmente l'annessione dell'area al Sud. Che sia effettivamente così oppure no, è proprio qui che sta il nocciolo della questione: da che parte del confine Nord-Sud starà Abyei?
Il trattato di pace del 2005 aveva stabilito che l'area, definita come “il territorio dei nove capitanati (chiefdoms) Ngok Dinka”, avesse il diritto a scegliere tramite referendum se rimanere con il Nord, com'è stato dal 1905 in poi, o ritornare al Sud. In questi sei anni di pace non è stato possibile trovare un accordo né sul confine dell'area, che per di più è ricca di petrolio, né su chi avesse diritto a votare nel referendum. Che così, invece di aprirsi domenica in contemporanea con quello sud-sudanese come avrebbe dovuto, è stato sospeso. Gli scontri di questi dicono senza mezzi termini che la questione di Abyei va affrontata.

L'articolo è oggi anche su il manifesto



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