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Il ministro cerca di ricucire lo strappo solo in parte e a Milano dice che non c'è bisogno di "pillole indorate". Il capo di Stato maggiore della Difesa Camporini rimanda ogni critica al mittente mentre l'opposizione boccia l'approccio di La Russa con i vertici militari e vuole un chiarimento in aula

Tiziana Guerrissi

Sabato 8 Gennaio 2011

E' una carambola di reazioni e puntualizzazioni il giorno dopo della stoccata di La Russa ai militari sulla morte del caporal maggiore Miotto, con il ministro della Difesa che parla di “fiducia, stima, gratitudine” per i militari ma non abbandona il punto, il capo di Stato maggiore della Difesa Camporini che rimanda ogni critica al mittente e l'opposizione che non molla, e vuole che sulla faccenda si riferisca in parlamento.
Nella sede dell'Aeronautica militare, ieri mattina La Russa ha racchiuso nella formula di un “richiamo affettuoso” le dichiarazioni su presunti ritardi nel comunicare la dinamica dei fatti del 31 dicembre, ha speso parole d'apprezzamento per “l'eccellenza delle forze armate”, ha detto che “nessuno ha mentito al ministro”. Ma non ha, di fatto, chiuso la questione: “Tutte le informazioni erano vere – ha detto - Semmai la ricostruzione ha subito una gradualità fino alla sua completezza”. Ha negato ogni risentimento verso i vertici militari dicendo che “Semmai ero arrabbiato con me stesso per non essere riuscito a fornire tutte le informazioni sull'uccisione di Matteo”, ma ha anche lanciato un monito. “E' la prima volta che c'è un ritardo e sarà anche l'ultima”, aggiungendo che “non c'è bisogno di una pillola indorata perchè la piena trasparenza è un titolo di merito”.
Non proprio un ramoscello di ulivo dopo la risposta, piuttosto irritata, del generale Vincenzo Camporini sul flusso di notizie dall'Afghanistan a Roma.
In un'intervista affidata al Corriere della Sera, ripresa da tutte le agenzie, il capo di Stato maggiore della Difesa ha sottolineato di “Non aver mai cambiato versione”, che Miotto “è stato colpito dal proiettile di un cecchino”, che è stata raccontata “sempre la stessa successione degli eventi”. Ha ripercorso la dinamica del 31: un gruppetto di persone che con fucili spara da lontano contro la base italiana e uno di loro “appostato in un angolo nascosto che esplode un colpo che ha centrato l'alpino Miotto. Tecnicamente questa si chiama opera di un cecchino”.
Ma fa di più Camporini, a meno di due settimane dalla pensione. Si dice “molto amareggiato e offeso che ogni volta si cerchi di far credere che la Difesa vuole subdolamente occultare chissà quali avvenimenti” e che per questo è “felice che l'incarico sia giunto al termine”.
Dall'opposizione, intanto, piovono critiche. Il Pd insiste sul passaggio in aula di La Russa: “È un dovere del ministro e non un capriccio dell'opposizione” ha commentato Antonio Rugghia, capogruppo Pd in commissione Difesa a Montecitorio che parla di un “fatto molto grave sul quale la trasparenza doveva essere garantita sin dal primo momento”. Senza considerare che “Le parole del ministro, seppur corrette dopo il disappunto dei militari - secondo Emanuele Fiano, responsabile democratico della Sicurezza - Sono gravi e hanno gettato discredito sulle massime autorità delle nostre forze che La Russa ha voluto vuole far passare come uomini abituati ad indorare la pillola”.
Gli fa eco l'Italia dei Valori, che vuole una discussione in aula per chiarire la questione e anche i rapporti tra il ministro e i vertici militari. “Stiamo combattendo una guerra aperta, La Russa si assuma le sue responsabilità invece di scaricarle sui comandi militari - ha dichiarato il capogruppo Idv in commissione Difesa alla Camera, Augusto Di Stanislao - E si attivi per adottare una rinnovata strategia in un contesto che muta costantemente”.
E mentre La Russa conferma l'invio di altri militari – che arriveranno a 4200 con l'aumento degli addestratori - e la riconferma delle regole di ingaggio, una stoccata arriva anche dal generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica. “Prima di sfogarsi con i giornali La Russa avrebbe dovuto approfondire e verificare le circostanze nel modo più completo possibile”. In base alla sua esperienza di quarant'anni “con governi di ogni colore e posizione”, Tricarico ha sottolineato che “I militari hanno sempre detto tutto all'autorità politica” e ha tratteggiato un parallelo con l'ex segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld. “Non ha mai avuto bisogno di tecnologie sofisticate per tenersi aggiornato sulla situazione sul campo, forse perchè non era distratto dalla politica di partito”.



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