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I risultati delle elezioni regionali di domenica 14 in Russia sono un colpo all’egemonia di Russia Unita, il partito pro-Cremlino guidato da Putin. Che resta leader indiscusso nella politica russa, ma prende meno del 50%, cedendo voti all’opposizione. E si vede strappare la poltrona di sindaco a Irkutsk, Siberia, dai comunisti. Mentre in tutto il paese si preparano manifestazioni contro il governo Putin,sull'onda della crisi (foto: la manifestazione di gennaio a Kaliningrad, sullo striscione: "Stop! Putin responsabile di tutto").

Lucia Sgueglia

Martedi' 16 Marzo 2010
MOSCA – Per qualcuno è una débacle, per altri un “risultato sensazionale”, c’è chi invece parla di “sorpresa attesa”, prevedibile effetto della crisi. Certo è che i risultati delle elezioni regionali di domenica 14 in Russia sono un colpo all’egemonia di Russia Unita, il partito pro-Cremlino guidato da Putin. Che resta leader indiscusso nella politica russa, ma prende meno del 50%, cedendo voti all’opposizione. E si vede strappare la poltrona di sindaco a Irkutsk, Siberia, dai comunisti. Il segretario Boris Gryzlov minimizza, ma una fonte anonima nel partito ammette: “un voto di protesta contro l’autorità al potere, più che a favore di candidati alternativi”. Si votava in 8 parlamenti regionali, più 6000 referendum e urne locali, alle urne 76 regioni su 83, e 32 milioni di russi su 110: da Krasnodar a Ulianovsk, dall’Altai a Khabarovsk, Voronezh, Kaluga, Kurgan, Ryazan, Sverdlovsk, il distretto autonomo Yamal-Nenets: spesso a migliaia di chilometri da Mosca, le periferie ormai diventate termometro del disagio nel paese. Russia Unita ha perso il test di popolarità con gli elettori, per gli analisti: tantopiù se si pensa agli enormi mezzi di cui dispone, il monopolio assoluto sulle tv.
Sul Baikal cade Irkutsk: Viktor Kondrashov, sostenuto dai comunisti del Kprf, arriva al 63%, il doppio del suo avversario S. Serebrennikov. L’opposizione è molto attiva in città da quando Putin ha deciso di riaprire la cartiera di Baikalsk, che scarica i suoi veleni residui nel lago. Scatenando proteste di ecologisti e famiglie. Una delle 400 “monocittà” russe in affanno: migliaia di disoccupati, e pure quelli protestano.
Il voto era presentato come un importante test di democrazia per il presidente Medvedev: che ha chiesto più volte maggiore apertura del processo elettorale ai piccoli partiti, in contrasto con la legge elettorale modificata da Putin nel 2005 che invece tagliò loro le gambe. Ma per ora, anche dal nuovo zar, solo parole. Perché nei fatti, il monopolio di Russia Unita è aumentato. A guardar bene, ieri a intaccarlo sono stati i 3 partiti già presenti al suo fianco nella Duma nazionale: Kprf, Ldpr, Russia Giusta. Per molti non una vera opposizione ma una “opposizione obbediente”, che in parlamento spesso appoggia la maggioranza. Mentre i più battaglieri liberali di Yabloko, il Fronte Destra Unita e la Galassia Kasparov sono spariti dalla politica. Ma qualcosa cambia e si muove, specie sulle piazze. Ieri, i tre partiti in questione si sono detti “soddisfatti” dei risultati preliminari. È la prima volta che accade in un dopovoto nell’era Putin. Clima diverso dall’ottobre 2009, quando denunciando “pesanti brogli e frodi” nel voto alla Duma di Mosca, stravinto da RU, le opposizioni lasciarono l’aula. A gioire a ragione i comunisti, che avanzano un po’ ovunque. Il leader Zyuganov parla di una Russia un po’ più di sinistra, dai sentimenti “più rossi”. Per il suo vice I. Melnikov, RU ha superato un punto di non ritorno: "è chiaro che, nonostante le dichiarazioni tranquillizzanti delle autorità, la crisi sta aprendo una nuova rivoluzione ".
“La Russia si risveglia dal sonno” commentano molti media notando un mutamento negli umori popolari. E anche se tutto resta nei limiti della cornice politica data, l’inquietudine è forte, specie agli estremi confini di Russia. A Kaliningrad, a gennaio 10mila erano scesi in piazza contro il governatore locale: protestavano per le tasse sull’auto, ma gridavano slogan anche contro Putin: "Dimettiti!". Mai così tanti da 15 anni. E il 20 marzo torneranno in strada in molte regioni della Federazione, sostenuti da tutte le opposizioni, “obbedienti” e non,e nuove formazioni civiche locali nate sull'onda della crisi. Visto il successo, gli organizzatori hanno alzato la posta: “Obiettivo, intaccare il predominio di Russia Unita”.

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