Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


BOSTON, I DUE FRATELLI CECENI, SRADICATI FIGLI DELLA DIASPORA 19/4/2013

MOSCA 20 ANNI DOPO: DALLE BARRICATE AI BLOG 10/10/11

Loulan Beauty - VIAGGIO NELL'ASIA DI MEZZO 15/12/10

SMOLENSK, MUORE LECH KACZINSKY

KIRGHIZISTAN: BAKIEV RESISTE NEL SUD, OPPOSIZIONE VOLA A MOSCA

KIRGHIZISTAN, BAKIEV: NON ME NE VADO, PARLIAMONE. OTUNBAIEVA RIFIUTA

ZHANNET LA KAMIKAZE DI MOSCA 3-4-10

CAUCASO E TERRORISMO, NON PIU SOLO "PISTA CECENA"

ATTENTATI MOSCA, VOCI DALLA LUBYANKA

STRAGE A MOSCA, TORNA IL TERRORE NEL METRO

START 2, FIRMA VICINA 25-3-10

RUSSIA IN PIAZZA, GIORNO DELL'IRA CONTRO PUTIN 21-3-10

CRISI MEDIORIENTE, A MOSCA IL QUARTETTO CONTRO NETANYAHU 20-3-10

RUSSIA. VOTO REGIONALE: QUALCOSA SI MUOVE? 16-3-10

KIRGHIZISTAN, RIVOLUZIONE ANTI-TULIPANI

ZHANNET LA KAMIKAZE DI MOSCA 3-4-10

Se è vero ciò che affermano gli investigatori di Mosca, una ragazzina di 17 anni l'ha fatta sotto il naso a Vladimir Putin e ai suoi 007. Facendosi esplodere nel metro Park Kultury di Mosca. Veniva da un villaggio vicino Khasaviurt, la città dove il 31 agosto 1996 il generale Lebed e Aslan Maskhadov firmano gli accordi di pace che mettono fine alla prima guerra cecena. Grozny è di fatto indipendente, ma nel 1999 esplode un nuovo conflitto. È qui che l’incubo del Caucaso ricomincia per Mosca?

Lucia Sgueglia

Sabato 3 Aprile 2010
MOSCA - Chissà se Zhannet, in arabo Paradiso, di cognome Abdullaeva o Abdurakhmanova, era mai stata a Mosca, la capitale del suo paese, prima di lunedì 29 marzo. Quando, secondo gli investigatori, dal suo Daghestan viaggia in bus per 36 ore con una cintura di exogene e bulloni stretta in vita, per poi farsi esplodere nel metrò Parco della Cultura, dando la morte a tanti suoi concittadini. E vendicare il suo amore, Umalat Magomedov, 30, conosciuto un anno prima su internet, pare un leader di spicco della guerriglia locale, ucciso dai federali il 31 dicembre in una sparatoria di strada. Forse no, come la maggior parte dei giovani caucasici. Chissà quando aveva cominciato a indossare l’hijab, e chissà se, come altre ragazze devote del Caucaso, per quel fazzoletto troppo stretto sotto il mento era stata tallonata da polizia e servizi, guardata con diffidenza in strada dai “laici”, la maggioranza nella regione, sentendosi chiamare “wahabita”, cioè estremista religiosa, o meglio, sinonimo di “terrorista” per le autorità locali.
Veniva da un villaggio vicino Khasaviurt, la città dove il 31 agosto 1996 il generale Lebed e Aslan Maskhadov firmano gli accordi di pace che mettono fine alla prima guerra cecena. Grozny è di fatto indipendente, ma nel 1999 esplode un nuovo conflitto. È qui che l’incubo del Caucaso ricomincia per Mosca, se è vero ciò che affermano gli investigatori. Nella città più cecena del Daghestan, un immenso bazar, il mercato occupa l’intera città, non chiude mai, ci trovi di tutto. Chissà dove, a soli 17 anni, aveva imparato l’arabo scritto sulla lettera d’amore per il suo compagno che voleva vendicare, trovatale in tasca: “Ci vedremo in cielo”. Forse, non all’estero: oggi in Daghestan tra i monti fuori Makhachkala, puoi leggere insegne bilingue, arabo e dialetti locali, e gli imam andati a studiare nei paesi arabi la lingua di Allah, sono tornati. Non solo loro. Un anno fa a Kizilyurt conoscemmo Asya, un fratello morto guerrigliero, un altro “nei boschi” come dicono qui per indicare chi si è dato alla lotta contro il potere filorusso: perfetto inglese e perfetto arabo studiato al Cairo, al villaggio l’Fsb non le dava tregua, disse di scrivere per KavkazCenter, il sito dei ribelli ove Doku Umarov ha rivendicato gli attentati di Mosca: “La nostra è la retta via, loro sono peccatori”. “Loro”, è un sistema corrotto e clientelare, un potere dominato dai clan e dagli anziani, inaccessibile ai giovani. La disoccupazione alle stelle. Dove l’islam radicale diventa desiderio di moralizzazione in un mondo senza chance; rottura con padri e nonni cresciuti nell’ateismo sovietico, che coltivano un islam soft. Ma anche moda, “essere religiosi da noi oggi è come essere punk” ci spiegò a gennaio un intellettuale ceceno. La lotta armata, una via per vendicare mariti, fidanzati, padri, fratelli uccisi dalle odiate forze dell’ordine al servizio di Mosca, a volte innocenti. O ricattati, rapiti, fatti sparire nel nulla dalla polizia locale.
Nella foto pubblicata da Kommersant, Zhannet ha viso pienotto da bimba, abbraccia il compagno innamorata, entrambi brandiscono una pistola. Sarebbe lei la testa incenerita e mozzata mostrata su tutti i giornali all’indomani della strage. Di Markhta invece, 20 anni, forse la kamikazze della Lubianka, si sa poco. Anche lei sarebbe una “vedova nera”, scappata da casa dei genitori in Cecenia per raggiungere Said-Emin Khazriev, conosciuto su quel web dove i video degli attentatori sono una hit, sposato nei boschi, eliminato a ottobre scorso dalle truppe speciali. Pare preparasse un attentato contro il presidente ceceno Kadyrov.

Oggi sul Messaggero



Powered by Amisnet.org