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Le urne hanno riaperto stamattina, dopo un primo giorno di grande affluenza, festa e gioia

(le file al seggio presso la tomba di John Garang, foto di I. Panozzo)

Irene Panozzo

Lunedi' 10 Gennaio 2011
Juba - Il secondo giorno di voto si chiude, mentre il sole tramonta sul Sud Sudan, nella calma e in un clima di gioia e di festa. Anche oggi molta gente si è recata ai seggi, anche se non si sono verificate le code interminabili di ieri. Quando, all'apertura delle urne alle 8 di mattina, già migliaia di persone erano in fila da ore. Felici e orgogliosi di votare per scegliere il loro futuro, pieni di aspettative e di speranze per quello che tutti, indistintamente, dicono sarà il nuovo Sud Sudan indipendente.
Anche le notizie di scontri ad Abyei, la regione contesa al confine tra Nord e Sud, non sono riuscite ad oscurare la felicità dei sud-sudanesi. Che per il momento sembrano aver ascoltato gli appelli del presidente Salva Kiir, ripetuti a più riprese, di garantire la sicurezza di tutti, a partire dai settentrionali residenti al Sud (e dai meridionali che vivono al Nord).
“Nascere liberi è un caso, vivere liberi è un privilegio e morire liberi è una responsabilità”, dice Deng Simon Garang, ventiduenne studente di medicina all'università di Juba. Come i suoi concittadini è andato a votare, come i suoi concittadini si aspetta ora che il Sud Sudan indipendente diventi uno stato stabile, ricco, dove i servizi essenziali raggiungano tutti. “Non importa se ci vorrà un anno o un decennio”, dice, “quello che conta è che il Sud Sudan raggiunga questi obiettivi, rimanendo un paese libero e democratico”. La sensazione è che però, pur chiedendo molto al loro futuro governo, i sud-sudanesi siano pronti anche a dare qualcosa di loro. “C'è una grande partecipazione”, sottolinea Kibo Abiebo, professore del dipartimento di studi sociali ed economici dell'università della capitale. “Anche nel 2005, dopo la pace, sono stati tanti a lasciare i propri lavori altrove, nel Nord o all'estero, per tornare nel Sud almeno per dei periodi a prestare la loro opera in diversi settori anche gratuitamente. C'era la voglia di creare la pace, ora c'è quella di fare un nuovo Stato. In questi sei anni i problemi non sono mancati”, aggiunge Adiebo, “l'azione del partito di governo nel Sud, lo Splm, non è stata priva di difetti, anzi. Allo stesso tempo, però, molto è stato fatto. Scuole e ospedali sono stati aperti in tutti gli stati, è stata creata un'amministrazione: il Sud non parte proprio da zero, anche se il cammino sarà lungo”. Un cammino già iniziato e che finora è stato pacifico. Tutti sperano che continui ad esserlo.



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