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IN CRISI IL GOVERNO DI GILANI 4/1/10

Il Partito del popolo del Pakistan sta attraversando una fase di lenta agonia dovuta all'emorragia causata dai partiti minori che tenevano in piedi la coalizione. E che se ne sono andati sbattendo la porta

Emanuele Giordana

Lunedi' 4 Gennaio 2010

Il governo di Yusuf Raza Gilani è in difficoltà. L'esecutivo pachistano, che secondo i migliori auspici avrebbe dovuto concludere senza troppi danni la legislatura poiché ha sempre potuto contare sulla maggioranza relativa del Ppp, il partito del popolo dei Bhutto, sta infatti attraversando una fase di lenta agonia dovuta all'emorragia causata dai partiti minori che tenevano in piedi la coalizione. E che se ne sono andati sbattendo la porta.
Dopo che il mese scorso la piccola organizzazione radicale del Jamiat-i-Ulema Islam se n'era andata – in seguito al licenziamento di un ministro - con la quota minima ma pur sempre rilevante di seggi in suo possesso, adesso il colpo basso è stato assestato dal Muttahida Quami Movement (Mqm), quarto partito pachistano e forte di 25 scranni e due ministri, da due giorni sui banchi dell'opposizione. I numeri dicono così che i 181 seggi su cui la maggioranza poteva contare si sono adesso ridotti sotto la soglia della governabilità che dev'essere garantita da almeno 172 voti sui 342 che vengono espressi dalla camera bassa. In una parola, il governo Gilani può essere sfiduciato senza grandi difficoltà anche perché le trattative di queste ore con i “nemici” non hanno dato risultati: sia la Lega musulmana (Pml-N) di Nawaz Sharif – all'inizio della legislatura alleata dal Ppp - sia la Pml-Q (fondata dall'ex presidente Musharraf che intanto ha però creato un nuovo partito dall'esilio) - per ora hanno infatti risposto picche negando anche l'appoggio esterno. Le trattative però non si sono ancora definitivamente concluse.
Difficile dire cosa sia veramente all'origine delle frizioni tra esecutivo e Mqm, un partito fortissimo a Karachi e nel Sind, espressione originaria delle famiglie di immigrati dall'India dopo la Partition (i mohajir o muhajir che all'inizio diedero il nome al Muhajir Quami Movement in seguito Muttahida Quami Movement dal 1984). Ufficialmente la crisi sarebbe dovuta all'impennata del prezzo del carburante e a una crescita fuori controllo dell'inflazione ma, detta così, la motivazione sembra più populistica che reale. Probabile invece che il Mqm voglia contare più dei seggi che ha il che fa pensare a un'ipotesi non peregrina di contrattazione (ministeri, posti chiave). Gilani (cui il presidente Zardari ha comunque confermato la sua personale fiducia) è in difficoltà sia sul piano interno sia su quello internazionale: il Pakistan ha perso quote di mercato, il piccolo boom degli anni scorsi è lontano e la guerra in Afghanistan e nelle aree tribali, dilagata da tempo nel resto del Paese, lo tiene in un continuo stato di stress. Il Mqm, assai più dei radicali del Jamiat (che alle amministrative fornirono una pessima performance confermando il trend in discesa dei gruppi islamisti) è a questo punto il vero ago della bilancia. E nel contempo è un partito che conta nelle amministrazioni pubbliche di una delle province più importanti (e critiche) del Paese. Da lui dipende dunque la sorte del governo e, effettivamente, appare poco probabile che l'ancora di salvezza arrivi dalle due leghe musulmane (in origine una sola) che non sembrano minimamente intenzionate a salvare Gilani (e Zardari) ma semmai a continuare una politica di logoramento in vista delle prossime elezioni.
Molti si chiedono l'esercito che farà, essendo a lungo stato l'arbitro della politica del Paese. Ma al momento il capo dell'esercito Ashfaq Pervez Kayani (assai più importante del capo di stato maggiore Tariq Majid) e quello dell'Isi (il potentissimo servizio segreto diretto dal generale Ahmad Shuja Pasha piazzato su quella poltrona proprio da Kayani) non sembrano intenzionati né a intervenire né a interrompere la luna di miele con Gilani e Zardari. Che, tutto sommato e dopo aver cercato di mettere sotto controllo soprattutto l'Isi, hanno poi lasciato ai militari mani libere.
La crisi dunque potrebbe concludersi con un giro di consultazioni e di negoziati o trascinarsi con esiti imprevedibili dettati da una mancanza del numero legale a far passare le leggi che potrebbe trasformarsi rapidamente in un voto di sfiducia. Ma proprio questa ipotesi potrebbe far tornare il Mqm nei ranghi o convincere qualche altro partito minore a dare una mano a Gilani.





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