Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

UMANITARIO: LA CARICA DEI QUATTRO DELL'APOCALISSE 20/12/04

Amref, Azione aiuto, Save the Children e Terre des Hommes prefigura un "tavolo permanente" sull’aiuto umanitario e che mira a un riconoscimento istituzionale. Ma in tanti storcono il naso. Le nuove frontiere dalla raccolta fondi

Emanuele Giordana

Sabato 20 Dicembre 2003

Se si coniuga la parola solidarietà col termine medicina, inevitabilmente salta fuori “Medici senza frontiere”. “Emmessef”, come recita l’acronimo francese di una delle più battagliere organizzazioni umanitarie del pianeta, è famosa per la sua querelle sull’ingerenza umanitaria quanto per il suo fascinoso fondatore, Bernard Kouschner, che se ne andò sbattendo la porta. Ma nonostante le polemiche interne e una navigazione perigliosa tra i flutti della politica e i marosi dell’intervento umanitario, è ancora oggi una delle organizzazioni, non solo sempre presenti dove c’è bisogno, ma impegnata a portare soccorso dove i riflettori della cronaca, e quelli delle telecamere, si sono rapidamente dimenticati dell’emergenza. Rappresentano, per tanti, la solidarietà più genuina e la passione umanitaria senza se e senza ma. Se è vero che il medico senza frontiere, rischiando la pelle in Congo o in Iraq, prende uno stipendio che sfigura di fronte a quello di un portantino italiano.
In Italia esistono diversi colossi dell’aiuto umanitario della stazza di Msf. C’è l’africana Amref, l’americana Save the Children, la svizzera Terre des Hommes e la britannica Action Aid che, seguendo la prassi di Msf, si è italianicamente denominata Azione Aiuto. Messe assieme formano un piccolo universo che ha nello stivale almeno 350mila sostenitori e un budget che, nel nostro paese, fattura quasi 50 milioni di euro l’anno. Con Msf , che di sostenitori in Italia ne conta da sola 250 mila e che raccoglie sui 26 milioni l’anno, la pattuglia degli “internazionali” diventa una vera panzer division dell’aiuto umanitario. Msf è però rimasta a guardare quando le altre quattro organizzazioni hanno reso nota la nascita di un coordinamento tra Amref, Azione aiuto, Save e Terre des Hommes che prefigura un "tavolo permanente" sull’aiuto umanitario e che mira a un riconoscimento istituzionale. Le quattro organizzazioni vorrebbero insomma diventare un interlocutore che possa dire la sua sul rispetto degli impegni internazionali presi dall’Italia, sulla Finanziaria, sulla deducibilità delle donazioni e così via*. Facendo pesare che le quattro big umanitarie vivono di luce propria, disdegnano i fondi governativi e costituiscono di fatto un’espressione forte dell’ormai pluridecorata società civile. Che nessun governo può più permettersi di ignorare.
Il modello viene dalla Gran Bretagna ma altre formule, dagli slogan alle campagne di comunicazione, provengono anche dalla tradizione francese o anglo-americana che detta legge nel vocabolario degli internazionali, dove abbondano lemmi come advocacy, fund raising, service delivery e lobby, l’unico termine entrato a pieno titolo da diverso tempo nel vocabolario nazionale.
Proprio per fare lobbyng, qualche giorno fa, i magnifici quattro hanno invitato, nel ristorante di un prestigioso albergo della capitale, giornalisti, politici e rappresentanti di autorevoli potenze del mondo sociale e ambientalista, come Arci e Legambiente. Un processo di avvicinamento ad altri soggetti per spiegare la nascita del nuovo Coordinamento degli internazionali. Tra i politici ha fatto capolino il verde Stefano Boco, padre della legge di centrosinistra sulla riforma della cooperazione che non ha mai visto la luce. Ma c’era anche la senatrice della Margherita Patrizia Toia e il senatore new global Francesco Martone, di ritorno dal Social Forum di Parigi. La destra ha snobbato (ma solo perché il senatore Alfredo Mantica era all’estero). E le Ong nazionali hanno storto il naso. E non solo perché, essendo in maggioranza vicine alla sinistra o al mondo cattolico, amano poco i pranzi all’Hotel Nazionale, locale che affaccia, tra stucchi e divanetti in broccato rosso, su piazza Montecitorio.
