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LA RISPOSTA DI AGIRE ALL'EMERGENZA DI HAITI 24/02/10

L’Agenzia Agire ha raccolto 13,6 milioni di Euro per rispondere all’emergenza del terremoto di Haiti. Durante un seminario illustra la destinazione dei fondi e la realizzazione dei programmi di soccorso.

Francesca Gnetti

Mercoledi' 24 Febbraio 2010
Un’enorme rete di mobilitazione umanitaria made in Italy ha reso possibile una serie di interventi coordinati per soccorrere la popolazione di Haiti colpita dal terremoto del 12 gennaio e ideare una ricostruzione attenta alle loro esigenze. La risposta della società civile italiana, dei cittadini, degli enti locali e delle imprese all’appello di Agire (Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze) è stata massiccia, e in un mese e mezzo sono stati raccolti oltre 13,6 milioni di Euro, che verranno spesi per realizzare i progetti di 11 tra le più autorevoli organizzazioni non governative italiane che compongono l’Agenzia.
Questa mattina alla Casa del Cinema di Roma si è svolto il seminario “AGIRE in trasparenza” nel corso del quale sono stati discussi i programmi di intervento sul campo ed è stata presentata la nuova modalità di coordinamento tra le organizzazioni. “La forza di Agire risiede nella sua capacità di proporre una nuova modalità di intervento”, spiega Marco de Ponte, presidente di Agire. “Per la prima volta abbiamo cercato di superare la frammentazione e presentarci agli interlocutori come presenza compatta, offrendo agli italiani l’opportunità di mobilitarsi in aiuto delle popolazioni colpite dal terremoto”.
Nel corso del seminario sono state specificate le destinazioni dei fondi raccolti, in nome della trasparenza di cui si è fatto garante il Comitato Etico, che ha valutato i progetti e indicato le priorità da seguire. Il 93 percento dei fondi sarà tradotto in attività sul campo, il 5 percento è destinato a sostenere i costi della campagna e il restante 2 percento servirà ad assicurare meccanismi di controllo della qualità. I fondi previsti per i progetti sul campo saranno distribuiti in base a una scala di priorità individuata nelle riunioni di coordinamento. Il 31 percento sarà destinato alla ricostruzione, con l’obiettivo di far ripartire l’economia, condizione fondamentale per garantire ai cittadini una vita normale. Il 24 percento delle risorse sarà equamente suddiviso tra cibo e acqua, mentre il 9 percento è riservato alla protezione dei gruppi deboli e bisognosi di attenzioni particolari, come bambini, anziani e disabili. Le Ong di Agire gestiscono la distribuzione di oltre 1.3 milioni di razioni alimentari, l’allestimento di 7.600 rifugi temporanei nei campi profughi per dare riparo a oltre 40.000 persone, il reinserimento nei processi educativi di 21.000 bambini, la ricostruzione di almeno 15 strutture comunitarie, come scuole, orfanotrofi e centri sanitari, e la realizzazione di 1.360 latrine pubbliche. I beneficiari saranno in tutto più di 200 mila persone.
Le 11 Ong che compongono Agire – ActionAid, Amref, Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Intersos, Save the Children, Terre des Hommes e Vis – appoggiate dalla Protezione Civile e dal Ministero degli Affari Esteri, hanno scelto di unire le proprie forze per rispondere in maniera più efficace all’emergenza post-terremoto. Seguendo un approccio partecipativo operano in rapporto ai “cluster”, organismi di coordinamento gestiti dall’Onu o da altre organizzazioni, che prevedono incontri e scambi di informazioni per coordinare gli interventi ed evitare il pericolo della sovrapposizione in alcune aree e dell’esclusione di altre. “Dagli haitiani viene la richiesta di gestire la situazione in maniera coordinata”, afferma Nicoletta Dentico, del Comitato Etico di Agire. “Per questo ogni settimana le Ong dell’Agenzia si riuniscono per fare il punto tra loro e raccordarsi. Occorre fare ponte e lavorare attraverso la realtà locale, perché nessuno può restare solo di fronte all’immensità del disastro”.
La sfida che emerge sul campo è stabilire un confine e un collegamento tra i due assi dell’azione umanitaria, che seguono lo stesso binario, ma a un certo punto si separano. Da un lato c’è il cosiddetto “relief”, l’emergenza immediata, e dall’altro il “recovering”, la ricostruzione di lungo periodo, che è l’occasione per impostare un lavoro più duraturo e profondamente radicato nella società. Le attività delle Ong di Agire si muovono sui due assi, anche se in un primo momento si sono concentrate sull’emergenza immediata, fornendo beni di prima necessità e garantendo servizi igenico-sanitari. Ma i progetti prevedono diverse attività volte a garantire alle persone colpite dal sisma la possibilità di autosostenersi e vivere in autonomia: riavviare le attività produttive, commercializzare e distribuire attrezzi e sementi nelle zone agricole. Per esempio il Cesvi, sfruttando la forte economia informale già presente sui territori prima del terremoto, prevede il ricorso al “cash for work”, cioè la possibilità per i residenti dei campi di costruire le latrine in cambio di un salario. ActionAid e Save the Children prevedono alcuni progetti di supporto psico-sociale e prevenzione del rischio, per aiutare i bambini di diverse comunità a superare il trauma del terremoto e prepararli a gestire situazioni di emergenza, per evitare il ripetersi del disastro nel caso di ulteriori calamità. Intersos e Terre des Hommes sono impegnate nella realizzazione di campi più stabili e permanenti, in vista della stagione delle piogge e degli uragani. Tutte le attività saranno monitorate e sottoposte a una valutazione finale indipendente, per informare i cittadini italiani sulla destinazione delle loro donazioni e sui risultati ottenuti dalle organizzazioni coinvolte.
L’emergenza è cronica ad Haiti. E la popolazione chiede di cogliere questo disastro come un’opportunità per ricostruire il paese in modo diverso e migliore da prima. La capacità di reagire degli haitiani è sorprendente e subito la gente si è organizzata per gestire l’emergenza. Ma le attese nei confronti degli interventi umanitari messi in campo dalle Ong di Agire sono molte ed è responsabilità di tutti impegnarsi per non deluderle.




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