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Sarebbe stato fucilato una settimana fa Pak Nam-gi (al centro nella foto tratta da NK leadership watch), il ministro dell'economia di Pyongyang che a fine novembre aveva firmato la rovinosa riforma che ha gettato il paese nel caos

Junko Terao

Venerdi' 19 Marzo 2010
L’ultima volta che Pak Nam-gi, capo del dipartimento della finanza e della pianificazione del partito dei lavoratori nordcoreano, è stato visto in pubblico è stato a inizio gennaio, al seguito di Kim Jong Il in una delle sue visite ufficiali alle fabbriche del paese. Poi di lui non si è più saputo nulla. Fino a ieri, quando l’agenzia di Seoul Yonhap ha riportato la notizia della sua esecuzione. La fonte non è specificata e, come per tutte le informazioni provenienti da Pyongyang, difficilmente verificabile, ma pare che Pak sia stato fucilato una settimana fa nella capitale nordocoreana con l’accusa di tradimento “per aver intenzionalmente danneggiato l’economia nazionale”. Il motivo? La rovinosa riforma monetaria annunciata all’improvviso a fine novembre, e in vigore da dicembre, che sta letteralmente precipitando il paese nel caos. Da un giorno all’altro i cittadini nordcoreani si sono trovati con pile di banconote senza valore sotto il materasso. Con solo una settimana di tempo per cambiare i vecchi biglietti con quelli nuovi a un tasso ridicolo: per ogni 100 won vecchi ne potevano ricevere 1 nuovo. E non è tutto. Il governo ha imposto anche un limite alla somma che ogni adulto era autorizzato a cambiare: solo fino a 100mila won in contati, l’equivalente di 740 dollari circa. Il resto? Carta straccia. Bandito anche l’uso di monete straniere, che finora, invece, nel commercio al dettaglio era contemplato e piuttosto comune. Un annuncio che ha lasciato attoniti i cittadini, ma lo shock si è presto trasformato in rabbia. Tanto da costringere Kim Jong Il, evento del tutto eccezionale, a chiedere pubblicamente scusa alla popolazione. A poco è servita la decisione di non variare gli stipendi, che quindi sono aumentati di 100 volte rispetto a prima. La riforma, un passo falso clamoroso da parte del governo nordcoreano, doveva servire a fermare l’inflazione galoppante e a contrastare il mercato libero che, dalla riforma del 2002 che consentiva ai cittadini di comprare e vendere prodotti al di fuori dei negozi statali, aveva preso piede, offrendo ai nordcoreani merci di importazione di vario genere. Un mercato che, evidentemente, si era allargato troppo e aveva cominciato a veder nascere una classe media mettendo a rischio il fragile equilibrio su cui si basano la capacità di controllo della popolazione già vessata da una situazione economica disastrosa, e il potere di Kim Jong. Se in un primo tempo gli stipendi improvvisamente lievitati hanno fatto credere ai nordcoreani che il loro potere di acquisto si era moltiplicato, la doccia fredda ci ha messo poso ad arrivare. L’inflazione è schizzata alle stelle, tanto da far aumentare di 50 volte il prezzo del riso, e i prodotti alimentari sono introvabili nei negozi gestiti dallo stato. Insomma, un vero disastro che, proprio nel momento in cui si prepara la successione “al regno”, andava evitato. Ora qualcuno evidentemente ha dovuto pagare, anche per tentare di sedare gli animi dei cittadini, e il capro espiatorio perfetto in questo caso era colui che ha ideato e fortemente voluto la riforma. Se davvero Pak Nam-gi è stato fucilato si tratterebbe del secondo caso noto di punizione con la morte di un esponente del regime. Nel 1997, dopo la gravissima carestia che decimò la popolazione, toccò all’allora responsabile dell’agricoltura, Seo Gwan-hui. Accusato di spionaggio, il minsitro dell’agricoltura fu fucilato in pubblico, davanti a decine di migliaia di persone. Dell’esecuzione di Pak, finora, non sono arrivate testimonianze dirette, nè i servizi segreti sudcoreani del ministero per l’unificazione hanno potuto confermare. Può essere che la fucilazione non ci sia stata e che Pak si trovi nascosto o confinato in un luogo remoto: l’importante è che i cittadini sappiano che è stato punito in quanto l’unico colpevole del disastro economico in corso. Come ha osservato Brian Myers, attento studioso della propaganda nordcoreana dell’università di Dongseo su cui ha appena pubblicato un libro, “mentre finora i media di Pyongyang avevano gettato fango sugli esponenti del regime usati come capri espiatori, come nel caso di Seo, adesso semplicemente li trasforma in ‘non persone’”, li fa sparire. “Quindi – continua Myers – è plausibile pensare che adesso siano gli stessi leader del partito che stanno spargendo la voce dell’esecuzione nell occasioni ufficiali e alle riunioni di partito. Sarebbe perfettamente in linea con le pratiche adottate dal governo in passato. Un modo per far circolare la voce all’interno del paese senza che oltrepassi i confini”. Stavolta, però, la notizia ha fatto il giro del mondo.



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