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LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI? UNA LETTERA 19/5/10

Crisi economica, debiti, contratti e la fatica quotidiana di imprenditori senza accesso al credito. Una lettera piena di amarezza che riceviamo e volentieri pubblichiamo

Mercoledi' 19 Maggio 2010

Egregio Direttore,

con questa lettera vorrei raggiungere il suo cuore per dare una voce e una speranza a chi ormai ha perso ogni aspettativa nel futuro.
La mia è una storia di crisi aziendale ed economica: come tante di questi tempi.
E’ la storia di un’impresa familiare del Sud che da quaranta anni commercializza piante e fiori e ora è schiacciata dai debiti, contratti con lo Stato per privilegiare il pagamento dei propri dipendenti.
Lo Stato, rappresentato da Equitalia S.p.A., ha fermato, pignorato ed ipotecato ogni bene mobile ed immobile dell’impresa.
E’ una storia di mancato accesso al credito per saldare i debiti erariali: che garanzie dare alle banche se tutto è stato vincolato dalla società di riscossione?
E’ una storia di mancato ascolto da parte delle istituzioni locali a cui si è fatto riferimento anche mediante l’istituto del reclamo alla Prefettura territoriale.
E ‘ una storia di strade sempre e comunque chiuse, perché il fallimento di una piccola attività d’impresa e il licenziamento di dodici dipendenti non suscita clamore e sostanzialmente non interessa nessuno.
A questo punto soltanto gli usurai consentono la sopravvivenza.
E allora perché gridare all’allarme sociale se nessuno propone alternative credibili e concrete?
E dire che Equitalia S.p.A. è a partecipazione statale (I.N.P.S e Agenzia delle Entrate): rappresenta tutti noi, è lo Stato.
Mi chiedo quale Stato può definirsi tale se agisce così.
Mi si dirà: perché in quanto imprenditore non si è rivolto alle associazioni di categoria?
Perché l’azienda non è di mia proprietà: io sono solo l’avvocato che ha assistito l’impresa in questi cinque anni di contenzioso fiscale e che, nonostante l’impegno, non è riuscito ad evitare il fallimento dell’azienda e la fine di una storia di lavoro onesto, competente e dignitoso.
Ne avrei altre di storie così da raccontare, perché ho esercitato la mia attività in Puglia per sette anni, ma non voglio tediarla oltre.
Rimane in me un senso profondo di impotenza e di rammarico: la mia coscienza professionale è serena, ma la mia delusione di fronte all’indifferenza delle Istituzioni è cocente.
Non è questo certo che ci si aspetta quando si decide di diventare un avvocato, quando si percorrono le strade del diritto (teorico) negli anni universitari, quando, affiancati dal presidente dell’ordine si giura innanzi ad un collegio di magistrati, mentre la scritta LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI ci guarda dall’alto.
Grazie dell’attenzione.

Avv. Elena Palladino



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