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KIRGHIZISTAN, RIVOLUZIONE ANTI-TULIPANI

KIRGHIZISTAN, RIVOLUZIONE ANTI-TULIPANI

Ancora incerto l'esito della rivolta che ieri si è abbattuta contro il potere del presidente kirghizo Bakiev e del suo clan, artefice della ventata rivoluzionaria dei "tulipani" nel 2005, e oggi accusato di autoritarismo. Caos, e disordini di massa, violenze e scontri insanguinati tra manifestanti dell’opposizione e forze dell’ordine. Formato un nuovo governo di fiducia popolare, ora i manifestanti assediano una delle residenze di Bakiev a Osh, nel sud.

Lucia Sgueglia

Lunedi' 8 Marzo 2010

MOSCA – Una giornata di caos in mezzo a disordini di massa, violenze e scontri insanguinati tra manifestanti dell’opposizione e forze dell’ordine, e notizie confuse. Il Kirghizistan, nel giro di poche ore, torna indietro di 5 anni, a quel marzo 2005 quando la “primavera dei tulipani” aveva portato speranze di cambiamento abbattendo l’ancien regime. Una delle “rivoluzioni colorate” che nell’ex Urss a meta’ degli anni duemila aveva cacciato i vecchi poteri filorussi o veterosovietici, dalla Georgia all’Ucraina. Oggi quasi tutte fallite a colpi di controrivoluzione e delusione dei cittadini. Ora tocca al piccolo paese dei tulipani, tra i piu’ poveri dell’Asia centrale. E l’esito degli eventi e’ ancora incerto, anche se l’opposizione annuncia le dimissioni del governo e la formazione di un nuovo esecutivo di “fiducia popolare”.
Tutto comincia in mattinata, ma le inquietudini montavano da settimane. Una rivolta contro l’ex “rivoluzionario” Bakiev, arrivato al potere proprio con i “tulipani” (gialli) nel 2005. Poi diventato autoritario, tanti oppositori in prigione, tutti i posti pubblici occupati dai suoi familiari o meglio dal clan allargato. Perche’ in Kirghizia il potere e’ ancora una questione di clan, uno contro l’altro. In mattinata migliaia di manifestanti si riversano in piazza a Bishkek, prendono d’assalto i palazzi del potere, parlamento e presidenza, e la sede della televisione di stato, occupata da qualche centinaio di oppositori. “Vogliamo un cambio di potere nel paese”, dice chiaramente in diretta tv Azimbiek Bakhnazarov, ex procuratore generale, ora all’opposizione. Le autorita’ replicano mandando in piazza polizia e teste di cuoio, che a quanto pare aprono il fuoco sulla folla dei dimostranti. Intanto il contagio delle proteste si sparge in altre citta’: a Talas secondo alcune voci non confermate resta ucciso il ministro degli interni, a Naryn i filogovernativi protestano invece per il fermo del vice premier, i clan avversi si spaccano tra nord e sud. L’opposizione di solito frammentata, trova unita’ nella protesta. Saccheggia la lussuosa residenza privata della famiglia Bakiev, portando via tappeti, abiti e gioielli.
Intanto il premier Daniyar Ussenov ha dichiarato lo stato d’emergenza.Ma non fa in tempo. "Siamo entrati nell'edificio del governo - annuncia a sera l’oppositore Temir Sariev- Il premier ha firmato il documento di dimissioni. Il presidente Bakiev ha lasciato la sede del governo, diretto verso destinazione ignota", "non si trova più nella capitale". L'opposizione avrebbe creato un nuovo governo, a capo Roza Otunbayeva, gia’ protagonista della rivoluzione del 2005. Interessi internazionali si intrecciano nella repubblica montana: dove sia gli Stati Uniti che Mosca hanno una base militare. Ma Putin nel pomeriggio da Katyn smentisce qualsiasi coinvolgimento nei disordini: “Il potere russo non ha alcun rapporto con gli eventi in corso in Kirghizistan. Ne’ la Russia, ne’ il sottoscritto vostro umile servitore, ne’ altre personalita’ ufficiali russe”. Poi aggiunge: “Sembra che Bakiev come gia’ fece Akaiev (Askar, l’ex presidente destituito nel 2005), si stia dando l’accetta sui piedi”.
Nell’ultimo bilancio del ministero della sanita’ kirghizo, i morti sarebbero 40, 400 i feriti. Ma l’opposizione parla di “almeno 100 vittime”.

Oggi sul Messaggero



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