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Condannato a morte come mandante dell'omicidio della popstar libanese Suzanne Tamim, il tycoon egiziano Hisham Talaat Mustafa vince alla Cassazione (nella foto, uno scorcio di Al Rehab, una delle città satellite costruite dal suo gruppo)

Paola Caridi

Venerdi' 5 Marzo 2010
Hisham Talaat Mustafa ha vinto il suo primo round, nella lunga storia legale legata a un fattaccio di cronaca nera che ha colpito due tra i gruppi di arabi invisibili di cui m'ero occupata nel mio primo libro per Feltrinelli: i tycoon e le popstar. La corte di cassazione al Cairo, ieri, ha deciso che si deve rifare il processo che vede il re del mattone egiziano accusato di essere il mandante dell'omicidio di una cantante libanese, Suzanne Tamim.

La popstar, che i gossip della regione dicevano avere una relazione con Talaat Mustafa, fu uccisa in un appartamento di un residence di lusso di Dubai, alla fine di luglio del 2008. Due mesi dopo, l'arresto di Hisham Talaat Mustafa, con l'accusa di aver pagato due milioni di dollari a Mohsen al Sokkari, ex poliziotto, autore materiale dell'omicidio. A inchiodarlo, il DNA lasciato sul luogo del delitto, esaminato da quella stessa polizia di Dubai che di DNA si sta occupando in queste settimane per un altro omicidio eccellente, quello di Mahmoud al Mahbhou, dirigente di Hamas, che tutti pensano sia stato commesso dal Mossad, il servizio segreto israeliano...

Per continuare a leggere la storia, collegati al blog di Paola Caridi,
invisiblearabs.



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