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UNA TRAPPOLA DI NOME KALASHNIKOV

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IL GUINNESS DELLE ARMI 4/5/10

IL GUINNESS DELLE ARMI 4/5/10

Per la prima volta la società n.1 al mondo per fatturato militare non è statunitense: la BAE che ha sede nel Regno Unito, con vendite militari di oltre 32 miliardi di dollari, con un notevole incremento rispetto al 2007. Buoni affari per tutti in un mercato che non va mai in crisi

Luciano Bertozzi

Martedi' 4 Maggio 2010

Le vendite di armi delle prime cento industrie di armi mondiali, ad esclusione della Cina, nel 2008 sono aumentate di 39 miliardi di dollari, raggiungendo l’ammontare di 385 miliardi di dollari. Sono i dati resi noti in questi giorni dal SIPRI, il prestigioso istituto svedese di ricerca sulla pace di Stoccolma.
Per la prima volta la società n.1 al mondo per fatturato militare non è statunitense: la BAE che ha sede nel Regno Unito, con vendite militari di oltre 32 miliardi di dollari, con un notevole incremento rispetto al 2007.
Nei primi dieci posti di questa particolare classifica sono presenti sette corporations USA ed altre tre europee(EADS, Finmeccanica e la francese Thales). Da sottolineare che l’italiana Finmeccanica guadagna una posizione rispetto al 2007 salendo dal nono all’ottavo posto con più di 13 miliardi di fatturato nel comparto difesa, rispetto ai dieci dell’anno precedente. Tale notevole incremento è dovuto anche all’acquisto di DRS, un’impresa USA fra i principali fornitori del Pentagono e che da sola 2008 ha fatturato quasi 4 miliardi di dollari. Il made in Italy è ampiamente presente nella top 100: la FIAT sale dal 91° all’84° posto con 680 milioni di fatturato (nel 2007 550 milioni), per il principale gruppo industriale italiano il settore militare rappresenta l’un percento della produzione totale di Corso Marconi, ma sicuramente non è insignificante. Le altre società italiane sono Fincantiri, controllata dallo stato che scivola dal 70° all’87° posto, pur aumentando le vendite militari da 660 a 670 milioni. Anche la quarta impresa italiana della classifica del SIPRI retrocede di qualche posizione, dall’87° al 92° posto, ma incrementa il fatturato, passato da 570 a 630 milioni. Evidentemente la crescita dell’industria della difesa italiana coerente con il principio, fatto proprio dai diversi esecutivi che il settore non è diverso da latr4i comparti produttivi nazionali e quindi non va demonizzato bensì supportato. Del resto lo Stato è azionista di riferimento di Finmeccanica e Fincantieri.
Per la prima volta è presente fra le prime venti una società russa:Almaz Antei, con oltre 4 miliardi Altre sei società di Mosca compaiono nella classifica del SIPRI.
Ad ogni modo le società statunitensi predominano la classifica con 45 su cento, ed il loro fatturato rappresenta il 60% del fatturato totale. Anche società asiatiche sono presenti nell’elenco:Giappone, india, Israele, Singapore e Corea del Sud. America latina, invece Africa ed Oceania non sono presenti. Ecco le società asiatiche: la giapponese Mitsubishi, al 22° posto con circa 3 miliardi(2,8 nel 2007) seguono le israeliane Elbit Systems al 31° posto con 2,5 miliardi (nel 20007 al 36° posto con 1,9 miliardi9 e la Israeli Aerospace Industries al 33° posto con 2,2 miliardi (nel 2007 era al 34° posto con 2 miliardi) Altre aziende israeliane nella lista sono la Rafael al 51° posto con 1, 5 miliardi(nel 20007 era al 52° posto con1,1 miliardi) e la Israel Military Industries al 94° posto con 0,6 miliardi che nell’anno precedente era fuori dalle prime cento società. Evidentemente la guerra permanete che caratterizza Israele è la miglior garanzia sulla qualità delle armi israeliane e quindi è la prospettiva di una continua crescita dell’industria bellica locale. .
Il 2008 è stato un anno positivo per le industrie militari, considerato che secondo il SIPRI, solo sei delle cento società hanno diminuito il proprio fatturato, mentre 13 lo hanno aumentato di almeno un miliardo di dollari e 23 hanno aumentato le proprie vendite di almeno il 30%. La statunitense Navistar che produce veicoli che resistono alle mine ha raggiunto un exploit eccezionale:ha incrementato le vendite belliche di quasi dieci volte, passando da 370 milioni a 4 miliardi, raggiungendola ventesima posizione assoluta.
Una grossa spinta all’aumento è dovuta alle necessità belliche delle guerre in Afghanistan ed Iraq e per quanto concerne le società russe la modernizzazione delle forze armate di Mosca e l’incremento dell’export russo



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