A molti la piattaforma degli internazionali è sembrata infatti una sorta di assalto al cielo. Che in questo caso è il quartier generale dell’Associazione delle Organizzazioni non governative italiane. Diretta da Sergio Marelli, a sua volta presidente della Focsiv (la potente confederazione dell'umanitario cattolico), l’Associazione delle Ong italiane è considerata un po’ il sindacato della solidarietà. A Marelli la scelta della banda dei quattro sembra una sfida, basata più che altro sulla forza dei quattrini che raccolgono. “Ma che possa essere un’alternativa a 160 organizzazioni rappresentate da noi mi pare improbabile”, dice senza nascondere la sua freddezza e benché Terre des Hommes e Amref facciano ancora parte della Triplice dell’umanitario di cui è presidente. Giulio Marcon, a capo del Consorzio italiano di solidarietà (Ics), una realtà di oltre cento associazioni nate ai tempi delle guerre balcaniche, non fa parte né dell’Associazione né era tra gli invitati al pranzo. “Nella proposta c’è qualcosa di ragionevole – dice - ma forse andrebbe meglio articolata. Indubbiamente sotto traccia c’è l’implicita sfiducia nella casa comune delle Ong italiane, vissute un po’ come una sorta di sindacato corporativo. Il problema però – aggiunge – non è contrapporre i soldi “pulti” dei cittadini donatori dai soldi “sporchi” che il governo dà alle Ong. I soldi sono sempre gli stessi, quelli del contribuente., Il vero problema è come si usano”.
In realtà lo scontro è proprio sui quattrini. Gli “internazionali” fanno soprattutto fund raising, raccolta fondi, e ci riescono bene perché sanno investire in comunicazione e hanno alle spalle il marchio di fabbrica delle case madri. La gran parte delle Ong italiane invece utilizza fondi istituzionali e si è spesso trovata al centro di polemiche, specie in occasione di guerre e conflitti. Quando i soldi dei governi interventisti “scottavano”. “In realtà le organizzazioni internazionali fanno raccolta fondi perché questo sanno fare – spiega Gianni Rufini, esperto di diritto umanitario - e perché gli umanitari italiani, abituati a una mentalità un po’ assistenziale e con qualche prevenzione ideologica, hanno un po’ snobbato il settore, contando soprattutto sui fondi della Farnesina o dell’Unione europea. Inoltre è anche vero che gli “internazionali” si sono sempre sentiti un po’ emarginati dal mondo dell’umanitario italiano e vogliono adesso contare di più”.
Ma qualche passo falso gli internazionali devono averlo fatto se hanno provocato tanta agitazione. “In realtà – spiega Nicoletta Dentico, che fino a qualche mese fa era direttore di Msf Italia – l’idea iniziale era quella che gli internazionali si unissero su singole azioni costruendo un’identità, ma con l’idea di servire da stimolo all’intero pianeta delle Ong. Mi sembra invece che si sia come formalizzata una contrapposizione poco convincente col mondo dell’associazionismo italiano. Bisogna sollecitare le Ong italiane a non ghettizzarsi, non certo distinguersi da loro”. Rufini però getta acqua sul fuoco. “La realtà italiana è piena di gruppi e sottogruppi, che rappresentano realtà diverse e spesso disomogenee. L’esigenza degli internazionali di essere più rappresentati è legittima e non va vissuta come un’alternativa perché non è questa la loro intenzione”. Basterà una cena conviviale a sanare la frattura? Verrebbe da consigliare un ristorante etnico. Più politically correct, per dirla all’internazionale.


*A novembre la commissione Finanze della Camera ha approvato la copertura finanziaria della legge 3459 sulle “Disposizioni per l'incentivazione del finanziamento privato degli organismi non lucrativi”. Il testo di legge firmato dai deputati Giorgio Jannone (FI) e Giorgio Benvenuto (Ds) prevede la possibilità di dedurre fiscalmente le donazioni effettuate a favore di enti non profit per una quota non inferiore al 10% del reddito globale del donatore. La campagna “Più dai meno versi”, promossa dal settimanale Vita, ha cantato vittoria, benché la legge non abbia ancora terminato l’iter parlamentare. E’ una delle battaglie che più stanno a cuore alle organizzazioni che basano il proprio lavoro sul fund raising, sulla raccolta cioè di fondi privati e tra cui, tra le italiane, Emercency fa la parte del leone. Tra quelle internazionali che hanno sedi in Italia il volume della raccolta è tutt’altro che trascurabile: Amref ha dragato quasi 5 milioni di euro nel 2003, Azione Aiuto, nel 2002, 23 ed Msf 26. Terre des Hommes ha ricevuto donazioni per 10 milioni, Save the Children per 6




Powered by Amisnet.org